“Se anche tu hai acquistato una casa che non è mai stata consegnata, se i tuoi risparmi sono bloccati in un cantiere fermo, se vivi nell’incertezza e nell’attesa di risposte che non arrivano… non sei solo. Unisciti a noi”. E’ il claim del Comitato Famiglie Sospese – Vite in Attesa, movimento nato a Milano un paio di anni fa su iniziativa di Filippo Maria Borsellino con lo scopo di dare risposte a centinaia di famiglie “bloccate in una situazione di incertezza e attesa infinita, a causa di cantieri fermi e indagini giudiziarie ancora in corso”. In pratica, questi cittadini hanno investito tutti i loro risparmi per acquistare un appartamento, ma non sono ancora riusciti ad entrarne in possesso per ragioni di varia natura.

Filippo Maria Borsellino
“In questi mesi – spiega Borsellino – abbiamo sentito parlare di amministrazione, società di costruzioni e salvataggio della città. Ma nessuno, o quasi, ha mai parlato delle famiglie e delle persone che, da un giorno all’altro, si sono ritrovate a vivere in un incubo senza apparente via d’uscita”. Ma che cosa succede nella capitale economica d’Italia? Accade che tante abitazioni regolarmente pagate o per le quali è stato versato un congruo anticipo non sono state consegnate: perché i cantieri sono stati bloccati dalla magistratura, perché imprenditori senza scrupoli hanno incassato e poi si sono dileguati, perché il Comune ha fermato la costruzione per irregolarità amministrative.
“Siamo madri, padri e giovani cittadini che hanno visto svanire non solo la sicurezza di una casa – sottolineano dal movimento – ma anche la serenità di una vita programmata con sacrifici economici e impegno. Le nostre vite sono sospese, ma la nostra determinazione è più forte che mai. Il comitato nasce per dare voce a chi, da troppo tempo, è rimasto inascoltato. Siamo uniti da una causa comune e da una speranza condivisa: vedere finalmente completati i nostri progetti di vita e restituire alle nostre famiglie la tranquillità che meritano”.
Secondo le stime di Famiglie Sospese – Vite in Attesa, gli appartamenti finiti o in via di definizione posti sotto sequestro o soggetti a indagine della procura sono 1.600. A questi vanno aggiunti i progetti autosospesi – più di 150 – per i quali molti altri appartamenti sono stati venduti solo sulla carta. Tra questi rientrano anche quelli di edilizia convenzionata. Il numero di famiglie e persone coinvolte è, dunque, molto più alto. Il Comitato continua a svolgere un lavoro accurato di censimento delle varie situazioni, “ma sono profondamente convinto – chiosa Borsellino – che questo lavoro non dovesse spettare al nostro comitato, bensì alle Istituzioni. Che invece, nell’ultimo periodo, hanno passato la maggior parte del tempo a litigare, discutere e fare propaganda elettorale, piuttosto che aprire uno sportello di ascolto per i cittadini e aiutarci a trovare una soluzione”.

