MILANO – Siamo un po’ tutti figli di Van Gogh? Attira sempre il suo sguardo languido e melanconico. Sembra implorare aiuto e amore, attraverso i suoi autoritratti. Aiuto per la sua anima impaziente e tribolata, mai doma. Sempre in cerca di sé stesso, attraverso Dio e la natura. Il pittore olandese Vincent Van Gogh (1853-1890) lascia in tutti i suoi fruitori un senso di abbandono, tristezza, amarezza per la vita. Per quanto lui amasse – quale protestante – la vita che Dio gli aveva donato, dipinge luoghi, cose e persone con mestizia e lasciando sempre il dubbio che nonostante i colori e la luce della sua Arles, possa essere sempre turbato dal suo “buio interiore”.

E proprio il mistero della bellezza e della arte di Vincent Van Gogh che, a distanza di oltre mezzo secolo dalla sua morte, attirano il tedesco Anselm Kiefer. Egli, appena diciottenne, ripercorre i luoghi del pittore olandese nei Paesi Bassi e in Francia. Infatti, il giovanissimo Anselm Kiefer vinse una borsa di studio e iniziò il suo viaggio per raggiungere Parigi, Arles e Fourques in Provenza, seguendo le orme di Van Gogh, il suo primo e principale idolo artistico. Un viaggio iniziatico, che lasciò una profonda traccia nella sua formazione artistica, influenzando la sua carriera per quasi sessant’anni. Osservare l’arte come modo per ritrovare sé stessi.
Nel 1963, il giovane Anselm si sposta in autostop per osservare ‘le orme di Van Gogh’: un pellegrinaggio che lo portò, a volte, a dormire nei fienili, e realizzare sul suo diario, circa trecento schizzi. Nasce una connessione tra i due artisti, celebrata in mostre che mettono a confronto le loro opere. L’ultima tenutasi presso la Royal Academy of Arts di Londra e le iniziative ad Amsterdam tra il Museo Van Gogh e il Museo Stedelijk evidenzia come Kiefer abbia assimilato l’opera di Van Gogh per tutta la sua carriera. Egli, nato nel 1945 in Germania, è uno degli artisti più importanti e versatili dell’era contemporanea, abbraccia pittura, scultura, fotografia, xilografia, libri d’artista, installazioni e architettura. Attualmente lavora e vive vicino a Parigi.

Anselm Kiefer
Le sue prime opere hanno affrontato la storia del Terzo Reich e si è confrontato con l’identità post-bellica della Germania come mezzo per rompere il silenzio. Parte della critica tedesca l’ha tacciato come neo-nazista e per altri critici, sempre tedeschi “egli mette il dito nella piaga in quello che è stato l’incubo della Germania nazista”, esplorando la propria identità e la propria cultura. Sicuramente discusse le sue opere, ma Kiefer si è liberamente ispirato all’opera di Van Gogh per soggetti e tecniche, integrandole nei suoi monumentali dipinti e sculture che affrontano temi legati alla storia, mitologia, letteratura e filosofia.
Un significativo esempio sono i “Girasoli” di Kiefer che riprendono il celebre simbolo dei “Girasoli” di Van Gogh incorporando petali di rosa essiccati e oro, per incarnare il ciclo di vita e morte. “I dipinti di Van Gogh sono una festa nonostante tutto. Si crede in lui. Sfida tutte le avversità; fa l’impossibile; non si arrende. Il suo discorso, da ciò che si era prefissato di realizzare a ciò che ha realizzato, è visibile in quasi tutti i suoi dipinti. Ogni sua vigorosa pennellata è un’eruzione, una manifestazione di sfida”, afferma Kiefer, ma queste stesse parole valgono anche per lui. Egli lavora incorporando nel suo lavoro la materia come piombo, paglia, piante, tessuti e xilografie. Ma, guardandosi indietro, ricordando il suo viaggio, non era tanto l’aspetto emotivo o la vita infelice dell’artista olandese che lo affascinavano quanto “quello che colpiva era la struttura razionale, la costruzione sicura dei suoi dipinti, in una vita che stava progressivamente sfuggendo al suo controllo”.

I girasoli di Van Gogh
Infine, i corvi (nel “Campo di grano con corvi” del 1890) sono spesso visti come messaggeri di morte, e lo sono tutt’ora nell’immaginario collettivo del quadro icona di Van Gogh, che il mito insiste a legare al suo suicidio. Kiefer, ribalta le prospettive: il suo cielo è completamente dorato e gli uccelli sfumati, eterei, sono guide tra terra e cielo. La paglia disordinata, secca, morta, tangibile, e la luminosa spiritualità del cielo creano un contrasto forte, inaspettato. Ma, anche, un senso di pace. Molte le assonanze tra i due artisti: dal senso della vita alla lettura intensa e dominante, non resta che scoprirle e gustarle in nome come sempre della bellezza e dell’arte.
Claudia Gaetani

Grazie Claudia