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“L’ultimo comma”, Andrea Falcetta e i ladri di bambini

di | 2021-08-14T01:15:13+02:00 15-8-2021 6:25|Attualità, Cultura, Sezione 6|0 Commenti

NUORO – “L’ultimo comma” è un breve libro di 176 pagine scritto da Andrea Falcetta, avvocato penalista romano. La sua opera può essere definita un legal thriller ambientato al giorno d’oggi. Le storie narrate sono fatti realmente accaduti e per la potenza della parola e il grande valore della storia raccontata potrebbe diventare un film per la televisione. Il libro contiene la prefazione di Silvia Tortora che descrive l’uomo, l’avvocato, lo scrittore con dovizia di particolari. Lo definisce infatti una persona contraddistinta da grande scrupolo e zelo, dalla grande bontà verso i clienti non sempre paganti e dal fatto che spesso viene fagocitato dal suo lavoro, perciò descrive i fatti narrati nell’opera con una “partecipazione dolorosamente umana”.

Andrea Falcetta

Il libro denuncia un tema di grande attualità, ed è volutamente scritto in un italiano imperfetto. Andrea Falcetta inoltre spesso ricorre al dialetto romanesco, per accorciare le distanze tra il libro e il lettore e rendere il linguaggio proposto il più possibile simile alla lingua parlata. Si parla di bambini, non descritti durante il gioco, in momenti di gioia e serenità, ma visti come merce da comprare e vendere senza scrupolo, mentre chiunque, comprese le istituzioni, lasciano che il peggio accada senza mai intervenire. Sono descritti bambini–oggetto, spesso sfruttati proprio da coloro che, almeno a parole, si fingono loro salvatori o paladini. “L’ultimo comma” non è una storia facile, né da scrivere né tantomeno da leggere. È una storia scomoda ma credibile per la veridicità dei fatti narrati. Il protagonista del romanzo, Manfredi Balestra, è un avvocato proprio come Andrea Falcetta. È un quasi quarantenne deluso e stanco della propria professione di avvocato, che ha preso coscienza, negli anni, del fatto che nei Palazzi di giustizia si faccia largamente uso più di leggi non scritte che di quelle riportate nei codici, nel rispetto non della giustizia quanto di interessi “ad personam”, particolari e non sempre a difesa o a tutela di chi necessiterebbe un’applicazione adeguata e corretta delle norme giuridiche.

Ma le cose cambiano quando l’avvocato Balestra deve occuparsi del caso di Daria, una bambina originaria della Puglia, che il tribunale dei minorenni ha tolto alla famiglia, facendola prelevare da casa con la forza, per rinchiuderla in una struttura dove trovano asilo i bambini maltrattati. Daria è una bambina di soli sei anni e un giudice che neppure la conosce ha deciso per lei ”una vita migliore” e tutto con gesti non pacati, dolci e sereni, ma con una violenza inaudita. Un poliziotto e una poliziotta la strappano dal suo nido, dal luogo in cui si sentiva protetta, mentre il padre viene spinto violentemente contro un muro e cade rovinosamente a terra. E lei, piccola e indifesa, urla e cerca di divincolarsi dalla stretta della poliziotta che le afferra il braccino con una presa invincibile mentre la madre piange disperata e i vicini di casa, radunati nel cortile, guardano e addirittura inseguono gli agenti che, nel tempo, sono aumentati di numero. Così, in un’anonima mattina, la piccola Daria, fatta salire violentemente in macchina, lascia il suo guscio capendo che qualcosa di irreparabile è accaduto.

E mentre osserva dal lunotto posteriore la propria abitazione diventare sempre più piccola, fino a sparire del tutto alla sua visuale, piange con rotti singhiozzi lacrime amare. Così Balestra inizia ad indagare sui casi degli affidamenti coatti, delle adozioni pilotate, dei mercanti di bambini e scoprirà come, in nome della giustizia, i vari organi dello Stato lavorino individualmente, spesso in modo subdolo, di nascosto e talvolta, addirittura, al limite della legalità gli uni contro gli altri. Proprio quei genitori che vedono i propri diritti calpestati e soprattutto quelli della piccola Daria si rivolgeranno a Balestra per riottenere la propria bambina. E sebbene il caso non sia per niente semplice e Balestra avesse giurato di non occuparsi più di casi di minori, dopo una storia passata che aveva addirittura messo a repentaglio la propria vita, decide di assumere l’incarico, perché crede nelle ragioni dei genitori della piccola, disperati per il provvedimesto emesso dal Tribunale dei Minori che ha ordinato “l’allontanamento di Daria basandosi esclusivamente sulla relazione dell’assistente sociale Maria Rita Turchi e sulla perizia di Squitini”.

Il lettore, leggendo il libro di Falcetta, si trova immerso a 360 gradi nella storia e parteggia per i genitori e la bimba ma, al contempo, riflette sulla triste realtà dei problemi legati al mondo dell’infanzia. Perciò si auspica, “Dio mai non voglia”, se dovesse vivere il calvario della famiglia Fontenova, di incontrare nel proprio cammino un avvocato del calibro di Manfredi Balestra, uomo di sani e validi principi, che soppesa le parole e agisce quando necessario. Figura non marginale nel romanzo è quella di Laura, segretaria dello studio legale, personaggio chiave nella parte dell’opera dedicata ai sentimenti di Balestra verso la paternità.

L’autore del libro spesso utilizza toni forti e perentori nei confronti delle pecche del sistema giudiziario. La storia pertanto segue l’iter giudiziario che vede l’avvocato Balestra recarsi da Roma nel tribunale pugliese per difendere la famiglia di Daria Fontenova, con la stessa professionalità che lo aveva sempre distinto mentre operava nel foro della Capitale. La storia è un giallo che come un polpo dai mille tentacoli si dipana tra assistenti sociali, NAS, giudici, ROS e Servizi Segreti e che tiene sempre attento il lettore durante l’evolversi della vicenda. Per la prima volta, un mondo sempre raccontato ma mai veramente descritto viene rielaborato con maestria da Andrea Falcetta che riesce a trasferire nel suo protagonista la passione per l’avvocatura e la professionalità che lo contraddistinguono. Così il lettore non può che rimanere folgorato in positivo dalla figura dell’avvocato Balestra, fa il tifo per lui, sperando, pagina dopo pagina, che riesca a risolvere il caso di cui ha accettato il mandato.

Il libro è scritto con lo scopo di ridare speranza a chi è vittima, spesso, degli errori giudiziari e non crede più nel vero valore della giustizia. “L’ultimo comma” presenta come sottotitolo “I ladri di bambini” perché nelle pagine del libro si descrive l’universo infantile, assai complesso e delicato, e il mondo dell’amministrazione della giustizia minorile, senza superficialità o indifferenza. Secondo l’autore Andrea Falcetta “la verità non può essere parziale, altrimenti diviene menzogna. E di fronte alla menzogna, non si può restare indifferenti.” Ciò nel libro è chiaramente espresso dalla voce e dai comportamenti dell’avvocato Balestra perché, come afferma Silvia Tortora nella prefazione, “per vivere occorre coraggio”.

Virginia Mariane

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