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Servillo, Ficarra, Picone: strani e vincenti

di | 2022-11-13T10:14:03+01:00 13-11-2022 6:35|Sezione 8, Spettacolo|0 Commenti

PALERMO – Grande successo di pubblico per “La Stranezza”, il film di Roberto Andò uscito nelle sale da giovedì 27 ottobre. “Il film è nato dal desiderio di fare una commedia originale con un cast potente e inedito; un risultato così importante al botteghino in un periodo difficile è già un premio”, ha dichiarato il regista. A Palermo, nelle due domeniche successive all’uscita del film, gli spettatori interessati hanno trovato a stento un posto in cinema strapieni, nonostante la pellicola venisse proiettata in varie sale cinematografiche della città. Quali le ragioni di questo trionfo, che assegna al lavoro di Roberto Andò il primato di miglior debutto cinematografico dell’anno?

Salvo Ficarra, Toni Servillo e Valentino Picone

A chi scrive, “La Stranezza” non è parso un capolavoro: la sostanza narrativa è piuttosto esile e le gag di Ficarra e Picone risultano talvolta eccessive e non ben amalgamate con la seconda parte del racconto. Il successo del film è comunque dovuto ad alcune buone ragioni. Intanto la gente ha una gran voglia di tornare al cinema, dopo i due anni di epidemia, e aspettava la pellicola giusta per farlo: “La Stranezza” – la cui uscita è stata preceduta da varie interviste in TV del regista e degli attori principali – possiede la leggerezza di un film in ogni caso gradevole, con una convincente scenografia e, soprattutto, con la presenza di due comici brillanti e affiatati come Salvo Ficarra e Valentino Picone e di un grande attore come Toni Servillo.

Il regista Roberto Ando’

Come ha anticipato Roberto Andò nell’intervista concessa al TG regionale siciliano, nel film si racconta “Il momento magico tra un grande autore, Luigi Pirandello, e un’ispirazione che ancora non ha messo a fuoco. Il maestro ha in testa qualcosa che rivoluzionerà il teatro mondiale. Questo ‘quid’ sarà partorito dopo il ritorno in Sicilia e l’incontro fortuito con una particolare realtà umana, con quel mondo popolare a cui ha sempre attinto in tutte le sue opere, il mondo che conosceva bene quando viveva a Girgenti”.

La storia, infatti, inizia con il ritorno di Luigi Pirandello da Roma a Catania per onorare l’80° compleanno di Giovanni Verga (siamo dunque nel 1920). Ma, giunto in Sicilia, Pirandello apprende della morte della sua balia, a cui era assai affezionato. Vuole occuparsi personalmente del funerale: entra così in contatto con due becchini – impersonati da Ficarra e Picone – che sono anche teatranti amatoriali. E rimane affascinato dalla loro umanità.

“A contatto con loro – continua Andò – spiando il loro teatro, capisce meglio cosa ha in mente, la sua nuova idea creativa… Ho voluto proporre un Pirandello non ‘monumentale’, che scende dal piedistallo… Il racconto è filtrato dall’ironia e dal divertimento. Pirandello stesso nel film è divertito, affascinato dal ritorno nella realtà siciliana che ha sempre amato. Toni Servillo ha dato di Pirandello un’interpretazione strepitosa”.

“Riguardo poi a Salvo Ficarra e Valentino Picone, credo che siano due dei più grandi comici che l’Italia abbia avuto in ogni tempo. E sono anche due grandi attori. La mia convinzione è stata quella di tirarli dentro un racconto dove potevano esprimersi interpretando vari registri: dal comico, alla commedia, agli accenti drammatici…”

Un plauso, quindi, a Roberto Andò che ha trovato una modalità originale per presentare al grande pubblico il genio letterario di Pirandello (premio Nobel per la letteratura nel 1934). E riportare il pubblico al cinema, con un cast di attori di tutto rispetto e un film “nazional/popolare”, godibile da tutti.

Maria D’Asaro

Docente e psicopedagogista nella scuola media di I grado; dal 2020 giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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