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Ma sicurezza e paura vanno d’accordo?

di | 2026-06-07T01:26:19+02:00 7-6-2026 0:40|Cultura, Sezione9|0 Commenti

RIETI – “Contro la paura – Manifesto per una sicurezza democratica” di Carlo Bonini (giornalista e scrittore) e Franco Gabrielli (prefetto, dirigente pubblico e poliziotto): edito ad aprile da Feltrinelli, il libro è stato presentato a Rieti in un incontro organizzato dall’Anpi, con la partecipazione di Franco Gabrielli, Rocco Gustavo Maruotti (sostituto procuratore di Rieti e segretario generale ANM), del sociologo Eurispes Marco Omizzolo, del presidente Anpi Rieti Cosmo Bianchini, coordinato da Massimo Montebove (Direttivo Nazionale Sindacato di Polizia CGIL). Il tema della sicurezza è complesso: bisogna distinguere tra sicurezza reale o percepita, pubblica, urbana, vivibilità urbana, relazionale e, cosa ancor più importante, come hanno precisato Gabrielli e Maruotti “la sicurezza non è privilegio dei più forti, ma diritto dei più deboli, bene comune e precondizione di libertà, non può però essere un limite alla libertà, non deve ruotare intorno al consenso politico e l’immigrazione non è una merce. Con la paura bisogna fare i conti, le istituzioni devono dare risposte. La vera insidia sono le proposte semplicistiche, perché la sicurezza non si impone, si costruisce, le ‘Zone Rosse’ creano desertificazione del territorio. Decreti con nuovi reati affollano carceri già affollate, la gestione muscolare delle piazze genera tensioni, servono dialogo e confronto. Non bisogna governare CON la paura, ma governare LA paura e applicare i principi costituzionali. La nostra Repubblica sarebbe perfetta se venissero applicati tutti i 54 articoli della Costituzione. Uno Stato forte sa fermarsi prima di tradire sé stesso”.

Il sociologo Ormizzolo si è infiltrato con i braccianti sfruttati a Latina, vivendo con loro e sperimentando da vicino il caporalato, il lavoro nero, il traffico di esseri umani: “Qui si lavora e si muore in silenzio, ci sono almeno 250 mila persone con diritti violati sia al Nord che al Sud: non possiamo far finta di non vedere. Il lavoro nero e lo sfruttamento equivalgono a una finanziaria. L’Italia ha più di 5 mila comuni al di sotto dei 5 mila abitanti, rischiamo di creare enclave di separazione”. La sicurezza democratica è l’unica in grado di tenere insieme libertà e protezione, diritti e ordine, coesione sociale e legalità, senza negare la complessità, senza alimentare il rancore, senza trasformare la paura in consenso: il libro è una analisi, un manifesto e insieme un atto di accusa verso tutta la politica, senza distinzioni, senza sconti. La sfida vera non è scegliere tra sicurezza e libertà, ma costruire una sicurezza che non le metta mai in alternativa.

Dopo il Covid, gli sbarchi hanno toccato il picco nel 2023 (quasi 158 mila, il 50% in più rispetto al 2022), sono diminuiti nel 2024 (66.617), nel 2025 sono stati quasi uguali: 66.296. “Il punto vero – si legge nella prima parte “Oltre le narrazioni, tra realtà e percezione” – non è solo quanti arrivano, ma chi arriva e soprattutto che cosa accade dopo. I minori stranieri non accompagnati sono una cartina di tornasole: 8752 sbarcati nel 2024 e 12.142 nel 2025. Qui la questione non può essere ridotta a ordine pubblico, perché si tratta di tutela, presa in carico educativa, continuità di percorsi, prevenzione della devianza e dell’arruolamento in criminalità diffusa o in reti di sfruttamento. Quello che non viene governato a monte tende ad apparire a valle come emergenza securitaria”.

Carlo Bonini

A pag. 18 e 19 la forbice tra narrazione e realtà, sbarchi e rimpatri: “Nel triennio 2017/19 a fronte di 154.210 sbarchi i rimpatri forzati sono stati 20.388 (13,22%); nel triennio 2023/25 con 290.564 barchi, i rimpatri sono stati 17 mila (5.91%). I dati sui reati commessi hanno un bug: non tutti vengono denunciati. Tra quelli denunciati negli ultimi anni stanno aumentando pornografia minorile, usura, violenze sessuali, lesioni dolose, estorsioni, furti, rapine”. Segue il secondo capitolo della prima parte con “Migranti e ipocrisie”. Nella seconda parte i temi “I limiti dello Stato”, nella terza parte “La sicurezza relazionale”, “Dalla parte dei diritti”, infine “La manutenzione dello Stato”.

Gli agenti, le ‘divise’, è il tema trattato a pag. 125: “Devono essere messe nelle condizioni di operare bene: formazione adeguata, catene di comando chiare, protocolli proporzionati, strumenti legittimi e trasparenti, tutela giuridica quando si agisce correttamente, supporto psicologico quando il lavoro consuma, organizzazioni che non scarichino sul singolo la complessità di decisioni che sono sistemiche. Difendere davvero chi svolge funzioni di coercizione legittima vuol dire anche pretendere che quella coercizione sia sempre misurata, motivata, tracciabile. Perché l’uso della forza, per definizione, è un’eccezione necessaria, non una scorciatoia identitaria. E vuol dire riconoscere che la responsabilità non è un’accusa: è la condizione di dignità del servizio pubblico”.

Franco Gabrielli

E per quanto riguarda il carcere, a pag. 117: “Non buttare via la chiave. Il sovraffollamento medio su scala nazionale ha raggiunto il 138,5%, con istituti di pena che hanno superato il 150%, con punte che a Lucca arrivano al 247%, a Vigevano al 243%, a San Vittore al 231%. Nel 42,9% delle carceri visitate dall’associazione Antigone non sono garantiti i tre metri quadri di spazio vitale garantiti per legge. Per non dire delle condizioni igieniche dei bagni, la mancanza di spazi per la socialità: che fine fa il “trattamento rieducativo?”.

Nelle conclusioni il tema “difendersi senza perdersi” e un elenco di interessanti pubblicazioni per continuare la lettura, fra cui non può mancare Zygmunt Bauman e la “paura liquida”.

Francesca Sammarco

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