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Così Margherita Porete osò sfidare la Chiesa

di | 2026-03-27T11:08:00+01:00 29-3-2026 0:30|Personaggi, Sezione 7|0 Commenti

NUORO – Essere donna non sempre è facile, esserlo nel Medioevo è un vero dramma, soprattutto se si ha una mente aperta e uno spirito anticonvenzionale. Margherita Porete nacque tra il 1250 e il 1260 e morì il 1° giugno del 1310 a Parigi. Venne arsa viva su una catasta di legna. Il suo esile corpo venne dato alle fiamme così che il rogo potesse purificare il suo corpo definito immondo. Era una donna troppo scomoda per la sua epoca. Mistica, scrittrice e per di più beghina. Infatti, sebbene laica, praticava la povertà, la castità e la preghiera senza aver mai preso i voti monastici. Scrisse un’opera troppo avanti per i suoi tempi, dove propose una spiritualità radicale basata sull’amore libero da vincoli gerarchici. Per le idee espresse ne “Lo specchio delle anime semplici” fu accusata di eresia, sottoposta a un lungo e logorante processo e infine condannata a bruciare al rogo per non aver fatto abiura delle sue idee.

Il suo libro descriveva il cammino che l’anima umana compie per arrivare a Dio attraverso l’annientamento dell’io e l’amore. Ma perché accusarla di eresia? Il Tribunale dell’Inquisizione ritenne “Lo specchio delle anime semplici” un testo eretico per la visione della libertà dell’anima che veniva in esso presentata. Secondo Margherita Porete un’anima, per potersi ritenere veramente libera, non necessitava della Chiesa e anzi doveva affrancarsi da essa e da tutti i suoi ministri. All’epoca, nel Medioevo, la Chiesa cattolica rappresentava l’istituzione più potente, solida e unificante in Europa, colmando il vuoto di potere lasciato dalla caduta dell’Impero Romano. Dominava la cultura, la mentalità e la vita sociale, imponendo una visione teocentrica e gestendo istruzione, assistenza e politica.

La visione di Margherita era pertanto ritenuta inaccettabile, e solo una punizione esemplare poteva essere di esempio affinché nessun altro ideasse pensieri tanto ostili alla Chiesa e alla sua missione. La punizione per mezzo del fuoco era considerata una forma di esecuzione con effetto purificatore, perché garantiva la totale distruzione del colpevole condannato. Il rogo era visto come unico mezzo capace di sanificare l’anima peccatrice e di annientare completamente il corpo, impedendone la venerazione o la resurrezione fisica. Sebbene nel 1200 alle donne fosse vietato insegnare teologia, l’opera di Margherita Porete circolò moltissimo e venne tradotta in diverse lingue.

L’esecuzione della donna avvenne in un giorno qualunque in una pubblica piazza, in Place de Grève, a Parigi, il 1° giugno del 1310. Il suo processo e la cruenta condanna dimostrano quanto l’autorità del tempo fosse aspramente repressiva nei confronti del misticismo femminile. Le sole notizie di Margherita Porete sono a noi giunte a seguito degli atti processuali, eppure, nonostante all’epoca si fosse cercato in tutti i modi di celare questa figura, il rogo non distrusse né la memoria di Margherita né tantomeno la sua opera.

“Lo specchio delle anime semplici” è un dialogo d’amore. Amore, Ragione e Anima, tre personaggi femminili allegorici, dialogano tra loro. Un vero e proprio canto d’amore di portata spirituale e filosofica ritenuto “erroneus et heresum” dalla mentalità bigotta e oscurantista medievale. “Lo specchio delle anime semplici” è un esempio di “specula principum”, un testo di natura etico-didattica che attraverso la metafora dello specchio riflette un modello ideale col quale offrire uno strumento di perfezione morale e di conoscenza. La Porete va oltre, si mostra innovativa quando orienta la propria narrazione verso un percorso mistico e spirituale rivolto non ad un destinatario reale ma a un’anima che freme dal desiderio di ricongiungersi con Dio.

L’opera cattura il lettore, lo coinvolge, lo tocca nel profondo fino a penetrare intimamente nel suo cuore. Margherita Porete è stata capace di sfidare la sua epoca, una delle più grandi autorità del suo tempo, la Chiesa, affermando che “l’essere divino trascende la ragione umana e non può essere definito positivamente”. Secondo la scrittrice “l’uomo può conoscere solo ciò che Dio non è, culminando nel silenzio della contemplazione”. Affermando ciò, Margherita rifiutava le vie positive della conoscenza asserendo un abbandono totale e un’unione immediata con Dio. La sua eresia sta proprio qui, nell’eccedere i limiti dell’ortodossia, per questo fu condannata dalla Santa Inquisizione, perché col suo libro oltrepassava la dottrina e sfidava le strutture del potere teologico.

Un altro punto della sua opera che fu lungamente discusso fu l’auspicare una pacifica convivenza tra la Chiesa Maggiore, nel testo rappresentata da Amore, e la Chiesa Minore, rappresentata da ragione. Margherita Porete si espresse con un linguaggio nuovo, anticonvenzionale, interpretando la fede in modo autonomo e personale, sottraendosi così a quella realtà da cui, nel Medioevo, le donne erano escluse. Divenne simbolo di coraggio e resilienza. Davanti ai giudici inquisitori scelse come strategia difensiva il silenzio, sia per sfidare il sistema che per riaffermare eternamente la sua dottrina e le sue idee. Morì nel silenzio, si cercò di farla dimenticare, eppure la sua voce risuona ancora oggi nitida e ferma e dice parole che toccano il cuore: “Questa anima è libera, più che libera, perfettamente libera (…) Ella non risponde a nessuno, se non vuole (…) I suoi nemici non hanno risposta da lei”.

Virginia Mariane

Amante del buon cibo, di un libro, della storia, dell’archeologia, dei viaggi e della musica

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