ROMA – La fisionomia della Maddalena evangelica – Maria di Magdala – è sempre stata difficile a essere definita per l’inconciliabilità dei suoi due volti, quello della fascinosa cortigiana di Galilea, amante o moglie di Cristo (a seconda delle fonti di riferimento), e quello della stremata penitente al seguito di Gesù. Anche in questi ultimi tempi, nella Casa del Jazz di via di Porta Ardeatina, la pièce “Maddalena sono io” è ricomparsa, sulla base del testo dell’affermato scrittore di Casa Bompiani Emmanuel Exitu, con la musica dell’altrettanto noto compositore di colonne sonore e non solo Paolo Vivaldi, la nuova Maddalena ha avuto l’agitato volto della valente attrice Irene Maiorino.

La Maddalena di Donatello

La Maddalena di Tiziano
Ma almeno una breve carrellata sull’arte figurativa – quella che, con la sua sostanziale fisicità, più ci aiuta in questa problematica – dovremmo farla. Tiziano, uno dei più grandi pittori del Rinascimento, e Donatello, uno dei maggiori scultori dell’Umanesimo, ci rendono con intensità straordinaria il primo ed il secondo volto della Maddalena, al punto che non avremmo bisogno di altro. Prorompente infatti e quasi sacrilega è la bellezza fisica della Maddalena dipinta dal Tiziano nel 1533 circa, in cui i celebri capelli – con cui ella asciugava i piedi di Cristo – non riescono a nascondere il turgore dei seni femminili, lasciando scosso l’osservatore, e confermando il fascino invincibile che la donna dovette esercitare sullo stesso Gesù, che era anche uomo.
Ma la Maddalena penitente, scolpita in un unico blocco di legno di pioppo da Donatello nel 1455, scarnita, scheletrizzata, sdentata sino all’orrido, coi capelli aridi come il pelo che la ricopre, non può alludere a una creatura resa irriconoscibile dalla penitenza, che Cristo non avrebbe mai accettata. Tale è anche la Maddalena caduta in estasi del 1606 del Caravaggio da cui sparisce qualunque palpito vitale, e tale l’ottocentesca Maddalena nel deserto di Delacroix, dal mortale pallore. Pensiamo che Gesù Cristo respingesse sì il peccato, il male, gli orrori ingenerati dalla violenza: ma non la nullificazione dell’essere umano.
Paola Pariset
Nell’immagine di copertina, Irene Maiorino protagonista della pièce “Maddalena sono io”

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