NAPOLI – Presso la Chiesa di San Francesco di Paola, in piazza del Plebiscito a Napoli, mostra sulla terza cantica della Divina Commedia “Il mio Paradiso – Dante profeta di speranza”. Essa è stata un punto focale per sottolineare non solo la grandezza dell’opera del sommo poeta, ma anche per stimolare nei giovani un interesse autentico e una riflessione profonda sul senso del vivere. Del resto la domanda che si è posto Franco Nembrini e così un po’ i tutti partecipanti è stata: come può essere attuale Dante dopo settecento anni dalla sua morte? 
L’iniziativa del saggista Franco Nembrini e dell’illustratore Gabriele Dell’Otto (grafico della Marvel), ha proposto un viaggio attraverso i canti del paradiso dantesco, così come era stato fatto con le altre due cantiche dellInferno e del Purgatorio presentate gli anni scorsi. Un cammino partito dalla discesa di Dante nell’Inferno, dalla selva oscura all’incontro con Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, Cerbero e Lucifero e terminato nel Paradiso con personaggi che incontrando Dante (da San Tommaso a Cesare Augusto a San Bernardo alla Vergine Maria) hanno sempre alimentato un desiderio di bellezza e completezza per la loro vita.
L’elemento caratteristico di questa esposizione è stata la funzione centrale attribuita ai giovani, fortemente coinvolti nell’evento. Ogni anno più di 120 studenti delle scuole superiori napoletane, dopo aver preso parte ad un percorso formativo, hanno accompagnato i visitatori, arricchendo l’esperienza espositiva con il loro entusiasmo e la loro conoscenza. Ogni anno si sono registrate circa 5000 presenze tra turisti casuali e tanti che attraverso il link si sono registrati ed hanno partecipato. Gli studenti sono stati formati attraverso i Percorsi di Competenze Trasversali per l’Orientamento (PCTO), in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, acquisendo così una completa comprensione della Commedia e divenendo essi stessi protagonisti attivi della cultura. 
Il progetto ha inoltre ottenuto il patrocinio di numerose istituzioni, tra le quali: Regione Campania, Comune di Napoli, Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università “Federico II”, nonché diverse realtà ecclesiastiche e associative, testimoniando l’ampio riconoscimento dell’importanza di avvicinare le nuove generazioni ai classici della letteratura, offrendo loro gli strumenti di crescita attraverso il patrimonio storico e artistico. Oltre l’esposizione a Napoli, la mostra ha fatto tappa anche a Battipaglia e Salerno, estendendo il suo impatto educativo oltre il capoluogo campano.
L’iniziativa dell’Associazione Giovanni Marco Calzone si è posta come dialogo con Dante, in un incontro con un genio del Trecento con un’opera straordinaria che ha affascinato tutti, anche chi era meno avvezzo alle questioni “letterarie o esistenziali”. Ma come può essere contemporaneo Dante per chi lo legge ora? Come può interessare un’opera scritta tanto tempo fa? Come può interpellare le nostre coscienze, il nostro essere? Eh già, è proprio vero, in una realtà come quella attuale soffermarsi sulle proprie identità, sul proprio essere è anacronistico e fastidioso. Viva l’istintività, la liquidità, la superficialità. Come ha sottolineato Franco Nembrini più volte, “la Divina Commedia è un ottimo spunto per incontrare giovani e meno giovani, per far porre domande sulla propria esistenza”.
Dante è stato un incredibile punto di dialogo, di confronto, di giudizio. L’attualità della Divina Commedia sta proprio nell’essere un’opera che ti costringe a domandare, a porre questioni. Questo poi pone gravi interrogativi sulla valenza di certi percorsi di studio. Valgono se il tema è valido, fanno crescere se sono occasione di giudizio. Troppo spesso criticati, questi percorsi formativi delle scuole superiori richiedono un’attenta selezione se sono utili allo scopo, se rendono i giovani capaci di interrogarsi e di interrogare chi li circonda. Tante scuole anche della secondaria di I grado presenti come negli anni scorsi hanno testimoniato che anche per loro Dante può essere accattivante.
Innocenzo Calzone

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