Filippo Maria Borsellino protesta con altri che si trovano nella stessa situazione
La storia di Filippo è comune a quella di tanti altri che si trovano in evidente difficoltà. “Ho 30 anni – racconta – e sono uno degli acquirenti delle Residenze LAC (tre palazzi a Baggio, periferia nord-ovest di Milano). Il complesso è sorto dove prima c’era una fabbrica abbandonata. Ho capito che fosse la casa giusta per me quando ci ho portato la ragazza di cui sono innamorato. Era una domenica mattina di gennaio: alle nostre spalle, i lavori del complesso; davanti a noi, il laghetto artificiale. Mi ha detto che quel posto le piaceva, che le faceva venire in mente un ricordo d’infanzia in una città tedesca…“. I sogni di una vita bruciati perché sono stati chiusi (almeno per adesso e chissà per quanto ancora) a doppia mandata nella cassaforte inviolabile della burocrazia o delle indagini o delle malefatte altrui.
Cristian Coccia, 50 anni, è l’altro promotore del Comitato: “La mia battaglia per il futuro di casa mia e della mia famiglia parte a luglio 2024, quando riunisco gli altri acquirenti: per farlo pubblico un post su uno dei gruppi Facebook degli amanti del Parco delle Cave, dove sorgono le Residenze LAC. I nostri piani procedevano a passo spedito e prevedevano la vendita della casa nella quale viviamo, ma la realtà ci ha tradito: il cantiere si è fermato e con esso anche i nostri progetti. Oggi ci troviamo bloccati in una situazione che non abbiamo scelto. I risparmi di una vita sono fermi in una casa che non esiste, mentre le istituzioni restano in silenzio. Ci sentiamo abbandonati e disorientati. Vogliamo solo quello che è giusto: una casa per cui abbiamo lavorato duramente. Siamo stanchi di aspettare e non ci fermeremo finché non avremo delle risposte”.
“Mi chiamo Simone e sono tra i tanti a vivere nell’incertezza. La data che per me è stata quella più importante è il 19 luglio 2024, quando hanno sequestrato il cantiere. Ho comprato un bilocale nella mia zona, nella periferia di Milano. Non avevo esigenze particolari, volevo continuare a stare nella zona in cui sono cresciuto e dove ho tutti i miei amici, che considero la mia famiglia. Ho 28 anni e vivo ancora a casa dei miei genitori, non vi sto a raccontare quanto sia frustrante per me (e soprattutto per loro). Anche noi abbiamo investito il 30% e stavamo per aggiungerne un altro 20… Oggi sto vivendo una situazione strana: non voglio uscire da questo progetto, semplicemente perché non posso permettermelo. I soldi che abbiamo messo due anni fa, oggi valgono meno. E sarei in difficoltà a rifare un investimento del genere. A Milano i prezzi degli affitti sono impossibili, almeno per me che sono single. Il mutuo mi sarebbe costato la metà e per me sarebbe stato fattibile iniziare finalmente la mia vita da solo”.
Rosa e Michele, 70 anni: “Siamo una coppia in pensione della Calabria. Il nostro anno si divide in due. Per sei mesi viviamo a Milano, dove stiamo vicini a nostra figlia e alla nostra nipotina, mentre negli altri sei mesi ritorniamo nella nostra seconda casa per vivere l’estate. È il 2022 quando decidiamo di accodarci al progetto di vita di nostra figlia e di suo marito. Loro comprano un trilocale, versando una caparra importante. Noi diamo invece un anticipo meno sostanzioso per un bilocale nello stesso complesso, per una mamma e una nonna vi lascio immaginare la felicità nel poter stare vicino a mia figlia e a mia nipote. Iniziamo a prepararci, ci accordiamo per la vendita del nostro appartamento (un piccolo bilocale nella periferia est della città) a fine 2024, la consegna del nostro appartamento (avevamo opzionato un bilocale) è prevista per settembre 2024. Il cantiere, però, non parte nemmeno per le bonifiche. Quello che doveva essere un futuro pieno di amore, si trasforma in disperazione. Una volta usciti dalla nostra casa, abbiamo dovuto trovare una soluzione in affitto. E visti i prezzi di Milano, siamo stati costretti a trovare un bilocale fuori, a Paderno Dugnano. Ci sentiamo truffati”.
Sono decine le testimonianze che si possono leggere sul sito del Comitato, ma i casi sono molto più numerosi in quanto tanti preferiscono, forse per pudore o per vergogna, non far conoscere la propria vicenda, pur aderendo con convinzione alle battaglie portate avanti dal movimento. Nei giorni scorsi è stata inviata una petizione al presidente Mattarella con la richiesta di intervenire per sbloccare una situazione che è in diversi casi è diventata davvero insostenibile. Intanto le feste sono andate in archivio: un altro Natale senza una casa pagata e mai consegnata.
Buona domenica.

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