PERUGIA – Nei primi giorni di febbraio (la sera del 2), un commando ha fatto irruzione nel rifugio in cui si era asserragliato Saif al Islam (tradotto: la spada dell’Islam) ed ha massacrato lui e la sua scorta a colpi di kalashnikov. Saif, 54 anni, era il secondogenito di Muammar Gheddafi (1942-2011) ed il delfino designato, ai tempi del regime, per succedere al padre al comando della Libia. Con l’eliminazione di Saif al Islam la saga dei Gheddafi sembra in fase di spegnimento, se non smorzata definitivamente. 
Degli otto figli del dittatore (sette maschi ed una femmina) quattro sono entrati nel paradiso delle Uri. Mutassim (colui che cerca rifugio in Dio), classe 1974, era stato trucidato a Misurata nelle ore successive alla fine del padre. Saif al Arab (la spada dell’Arabia), era finito, ed a soli 28 anni, sotto un bombardamento a Tripoli nel 2011. E anche Khamis (nome che corrisponde al giovedì, quinto giorno della settimana islamica) è sparito dalla circolazione, sempre nel 2011, probabilmente, eliminato anche lui a Tripoli dalle fazioni avversarie. Pertanto in vita sono rimasti Muhammad (lunga vita), figlio di Fatima, la prima moglie del colonnello e Saadi, suo fratello minore di un anno, Hannibal e la sorella Haisha, 48 anni, avvocatessa e descritta come bellissima, questi ultimi tutti figli della seconda moglie di Muammar, Safia Farkash, una infermiera libico-ungherese incontrata dal Rais a Mostar in Bosnia, anche se nata in Cirenaica, a Beida.
La vedova (il cui nome vuol dire pura, serena), dopo la tragica fine del marito, era riuscita a fuggire in Algeria con i figli e da lì in Oman, dove si troverebbe tutt’ora. Saadi, invece, si era rifugiato in Turchia e non è chiaro se sia rimasto lì a curare i propri interessi economici – le ricchezze che Gheddafi padre aveva accumulato e lasciato ai familiari raggiungono cifre da nababbi (la sola Safia nel 2011 possedeva 30 miliardi di dollari) – o abbia raggiunto madre e fratelli in Oman. Saadi (felice, fortunato) ha intessuto forti legami con l’Italia.
Calciatore professionista e nazionale della sua terra (sebbene Franco Scoglio, allenatore della rappresentativa libica, sostenesse che non valeva niente), venne ingaggiato da Luciano Gaucci nel Perugia e militò successivamente nell’Udinese e nella Sampdoria. Gli venivano attribuiti molti gol nel campionato libico, ma pare che i difensori avversari, per piaggeria e servilismo, gli spalancassero la strada verso la porta. Col Perugia giocò appena 13 minuti contro la Juventus (di cui era tifoso e anche sovvenzionatore). Inoltre la primogenita, Fatima (colei che svezza), è nata proprio a Perugia nell’ospedale di Monteluce.

Saadi Gheddafi
Conduceva, Saadi, una vita dispendiosa e futile, “pagata” poi con sette anni di prigionia (con terribili sevizie e torture) nel suo paese, prima di essere rimesso in libertà, riuscendo con un aereo privato a raggiungere la Turchia (correva il 2021). Ecco perché, sebbene in Libia operi ancora la tribù dei sostenitori del clan Gheddafi (soprattutto nella zona di Sirte, luogo di nascita del dittatore che per quaranta anni ha tenuto il potere) la storia della famiglia, almeno a livello politico-militare, sembra essere giunta al capolinea.
Elio Clero Bertoldi

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