PERUGIA – L’allarme arriva dal procuratore capo di Prato Luca Tescaroli: la mafia cinese dalla città toscana ha allargato le sue grinfie non solo su tutta Italia, ma addirittura – forse anche in virtù di complicità molto alte della terra madre (in particolare nelle regioni del Fujian e dello Zhejiang) – in tutto il mondo, compresi gli USA. Il magistrato pratese chiede allo Stato e sollecita le istituzioni, che vengano rafforzate le strutture investigative con una procura antimafia nel centro toscano, ma pure che l’attenzione si espanda a tutto il paese, considerando la portata degli affari illeciti mossi da questa organizzazione (si parla di trilioni e trilioni di euro e di dollari ogni anno).

Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato
I reati consumati dalla criminalità cinese – quasi tutti, per ora, in danno dei connazionali – vanno dal traffico di clandestini ai sequestri di persona a scopo di estorsione; dal “pizzo” in danno di ristoratori e laboratori manifatturieri alle rapine; dal recupero crediti al gioco d’azzardo; dallo sfruttamento della prostituzione (sotto la copertura, nello specifico, di sale massaggi) alla detenzione ed al porto illegale di armi; dall’evasione fiscale ed alla contraffazione e commercializzazione di merce di ogni genere (in gran parte prodotta in Cina) per approdare fino agli attentati dinamitardi ed agli omicidi.
L’Italia ospita, all’incirca, trecentomila cinesi, con presenze particolarmente significative a Milano, Roma, Firenze, Prato. Le cosche – che potrebbero essere diramazioni o, se si vuole, filiazioni dei gruppi criminali tradizionali cinesi come le triadi, i tong, le gang, queste ultime più o meno giovanili – stanno allargando le loro spire soffocanti a tutta Italia ed all’Europa (Parigi e Madrid, tra le prime) come dimostrano non solo episodi avvenuti negli ultimi tempi e sempre più frequentemente in terra toscana, ma persino a Roma (con il feroce duplice omicidio consumato proprio nel cuore della capitale, in via Prenestina, pochi mesi or sono, in danno di una coppia di cinesi).
La minacciosa “escalation” avrebbe avuto avvio con la cosiddetta “guerra delle grucce” di cui Prato risulta importante centro di produzione. Per il controllo di questo settore merceologico non ci sono solo i colpi a ribasso dei produttori (che oggi sono arrivati a scendere sino a 5,8 centesimi al pezzo), ma alle bombe piazzate nei confronti dei concorrenti (pacchi esplosivi attivati non solamente nel pratese, ma anche a Roma ed in altri centri italiani) e all’ingaggio di sicari addirittura “prelevati” dalla Cina per far fuori i “competitor” più riottosi.
In una recente trasmissione di “Report” il quadro ha raggiunto tinte ancora più fosche. La mafia cinese avrebbe costituito sul territorio “commissariati di polizia” per facilitare gli aspetti burocratici dell’immigrazione, ma li avrebbe trasformati – agendo al di fuori della legge e degli accordi sottoscritti con le autorità locali – in veri e propri centri investigativi clandestini e, in alcuni casi, persino in basi operative di spionaggio. Secondo alcuni studi assommerebbero a 53 in tutto il mondo (11 dei quali nello Stivale). Il tutto utilizzando come basi i retrobottega o i sottoscala di strutture ricettive, ristoranti e negozi. Inoltre sarebbero state aperte ed attivate, sempre in segreto, delle vere e proprie filiali bancarie che verrebbero utilizzate, tra l’altro, per il riciclaggio del denaro sporco anche di altre mafie quali le autoctone mafia siciliana, ndrangheta calabrese, camorra campana, “Corona unita” pugliese… 
Una di queste filiali è stata scoperta l’anno passato dalla Guardia di Finanza in una anonima ed insospettabile villetta sulla costa adriatica delle Marche, difesa tecnologicamente come una sia pur piccola “Fort Knox”. Queste “rappresentanze” bancarie (in Italia se ne conterebbero 400) non muovono soldi sui canali tradizionali, ma agiscono per “compensazione” tra di loro: un credito costituito nel nostro paese può essere riscosso in qualsiasi angolo del mondo, presentando un semplice codice. Ad aggiungere ulteriore allarme al già fosco ritratto un altro angosciante elemento: la mafia cinese si dedica non solo alla raccolta clandestina di denaro, non solamente alle attività investigative illegali, ma ha provveduto persino alla creazione di una macchina giudiziaria perfettamente operativa. Con tanto di giudici, cancellieri e segretari. Una sorta di “Stato nello Stato”.
Una di queste strutture – secondo una testimonianza anonima raccolta da “Report” – avrebbe operato (la sede viene cambiata di frequente per evitare di essere scoperta facilmente) in un seminterrato della zona di piazza Vittorio a Roma, all’Esquilino. La Cina non è solo vicina – secondo il famoso titolo del giornalista Enrico Emanuelli pubblicato nel 1957 – ma è arrivata nella pancia dell’Europa e dell’Italia e si sta “ingrassando” da buon parassita. Con la speranza che non sia implacabile – se non si ferma in qualche modo – come il “Plasmodium falciparum”, letale per l’uomo.
Elio Clero Bertoldi

Lascia un commento