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“Lock down”, le storie di un condominio racchiuse in un libro

di | 2021-04-08T20:31:14+02:00 11-4-2021 6:25|Cultura, Sezione 6|0 Commenti

NUORO – Il Covid 19 ha riformulato la nostra vita e dato una nuova valenza alle nostre priorità. Da marzo 2020 siamo stati catapultati in un mare di paura mista a incredulità e talvolta dabbenaggine. In questo arco temporale pieno di angosce e interrogativi, che purtroppo perdurano ancor oggi, pur avendoci concesso alcuni momenti di serenità e ridonato la speranza che tutto potesse essersi finalmente risolto, c’è chi ha cercato di dare corpo alle sue idee, ai suoi “folli vaneggiamenti”. È un giovane ragazzo di Lanusei, classe 1976, Claudio Murgia che, appena un mese fa, ha pubblicato la sua prima fatica letteraria dal titolo “Lock down”.

Amante della lettura, in particolare di Stephen King, Wilbur Smith, Dan Brown e Luigi Pirandello, che considera alcuni dei suoi più apprezzati modelli, vivendo come tutti la “segregazione forzata” dovuta al diffondersi della pandemia anche in Italia, e le restrizioni dovute ai vari DPCM che si sono susseguiti dal 2020 ad oggi, ha avuto il tempo per provare a elaborare un racconto, o meglio una serie di piccoli racconti che hanno poi costituito il suo primo romanzo. “Lock down” è un “racconto visionario”, scritto come fosse un documento clinico, un referto medico, con poche descrizioni e un linguaggio semplice, colloquiale, talvolta un po’ triviale. Questo racconto, mentre nel mondo si è scatenata una catastrofe di cui non si conoscono le cause, descrive la quotidianità di un insieme di personaggi che vivono in un condominio, una micro-area dove le vite, le sofferenze, le sciagure di giovani e meno giovani si intrecciano dando origine ad un’unica storia circoscritta a un condominio trasformato in un universo chiuso, anzi blindato.

“Pirandello docet”, infatti Claudio Murgia lavora a un’attenta analisi psicologica dei suoi personaggi che affrontano situazioni difficili, a volte abnormi per loro, e presentano una psicologia complessa dove ricordi e paure riaffiorano costantemente nella loro memoria. Pur raccontando storie che sono frutto di pura fantasia, chiunque, per alcuni aspetti, potrebbe ritrovarsi nei protagonisti di “Lock down”. Come loro, anche noi abbiamo vissuto la “reclusione” e, come dice Murgia, “se una settimana normalmente, passa abbastanza veloce quando si lavora, studia, si fa sport o comunque si ha qualcosa da fare, una settimana chiusi in casa assomiglia ad un anno in cui, se stai fermo, ti trovi incastrato da te stesso…”.

Ma possiamo tristemente ritrovarci in un Marco, figlio non desiderato ma non abortito o dato in affidamento, e per questo maltrattato da una madre che si sente in gabbia, in catene e che la situazione del lockdown fa esacerbare questo stato di malessere; nella giovane Alice desiderosa di uscire anche quando i divieti lo proibiscono o in una donna violata continuamente dal marito. “Lock down” spazia su vari mondi e tocca anche il dramma della violenza domestica resa ancora più cruenta dallo stress causato dalla costrizione della limitazione ad uscire. Sebbene più volte, nelle pagine del libro, Murgia ripeta il leit motiv che a marzo 2020 andava tanto di moda: “Tutto finirà presto” oppure “è solo questione di una settimana o forse due”, i suoi personaggi vivono in un ambiente “disturbato” dove non esiste alcuna speranza, ma come “marionette” appese ad un filo manovrato da altri attendono e assistono ad una drammatica sciagura annunciata già dalle prime pagine.

Ma la dissertazione è fatta con un velo di ironia, o meglio autoironia non sempre palesata ma facilmente deducibile leggendo tra le righe. Il finale, poi, è quasi “apocalittico”, come afferma Sauro Zorzi. Per questi uomini non esiste alcuna speranza perché il lockdown è stato capace di isolare non solo l’uomo dai suoi simili, di trasformarli in carcerieri e boia, in carnefici e assassini, ma tristemente ha isolato persino “le anime dai corpi”.

Per mandare in stampa il suo lavoro, Claudio Murgia si è avvalso della collaborazione di un giovane artista di Osilo, Gavino Zut Pulinas, che ha illustrato non solo la copertina del libro ma anche alcune immagini grottesche e quasi demoniache che arricchiscono la storia. Esse, per essere inserite nel romanzo in modo pertinente, sono state concepite prendendo come punto di riferimento le due facce della società contemporanea dove è purtroppo onnipresente la morte.

Virginia Mariane

Nell’immagine di copertina, lo scrittore Claudio Murgia

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