/, Storie/Giacomo Casanova, mille avventurose vite

Giacomo Casanova, mille avventurose vite

di | 2026-03-29T01:18:28+01:00 29-3-2026 0:15|Sezione 4, Storie|0 Commenti

PERUGIA – Se domandassimo, di punto in bianco, al primo passante che si incontra chi fosse Giacomo Casanova (1725-1798) la risposta, nove volte su dieci, sarebbe scontata: un conquistatore di donne, un damerino, un cicisbeo. Invece i volti di quest’uomo dalla personalità complessa e multiforme è molto di più: nel bene e nel male. Sì, certo le donne sono state il “fil rouge” della sua vita (alcune le ha amate perdutamente, altre le ha sfruttate e le ha raggirate per appropriarsi delle loro ricchezze), ma Casanova è stato anche un intellettuale, un pensatore, un letterato. Ha scritto molto in italiano ed in francese (era la lingua più utilizza in Europa, al tempo; lui l’aveva imparata nei lunghi soggiorni parigini).

La sua esistenza è stata ricca e variegata. Ha conosciuto la prigione (prima per quattro mesi nel forte Sant’Andrea per vita sregolata e poi, per un anno, nei terribili Piombi con l’accusa di libertinaggio) ed ha incontrato re e regine di tutto il continente; è stato ricevuto dal Papa; è stato ospite nei grandi palazzi e in luridi tuguri. Nell’ultima parte del suo percorso terreno si è messo a fare la spia per la Repubblica di Venezia per rimpinguare le misere casse che gli erano rimaste.

Casanova era nato nella città di San Marco in calle della Commedia da Gaetano Parmigiani, comico, e da Zanetta Farussi, cantante. In città, comunque, tutti erano convinti che il padre fosse un patrizio veneziano di casa Grimaldi. A trenta anni fu arrestato e rinchiuso nei Piombi, carcere dal quale con un pizzico di fortuna e con grande determinazione riuscì a fuggire ed a spostarsi in Germania, sempre col pericolo che qualche sgherro dell’Inquisizione lo inseguisse e lo uccidesse (i metodi all’epoca erano abbastanza spicci).

Che fosse coraggioso lo dimostrò in Polonia sfidando il conte Branicki che lo aveva definito “poltrone veneziano”. L’aristocratico frequentava la corte polacca e forse sarebbe stato più prudente lasciar perdere. Al contrario l’italiano lo sfidò alla pistola. Giacomo colpì l’avversario a morte, il conte lo raggiunse al braccio: ferita seria ma non letale. La morte poteva arrivare per ritorsione dagli sodali di Branicki, ma quest’ultimo, in punto di morte, pregò gli amici di non vendicarlo in quanto l’avversario si era comportato secondo le regole della cavalleria. Un vero signore. Non c’è bisogno di dire che il motore primo della lite e del duello fosse una bella donna.

Massoneria, esoterismo (con il quale spillò a lungo soldi ad una nobildonna parigina), gioco d’azzardo, ma anche esperto di cibi e goloso quanto Ciacco. A questo proposito varrà ricordare un episodio avvenuto al Passo della Somma, in Umbria, tra Spoleto e Terni. Casanova si stava dirigendo a Roma in compagnia del frate francescano Stefano da Belluno e si fermò in un albergo della zona. La padrona (“donna di rara bellezza”, la descrive Giacomo) gli preparò una sorta di purè di tartufi (pare pestato insieme a pane fritto, con aglio e aromi), versando il tutto in brodo di pesce e accompagnando l’insieme a dell’ottimo vino di Cipro che l’ostessa barattava con mercanti veneziani in cambio, appunto, del gustoso tubero.

L’ultimo amore lo scandaloso Casanova (aveva avuto una storia persino con una suora) lo dedicò ad una ragazza incolta e illetterata: Francesca Buschini. Vide cadere la Repubblica di Venezia (629-1798) e chiuse gli occhi con le parole: “Ho vissuto da filosofo, muoio da cristiano”. Nessuno sa dove sia stato sepolto.

Elio Clero Bertoldi

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi