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“La voce del padrone”, l’inno di Battiato

di | 2025-08-08T15:02:24+02:00 10-8-2025 0:10|Cultura, Sezione 3|0 Commenti

RIETI – Quando Franco Battiato decise di farsi conoscere e di diventare popolare, ci regalò quel capolavoro che è ancora oggi “La voce del padrone”, considerato una pietra miliare della discografia italiana degli anni ’80) e forse il suo lavoro più popolare, con temi esoteci e filosofici: la voce della coscienza, che guida l’individuo attraverso la vita, con riflessioni sull’identità e sul rapporto tra l’uomo e la sua interiorità, con i gorgheggi di Giuni Russo, vibrafono, organo Hammond, sezioni di archi, sintetizzatore e sequencer, utilizzati in modo “orchestrale” (insieme a quel genio di Alberto Radius).

E’ il suo undicesimo album, pubblicato con la Emi nel 1981. Fu il primo long playing a superare il traguardo del milione di copie vendute in Italia, superato solamente da “Creuza de mä” di Fabrizio De André. Il titolo dell’album fa riferimento all’omonima etichetta discografica, a un romanzo di Stanisław Lem (scrittore polacco che coniugò la fantascienza con il romanzo filosofico) e al concetto di “padrone” della filosofia gurdjieffiana (Georges Ivanovic Gurdjieff, mistico, filosofo, esoterista, compositore, musicista e maestro di danze di origine greco armena), in cui rappresenta la coscienza e la volontà dell’individuo.

Il logo della casa discografica “La voce del padrone”

E’ un album pop, facilmente fruibile per il pubblico, apre altri scenari con riferimenti al punk rock ed alla new wave, ed è considerato più “semplice” dei precedenti (“L’era del cinghiale bianco” e “Patriots”), ma più organico. Summer on a Solitary Beach, Bandiera bianca, Gli uccelli, Cuccurucucù, Segnali di vita, Centro di gravità permanente, Sentimiento nuevo: Battiato si ispira a “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di Petr Dem’janovic Ouspenksy, filosofo russo), in cui l’autore descrive l’essere umano come composto da quattro “corpi” simbolici: la carrozza (il corpo fisico), il cavallo (i desideri e i sentimenti), il cocchiere (il pensiero) e il padrone (la coscienza e la volontà).

La “voce del padrone” è la coscienza che deve guidare il pensiero, i desideri e il corpo verso una condotta consapevole e armoniosa, è la voce della coscienza che il pensiero “sveglio” deve imparare ad ascoltare, un concetto che si riallaccia anche alla filosofia di Gurdjieff, che teorizza la necessità di un pensiero consapevole per raggiungere l’autocoscienza e la crescita spirituale. Questo approccio filosofico si riflette nel testo e nel messaggio che trasmette, invitando a un’introspezione profonda e alla ricerca di un equilibrio tra le diverse dimensioni dell’esistenza.

Bandiera bianca è una critica agli aspetti più immorali della società contemporanea, quali il terrorismo “in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore” e “quei programmi demenziali con tribune elettorali”, l’eccessiva dipendenza dai soldi “pronipoti di sua maestà il denaro”.

Tra i musicisti citati nel brano ci sono Alan Sorrenti “Siamo figli delle stelle”, i Doors “This is the end, my only friend” e Bob Dylan da “Mister Tamburino” a “I tempi stanno per cambiare”. Solo Battiato può riprendere e criticare l’idealizzazione di Ludwig van Beethoven, Frank Sinatra e Antonio Vivaldi: “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata; a Vivaldi l’uva passa, che mi dà più calorie”. E poi la citazione della poesia di Arnaldo Fusinato l’ultima ora di Venezia, “Sul ponte sventola bandiera bianca”. La citazione “c’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero” è autoparodistica, citando se stesso, in quanto spesso indossava occhiali da sole. Cuccurucucù è pieno di citazioni musicali: Il mondo è grigio/il mondo è blu di Nicola Di Bari, Il mare nel cassetto di Milva, Le mille bolle blu di Mina e Da quando sei andata via di Gianni Mascolo. Fra le altre canzoni citate Lady Madonna e With a Little Help from My Friends dei Beatles, Ruby Tuesday dei Rolling Stones, Let’s twist again di Chubby Checker, Just Like a Woman e Like a Rolling Stone di Bob Dylan.

Centro di gravità permanente fa riferimento al senso di smarrimento provato da Battiato basata su un testo giocato, in apparenza, su immagini casuali. Il “centro di gravità” evocato nel titolo (citando Gurdjieff) è il luogo dell’intimità, il “sé” reale) dove il cantautore spera di trovare stabilità, ed essere un semplice osservatore. Questa esigenza gli permetterà di incontrare personaggi sapienti: la “vecchia bretone con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù” , i “capitani coraggiosi” , i “furbi contrabbandieri macedoni” , i “gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming” . Il titolo stesso allude a un concetto fondamentale degli insegnamenti di Gurdjieff, che suddivide l’essere umano in sette categorie, tra cui l’“uomo” che si distingue per la conoscenza di sé e per il raggiungimento di un “centro di gravità permanente” che rappresenta una stabilità interiore, la ricerca di un equilibrio.

Segnali di vita è un brano che anticipa lo stile pop più riflessivo dei dischi successivi; è noto per il suo testo criptico e per le sue profondità filosofiche, che attingono a concetti della filosofia gurdjieffiana, un sistema di pensiero che aveva influenzato Battiato in quel periodo. La voce del Padrone, come detto, è stata anche una etichetta discografica italiana, emanazione della britannica His Master’s Voice. La sede era a Milano, attiva dal 1931 al 1967. Venne fondata in Italia dalle due case discografiche britanniche His Master’s Voice e Columbia Graphophone Company, in collaborazione con la Marconiphone, che crearono il gruppo VCM.

Nel logo dell’etichetta il cane Nipper, meticcio, vissuto in Inghilterra tra il 1884 e il 1895. Quando il suo padrone morì, fu affidato al fratello, il pittore Francis Barraud. Nel suo studio c’era un fonografo, e il cane amava sedersi davanti alla tromba, inclinando la testa come se riconoscesse una voce familiare. Quella scena commosse Francis, che la trasformò nel dipinto “His Master’s Voice”.

Nel 1899, la Gramophone Company acquistò il quadro e chiese solo una modifica: sostituire il fonografo con un grammofono. Così nacque uno dei loghi più famosi della storia della musica, simbolo di fedeltà.

Francesca Sammarco

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