VITERBO – È un dato di fatto: le feste non iniziano quando arriva il panettone sul tavolo o il cenone di Capodanno. No, il vero segnale che il periodo festivo è iniziato è quando le notifiche del telefono si trasformano in un fiume di auguri. Brevi, lunghi, creativi (o almeno ci provano), ma soprattutto ripetitivi.
Dai gruppi WhatsApp alle email aziendali, passando per i biglietti scritti a mano (esistono ancora!), gli auguri di Natale, Capodanno e Pasqua seguono una sorta di “manuale non scritto”. Ecco una panoramica semiseria degli auguri più frequenti e di come affrontarli senza soccombere alla monotonia.
Gli auguri da catena di montaggio “Tanti auguri di un sereno Natale a te e famiglia”: questa è la versione base, il modello Fiat Panda degli auguri. Essenziale, affidabile, e destinata a tutti, dal vicino di casa al collega che non sopporti. Spesso li ricevi e pensi: “Ma è davvero per me?”. Probabilmente no, è stato copiato e incollato. Ma non prendertela: in fondo, anche tu l’hai usato almeno una volta.
Gli auguri creativi (o presunti tali) Poi ci sono quelli che vogliono distinguersi. Quindi mandano immagini glitterate con Babbo Natale che fa l’occhiolino o un elfo che balla la samba. Il problema? Non sempre la creatività paga. Quando ricevi la stessa gif per la quinta volta nello stesso giorno, ti chiedi se esista un gruppo segreto su Facebook dove si scambiano queste “perle”.
Gli auguri poetici “Che il candore della neve illumini il tuo cuore e il calore del focolare scaldi l’anima tua”. Questi auguri sono belli, per carità, ma mettono addosso una pressione inutile. Se non hai un camino o se fuori c’è il sole, ti senti un po’ escluso. Sono spesso firmati da parenti che leggono Fabio Volo e credono che le loro parole finiranno su una targa commemorativa. Spoiler: no.
Gli auguri aziendali “L’azienda XYZ augura a tutti voi un sereno Natale e un prospero anno nuovo”. Li riconosci subito: sono freddi, standardizzati, e sempre inviati da un indirizzo email che non accetta risposte. La personalizzazione è assente, ma almeno sono meglio di quei biglietti che contengono solo il logo dell’azienda. Un consiglio: rispondere non serve, a meno che tu voglia fare una figura epica con il CEO scrivendo “Grazie, anche a voi” (ma giuro che io lo farei!).
Gli auguri lunghi come un romanzo Ci sono sempre quei parenti che mandano messaggi interminabili, in cui ti raccontano tutto l’anno passato: il cane ha imparato un nuovo trucco, la zia ha cambiato parrucchiere, e il cugino ha finalmente trovato parcheggio in centro. Sono auguri? Non proprio. Più che altro sono una newsletter che non hai mai chiesto.
Gli auguri last-minute Arrivano sempre il 26 dicembre o il 2 gennaio. Di solito sono accompagnati da una giustificazione: “Scusa per il ritardo, ma ci tenevo a farti gli auguri!”. Traduzione: “Mi sono ricordato di te quando ho visto la tua foto nelle storie di Instagram”. Meglio tardi che mai, certo, ma la tempistica non aiuta a sentirsi speciali.
Sopravvivere con stile Come affrontare questo diluvio di auguri senza perdere la testa (o il senso dell’umorismo)?
Non prendere tutto sul serio Non è importante se gli auguri sono copiati o impersonali. Il gesto conta più delle parole.
Sii originale, ma non troppo Un augurio semplice e sincero batte qualsiasi gif con glitter.
Non sentirti obbligato a rispondere a tutti Va bene selezionare, specialmente se il gruppo WhatsApp della palestra ha deciso di farti il pieno di emoticon natalizie.
Alla fine, il vero augurio che possiamo farci è sopravvivere alle feste con un pizzico di leggerezza. E, perché no, magari riscoprire il valore di una frase scritta a mano o detta a voce. Anche senza glitter.
Alessia Latini

Lascia un commento