PERUGIA – “Parce sepulto”: Virgilio invitava a seguire questo principio morale nei confronti di chi non è più tra i vivi. Insomma “perdono e rispetto” per ogni uomo. Sentimenti che si debbono a tutti, proprio tutti, compreso il sinti (Adamo Massa, 37 anni, sposato e padre di tre figli) che, sorpreso in casa d’altri in una attività predatoria ed ingaggiando una lotta col proprietario, ha avuto la peggio, e raggiunto da una coltellata, è spirato poco dopo in ospedale. I compagni della vittima del campo rom di Lonate Pozzolo, nel varesotto, sono arrivati, però, a definire “lavoro” le azioni delittuose del loro amico. E questa dizione non appare né giusta né confacente.

Adamo Massa, il sinti ucciso durante un tentativo di furto
“È del poeta il fin la meraviglia, chi non sa meravigliar vada alla striglia”, cantava il poeta settecentesco Giovan Battista Marino. Non si sa se tra i sinti ci siano poeti (ai quali era rivolto il messaggio del rimatore barocco), tuttavia con tali affermazioni risultano in grado di stupire, di sorprendere. Collocare tra i lavoratori coloro che commettono reati ha dello stupefacente: un termine del genere non può venire considerata una esagerazione o una iperbole, ma una definizione falsa e fuorviante. Dunque togliete, cittadini di Linate Pozzolo dal vostro lessico, dallo slang di gruppo, un tale lemma che resta uno sproloquio insulso per una attività da puro grassatore e che diventa una offesa per chi, ogni giorno, si spacca la schiena per riportare a casa, onestamente, di che vivere per sé e per la propria famiglia.
Per quel che concerne la sicurezza e la legittima difesa – tematiche connesse ai fatti della Lombardia e di tante altre regioni considerato il numero altissimo di reati predatori commessi in ogni dove – il legislatore dovrebbe riflettere su come gli antichi romani si comportavano in casi del genere. L’elemento centrale si basava nel reputare “sacra” e “inviolabile” l’abitazione di ogni cittadino (concetto recepito e fatto proprio anche dalla nostra Costituzione, del 1946, all’articolo 14).

Lonate Pozzolo
Se qualcuno veniva trovato all’interno, non invitato, rischiava di brutto: da una pesante multa fino alla riduzione in schiavitù. E se l’irruzione si concretizzava con atti di violenza o, peggio ancora, di sangue, il padrone di casa poteva arrivare persino ad uccidere l’intruso, senza subire conseguenze penali. Le pene previste, allo stato, dal codice penale (art. 614) si configurano in pratica “irrisorie”. Dovrebbero essere inasprite e perseguibili non a querela, ma sempre di ufficio (il pm oggi si muove solo se si sono verificati nell’intrusione atti di violenza).
I tempi sono cambiati, certo. E le sensibilità pure. E tuttavia considerare legittima la reazione a caldo dell’assalito (purché non si cada in forme di tortura o di vendetta) ed aumentare sensibilmente le pene potrebbe rappresentare un deterrente significativo. Il “nido” degli affetti e dei beni non può e non deve essere invaso e profanato. Colui che trasgredisce la norma, ne dovrà pagare le conseguenze in maniera più rigorosa, anzi implacabile.
Elio Clero Bertoldi

Lascia un commento