ROMA – Il rover Perseverance della Nasa, per la prima volta, ha rilevato la presenza di tracce di fulmini su Marte. L’atmosfera del “Pianeta Rosso” è, dunque, elettricamente attiva. Ad oggi non si ha nessuna foto a disposizione, solamente una pubblicazione scientifica che descrive il fenomeno, con dati alla mano, fornita dall’Istituto di Ricerca di Astrofisica e Planetologia di Tolosa e diffusa tramite la rivista Nature. Fulmini e attività elettrica sono stati osservati, più volte, su Giove e Saturno, come anche sulla Terra, dove lo sfregamento delle polveri, che produce aria elettrificata, porta alla nascita dei fulmini. Ma anche l’atmosfera di Marte è ricca di polvere ed è sottoposta a diversi processi eolici: nubi di polvere e sabbia trasportate dai venti, vortici di polvere che si innalzano fino a cento metri o perfino tempeste di polvere che possono raggiungere migliaia di chilometri. Tuttavia, l’esistenza di una possibile attività elettrica su Marte è stata a lungo messa in discussione e mai dimostrata, fino a poco tempo fa, con dati concreti.

Nube di polvere su Marte
Le tempeste di polvere si possono elettrificare tramite collisioni che spostano gli elettroni tra i grani di polvere, lasciandone alcuni carichi positivamente e altri negativamente, generando le cosiddette scariche triboelettriche. Ed è proprio questa ragione che ha spinto gli scienziati ad avanzare la previsione della presenza di diversi accumuli di campi elettrici pure sul “Pianeta Rosso”. L’Istituto di Ricerca di Astrofisica e Planetologia di Tolosa, infatti, ha constatato che su Marte l’atmosfera sia elettricamente attiva non solo a causa del vento intenso, ma anche per gli incontri ravvicinati tra i vortici di polvere, causando così la conseguente nascita dei fulmini.

Evento di polvere su Marte (credits: Nature)
La recente scoperta è arrivata dal rover Perseverance. Tramite il microfono Super Cam, accessorio del robot atterrato su Marte nel 2021, sono state raccolte poco meno di trenta ore di registrazioni in due anni, riuscendo a fornire dati di scariche triboelettriche, captate da diversi segnali e suoni in ben cinquantacinque eventi differenti (tra cui mulinelli e tempeste di polvere, sempre in presenza di forti raffiche di vento). Alla luce dei dati ottenuti dalla ricerca francese, guidata da Baptiste Chide, la probabilità che possano verificarsi fulmini (le manifestazioni più energetiche dell’attività elettrica nelle atmosfere planetarie) non è più un’ipotesi lontana.

Rover Perseverance
Un altro aspetto rilevante è che le scariche di energia elettrica nell’atmosfera di Marte potrebbero modificare la composizione chimica del “Pianeta Rosso”, simboleggiando un potenziale rischio per i dispositivi tecnologici, utili per le ricerche, usati sul pianeta. Da questo momento in poi, infatti, verranno selezionati, con più attenzione, i siti di atterraggio e le stagioni in cui pianificare le missioni. Cratere Jezero, sito d’atterraggio di Perseverance È necessario, dunque, continuare gli approfondimenti in merito, sviluppare modelli atmosferici più precisi e costruire strumenti specifici per la misurazione dell’attività elettrica su Marte, in modo da poter quantificare l’intensità e la ricorrenza dei fenomeni oggetto di studio. Tutto ciò sarà un vantaggioso aiuto per tutelare le successive missioni e prevenire eventuali rischi per le future esplorazioni umane su Marte, prossimo grande passo nell’esplorazione spaziale.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, Marte, conosciuto come il “Pianeta Rosso”

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