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L’Italia rappresentata come una bella donna

di | 2026-07-01T22:39:31+02:00 5-7-2026 0:10|Cultura, Sezione 3|0 Commenti

RIETI – Dopo Benevento, Roma, Rossano Calabro, Napoli, la mostra nazionale itinerante “Italia Donna”, fa tappa a Rieti nella sede della Provincia dove resterà aperta fino al 15 settembre (lunedì e mercoledì 9-13; martedì e giovedì 9-13 e 15-18; venerdì visite guidate 9-13; 15-18; il sabato su prenotazione). Ingresso libero.

Gli storici Giovanni Belardelli e Nicoletta Bazzano hanno fatto una interessante selezione di documenti, ritratti, litografie, francobolli, pagine di riviste storiche, pubblicità, cartoline, satira, che evidenziano l’evoluzione e l’iconografia dell’Italia, suddivisa in sette percorsi: dall’antichità a Cesare Ripa, dal ’700 al Risorgimento, il Regno d’Italia dalla nascita all’inizio del Novecento, la Grande Guerra, il Fascismo, la Repubblica, e…oggi? Nei pannelli c’è anche Rieti, con il monumento alla Lira e “Italia Regina”, incisione di Girolamo Frezza artista del 1600, nato a Canemorto (oggi Orvinio). La tappa reatina è stata richiesta dall’Istituto Storico del Risorgimento, seguita nell’organizzazione dal Comitato di Rieti (presidente Benedetta Graziosi, segretaria Eleonora Pentimalli) e dalla Sezione dell’Associazione Nazionale Volontari Reduci Garibaldini (presidente Francesco Rinaldi). A fine settembre la mostra riprenderà il suo viaggio in tutta Italia.

In questi mesi, all’interno della mostra, sono previsti incontri sul tema “Donne di Rieti, d’Italia e del mondo, streghe, sante, combattenti e dive” a cura di Benedetta Graziosi, Francesco Rinaldi e Eleonora Pentimalli: il 18 luglio Santa Barbara e Beata Colomba, il 31 luglio Bellezza Orsini, Beatrice Cenci, Filippa Mareri, Lina Cavalieri e Marcella Mariani (attrice morta nello schianto dell’aereo della Sabena sui monti di Cantalice), il 29 agosto Le donne del Risorgimento, il 5 settembre La Resistenza delle donne, l’11 settembre Ciclo di vita della donna di inizio Novecento (in collaborazione con Orizzonti Sabini) e “Le pubblicità sessiste” con gli studenti del liceo artistico Elena Principessa di Napoli e l’associazione Il Nido di Ana. All’inaugurazione della mostra ha partecipato il prefetto di Rieti Pinuccia Niglio.

La rappresentazione dell’Italia come Donna ha radici nel remoto passato: era comune raffigurare la terra, luogo d’origine, come una madre. Nella civiltà greca e romana ha le fattezze della dea Cibele, con il capo cinto da una corona di torri a indicare le città che sorgono sulla terra. Questa dea della fecondità tuttavia, a seconda dei particolari che la rappresentano, poteva assumere un significato più definito e arrivare a rappresentare una precisa regione geografica. Le monete di epoca romana mostrano la figura femminile dell’Italia caratterizzata da una corona turrita, cornucopia, fiori e frutti, fertilità.

Dopo le invasioni barbariche e il Sacro Romano Impero, l’Italia era raffigurata come una provincia dell’Impero. Nel Medio Evo ha una connotazione meno precisa, in un periodo politicamente confuso, con un mosaico di territori senza unione, in guerra tra di loro. Qui l’iconografia è indistinta, con una figura femminile caratterizzata da tristezza o disperazione, come una regina drammaticamente colpita da sventure e conflitti, che chiede soccorso a chi possa riportarle la pace e la tranquillità del passato.

Nel 1603 Cesare Ripa, storico e scrittore, nella sua seconda edizione di ‘Iconologia’ rappresenta l’Italia come una bellissima donna sontuosamente vestita con la corona turrita sormontata da una stella: in passato la Penisola veniva chiamata Esperia, terra delle stelle, seduta sul globo a sottolineare come sia proprio dell’Italia dominare il mondo. Nella mano destra stringe uno scettro culminante in una croce, a sinistra regge una cornucopia, simbolo di abbondanza. Questo modello è stato ripreso da scultori e pittori a seconda del significato che volevano enfatizzare.

Nei pannelli della mostra l’acquaforte del 1796 “La Repubblica francese spoglia l’Italia”, dell’incisore riminese Francesco Rosaspina: tra il 1796 e il 1797 le truppe napoleoniche occupano la Lombardia e proclamano la Repubblica cisalpina prima e poi la repubblica cispadana; “La Riconoscenza della Repubblica Italiana a Napoleone”, dipinto allegorico (olio su tela, 436 × 304 cm) realizzato nel 1801-1802 dal pittore e letterato Giuseppe Bossi. L’opera vinse il concorso nazionale indetto da Francesco Melzi d’Eril e celebra il potere di Napoleone, raffigurato in vesti di antico imperatore romano mentre dona un ramo d’ulivo (simbolo di pace) alla Repubblica Italiana, rappresentata da una fanciulla liberata. Nel 1870 una litografia anonima mostra l’Italia cinta da ermellino come una regina che abbraccia Roma, vestita in costume della Ciociaria, un bersagliere saluta l’incontro con Roma e in alto Camillo Benso, conte di Cavour, si staglia sulla cupola di San Pietro con la scritta “Libera Chiesa in libero Stato”.

All’inizio del XX secolo, l’istruzione delle nuove generazioni era uno dei compiti essenziali del nuovo Stato Italiano, nato con tassi di analfabetismo molto elevati, soprattutto nel Mezzogiorno. L’Italia è rappresentata mentre incorona due bambini che vanno a scuola. Sono maschi: i pregiudizi del periodo davano maggior rilievo all’educazione maschile. Sullo sfondo rovine classiche, monumenti, il Vesuvio a trasmettere il senso di una ancora nascente cultura nazionale.

Nei pannelli anche il manifesto dell’Italia all’esposizione universale di Bruxelles nel 1910. Poi il periodo fascista, meno incentrato sulla figura della Donna, più incentrato sulla figura di Mussolini. Nella mostra le caricature di Mario Sironi sul ‘Popolo d’Italia’ anche molto pesanti, degli antifascisti, le cartoline illustrate del fumettista Attilio Mussino, con l’ordine di vincere la prima guerra mondiale, le pubblicità di guerra su quotidiani e manifesti.

Una mostra da vedere, che parla di tutti noi.

Francesca Sammarco

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