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I nidi delle tartarughe proliferano in Salento

di | 2025-07-09T14:57:25+02:00 13-7-2025 0:05|Attualità, Sezione 2|0 Commenti

MILANO – In un caldo pomeriggio d’estate, sulla spiaggia di Felloniche (angolo di paradiso tra i comuni di Patù e Castrignano del Capo, in provincia di Lecce, paesi insigniti della Bandiera Blu) è accaduto qualcosa di speciale. Dalle onde è emersa una tartaruga marina della specie Caretta Caretta tra le più diffuse in Italia. Con la sua faccia rugosa, ha attraversato la battigia, ignorando i bagnanti, per raggiungere un punto della spiaggia dove ha iniziato a scavare nella sabbia pronta a deporre le sue uova. Alcuni, tra adulti e bambini, hanno subito creato un piccolo cerchio attorno a lei, per proteggerla e garantire la calma necessaria.

La testuggine ha, poi, ricoperto il nido e si è lentamente diretta verso il mare, fino a scomparire tra le onde. Il nido è stato messo in sicurezza e ora non resta che aspettare, con il cuore pieno di emozione, la schiusa delle uova. Non è la prima volta che accade su questa spiaggia, ma ogni volta è un momento magico. Un piccolo miracolo della natura, che ricorda quanto sia importante proteggerla. Un nido contiene mediamente un centinaio di uova che si schiudono dopo un periodo di 45-70 giorni. I piccoli possono impiegare fino a una settimana per raggiungere la superficie. Durante questo tragitto i piccoli memorizzano informazioni che utilizzeranno da adulti, dopo 20-30 anni, per tornare su quella stessa spiaggia per riprodursi.

La nidificazione in Italia viene studiata sin dal 1975, ma era inizialmente ritenuta un evento straordinario, con l’unica eccezione delle Isole Pelagie, dove invece avveniva regolarmente. Attualmente la principale regione in cui le tartarughe nidificano è la Calabria, ad essa, pian piano, numerose altre regioni si sono unite e negli ultimi anni hanno iniziato ad osservare nidi anche nel Centro-Nord. Nell’estate 2023 si è registrato un vero record per le coste italiane, con numeri da capogiro che hanno portato alcune delle associazioni regionali a doversi occupare della schiusa di più di 100 nidi contemporaneamente, in quanto una femmina può deporre più nidi durante la stagione riproduttiva.

Solitamente, vengono deposti 3-4 nidi, con circa 15 giorni di intervallo tra uno e l’altro. Quindi, una femmina può deporre fino a 400 uova in una stagione riproduttiva, anche se non tutti i nidi vengono poi effettivamente deposti. Le uova hanno una forma simile a una pallina da ping-pong e, una volta schiuse, i piccoli tartarughini impiegano circa un paio di mesi per emergere dalla sabbia. Delle 7 specie di tartarughe marine esistenti al mondo, soltanto 3 possono essere osservate nel Mediterraneo: la tartaruga Liuto, la tartaruga Verde e la Caretta Caretta, ma in realtà soltanto quest’ultima depone le sue uova lungo i litorali italiani.

Nonostante ciò, le modalità con cui avviene la riproduzione e la deposizione delle uova sono uguali per tutte le specie. L’accoppiamento vero e proprio avviene sempre in acqua, non troppo lontano dalle coste, dove i maschi attendono le femmine. Saranno queste a scegliere gli individui con cui accoppiarsi e dirigersi verso di loro. Una femmina può infatti accoppiarsi con più maschi e conservare lo sperma all’interno del proprio corpo finché non giungerà il momento adatto per la fecondazione e per la successiva deposizione delle uova, che avviene normalmente durante la notte o al tramonto con un processo lento e delicato.

Dapprima, la tartaruga fuoriesce dall’acqua e risale la spiaggia, che perlustra in cerca del punto perfetto per il nido, lasciando dietro di sé una traccia a zig zag. Una volta individuato il punto, la tartaruga forma una depressione nella sabbia utilizzando il peso del proprio corpo, denominata “body pit”, il cui scopo è quello di nascondersi da eventuali disturbi. La deposizione delle uova è infatti un processo molto delicato, che richiede un enorme dispendio di energie, perciò è importante che la tartaruga possa concentrarsi esclusivamente su questo e che non venga disturbata da luci e predatori. Dopo la formazione del “body pit”, inizia poi a scavare la camera che conterrà le uova, le quali verranno deposte assieme ad uno strato di muco protettivo. Il nido viene poi ricoperto di sabbia e la tartaruga potrà tornare in mare, lasciando i suoi piccoli al loro destino.

Ogni anno migliaia di volontari si impegnano nella conservazione di questi esemplari. In Italia esistono ormai numerose associazioni e centri di recupero che si occupano di salvare tartarughe ferite e di aiutare i piccoli nascituri a raggiungere il mare in sicurezza. A causa del cambiamento climatico, infatti, nei luoghi di nidificazione abituali al sud del Mediterraneo, nascono individui quasi esclusivamente di sesso femminile, mentre i piccoli che nascono in luoghi più freddi hanno una percentuale di individui maschi, essenziale alla sopravvivenza della specie. Per questo ogni anno i volontari si impegnano durante il periodo estivo per individuare i nidi, monitorando le spiagge in cerca delle tracce lasciate dalle tartarughe durante la deposizione. I nidi possono essere così messi in sicurezza e monitorati nei giorni della schiusa.

Una tartaruga marina comune può vivere raggiungere in natura fino a 80 anni. La maturità sessuale, a seconda degli esemplari, varia intorno ai 20-30 anni e la sua attività riproduttiva dura circa 10 anni, cercando di popolare i nostri mari. È importante sottolineare che, nonostante il numero elevato di uova deposte, il tasso di sopravvivenza delle tartarughe marine è basso, con una media di solo uno o due individui che raggiungono l’età adulta.

Claudia Gaetani

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