MILANO – “La spirale del silenzio. Anatomia di un maschicidio” di Marco Sammarini (edito da Costa Edizioni) è un libro intenso e controverso che affronta il tema della violenza psicologica e relazionale da una prospettiva maschile, ancora poco raccontata nella narrativa contemporanea. Attraverso una storia autobiografica e fortemente ispirata al vissuto personale, l’autore descrive il lento logoramento emotivo di un uomo intrappolato in un rapporto tossico, mettendo al centro il silenzio, la paura del giudizio e il senso di isolamento. Questo silenzio ha portato il protagonista ad essere incompreso, additato e condannato, soprattutto dai figli che lo vedono colpevole e violento oltre che dalla giustizia, forte e implacabile. 
Intrappolato in un rapporto di coppia malato l’autore ha cercato di tacere e di assecondare le richieste di sua moglie per quieto vivere, un quieto vivere che sembrava impossibile da raggiungere. Nonostante tutto. “La spirale del silenzio. Anatomia di un maschicidio” è così un’opera che si muove tra denuncia sociale, confessione personale e riflessione psicologica. Il titolo richiama la tendenza delle persone a tacere quando sentono che il proprio dolore o la propria opinione non verranno compresi o accettati. Sammarini racconta il progressivo annullamento emotivo di un uomo all’interno di una relazione tossica, mettendo in evidenza come la manipolazione, il senso di colpa e l’isolamento possano diventare forme di violenza invisibile, quella che viene inferta proprio a lui, uomo nelle mani di una donna che sicuramente mostra segni di instabilità psicologica e psichica, ma che lucidamente sa colpire il cuore di chi l’ha scelta e amata.

Marco Sammarini
Il termine “maschicidio” che compare nel sottotitolo è volutamente provocatorio e serve all’autore per spronare a un dibattito sul disagio maschile e sulla difficoltà degli uomini nel chiedere aiuto senza sentirsi giudicati e sminuiti. Lo stile narrativo utilizzato dall’autore è diretto, spesso emotivo e senza filtri. La sua di fatto è più una testimonianza degli avvenimenti vissuti che un romanzo tradizionale. La sua è l’esigenza prepotente di non tralasciare nessun particolare, per non dimenticare e per dimostrare la propria buona volontà oltre che l’innocenza. Allo stesso modo è un grido di dolore che si eleva forte e chiaro a dimostrazione che le donne non sono sempre vittime.
La narrazione alterna rabbia, vulnerabilità e bisogno di riscatto, creando una lettura scorrevole, ma anche intensa, una lettura che sa coinvolgere il lettore sul piano emotivo riuscendo a stimolare riflessioni sul potere delle dinamiche psicologiche nelle relazioni e sul peso del silenzio sociale. Un libro consigliato soprattutto a chi ama le letture che affrontano temi delicati trattati senza filtri e che lasciano spazio al confronto e alla discussione.
Margherita Bonfilio

Delicato il caso di un uomo da aggredito da una donna , in una società che pone l’accento altisonante sui femminicidi.