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Maria Luisa, la regina che esaltò Livorno

di | 2026-07-01T23:07:10+02:00 5-7-2026 0:15|Sezione 4, Storie|0 Commenti

MILANO – Una comuntà toscana che vive sul mare dallo spirito vivace e spensierato. Nata come “città ideale” rinascimentale grazie ai Medici, si distinse per il suo importante porto commerciale con il reticolo di canali navigabili (Quartiere Venezia), la celebre passeggiata della Terrazza Mascagni e una tradizione gastronomica marinara unica. Ecco Livorno che, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, divenne una delle più rinomate mete turistiche d’Italia e d’Europa: una vera e propria capitale del turismo balneare.

La regina Maria Luisa

Fu il turismo a trasformare, dal Settecento, quella che era una cittadina chiusa nelle sue mura, dedita alla pesca e ai traffici marittimi, in una città ampia e ben collegata, ricca di caffè, teatri, alberghi e vita culturale, con una grande estensione verso sud, lungo la costa. Prima dell’epoca d’oro della “Livorno dei Bagni”, ci sono dei pionieri che per primi hanno riconosciuto il fascino e i benefici del suo mare e della sua aria, iniziando a frequentare con passione un litorale ancora privo di comfort per la balneazione. Fra questi pionieri c’è stata una donna, anzi una regina: nel luogo da lei frequentato come bagnante, nel 1846 sorse uno dei primi stabilimenti balneari della città costruito dal dottor Squarci.

Passeggiando sul Lungomare di Livorno, situato nell’area della Bellana, ci si imbatte nei “Bagni Squarci”, successivamente chiamato e conosciuto come “Scoglio della Regina”. Ma chi era questa Regina? Era la figlia del re di Spagna, Carlo IV: Maria Luisa di Borbone, nata a Madrid nel 1782. Una regina venuta da lontano che aveva un legame forte con l’Italia: sua madre era la figlia minore del duca Filippo I di Parma, figlio di Elisabetta Farnese (seconda moglie del re di Spagna Filippo V), che da lei ereditò il principato di Parma e Piacenza. Sesta di quattordici figli (la metà dei quali morti per la consanguineità dei genitori), a Maria Luisa di Borbone toccò la stessa sorte della madre (Maria Luisa di Borbone-Parma), cioè sposare all’età di tredici anni un suo cugino di primo grado, Ludovico di Borbone, principe ereditario di Parma.

Lo “Scoglio della Regina” a Livorno

Rispetto a tante altre spose–bambine, loro almeno non dovettero sposare un marito già maturo o addirittura anziano; Maria Luisa si unì al cugino ventiduenne. Sembra, anzi, che la piccola principessa abbia avuto un’unione felice, come racconta nel suo diario. Il matrimonio però durò poco, perché Ludovico morì a soli 30 anni. Dalla loro unione erano nati due figli: Carlo Ludovico e Luisa Carlotta. La giovane coppia visse in Spagna fino al 1801, quando con il “Trattato di Lunéville”, Napoleone conferì loro il titolo di “sovrani d’Etruria”.

Alla pesante situazione politica fiorentina, diventata per Maria Luisa ancora più gravosa dopo la morte del marito, la giovane sovrana reagiva prendendosi degli spazi per sé. Brillante e intelligente volle conoscere bene il suo regno e si innamorò della costa. La scogliera livornese divenne un luogo del cuore della regina che qui si fece scavare una vasca naturale alimentata da acqua di mare. Un luogo ameno, che Maria Luisa contribuì a rendere conosciuto e appetibile. Comunque respirare aria di mare e fare abluzioni nell’acqua salata non era per l’epoca un’idea del tutto originale. Già nel XVIII secolo le classi dominanti d’Europa avevano iniziato ad apparire nelle zone costiere come villeggianti. Inghilterra, Germania e Francia del Nord furono le prime località in cui si sviluppò il turismo estivo, successivamente il fenomeno coinvolse l’Italia e la Toscana (in particolare Livorno, come dimostra Carlo Goldoni che qui ambientò la “Trilogia della Villeggiatura”).

Uno scorcio di Livorno

Per curare sinusite, asma, bronchiti i medici consigliavano di respirare “aria di mare”, considerata balsamica e terapeutica. Con la morte di Ludovico, Maria Luisa prese le redini dello Stato; appassionata d’arte, scelse come precettore del figlio, Giovanni degli Alessandri, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Protesse gli studi, l’arte e l’ingegno, consegnando personalmente i premi che l’Accademia assegnava ai giovani allievi più meritevoli. Si comportò come una vera e propria mecenate non solo nell’arte e nella politica: questa donna nei primi dell’Ottocento sostenne, come poche altre avevano fatto fino ad allora, le discipline scientifiche. Nel 1807 istituì il Liceo di Fisica e Scienze Naturali con insegnamenti di livello universitario. Diede fondi all’Università di Pisa, assegnandone le cattedre all’intellighenzia dell’epoca.

Maria Luisa di Borbone

Napoleone che pensava di aver posto in Toscana dei sovrani-fantoccio era perennemente in agguato. Maria Luisa lavorava per la sua Etruria, Napoleone per riprendersela. Il 10 settembre 1807 Maria Luisa fu obbligata a lasciare Firenze. Nel 1814, dopo tre anni di reclusione, fu liberata dalle truppe di Murat che entrarono in Roma. Del suo destino politico si discusse e decise nel Congresso di Vienna. Le fu assegnato il piccolo Ducato di Lucca, già repubblica aristocratica separata dal resto della Toscana e successivamente principato napoleonico. Maria Luisa divenne quindi duchessa di Lucca con il rango e i privilegi di una regina.

Anche a Lucca dette prova di essere una sovrana capace e sensibile. Iniziò, in particolare, il suo governo impegnandosi a favore delle donne e degli emarginati. Contro i pregiudizi che escludevano le donne dall’apprendimento tecnico-scientifico, la duchessa aveva inserito nella formazione femminile, discipline afferenti al mondo matematico. Ammalatasi, trascorse, per motivi di salute, i suoi ultimi inverni a Roma. Morì, forse di cancro ai polmoni, il 13 marzo 1824, nella città del Papa. Il suo corpo fu portato in Spagna per essere sepolto, accanto al marito Ludovico.

A Livorno uno scoglio e un centro ricerche di tecnologia robotica marina, frutto della riqualificazione del vecchio stabilimento, di cui mantiene il suo nome, “Scoglio della Regina”, ricordano la presenza di Maria Luisa in Toscana, come colei che aveva promosso il merito e l’eccellenza, che aveva fatto della scienza e della cultura i pilastri per rendere grande il suo regno.

Claudia Gaetani

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