Per la terza volta consecutiva, l’Italia non partecipa ai Mondiali di calcio, rassegna che quest’anno si svolge tra Stati Uniti, Messico e Canada. Notizia già metabolizzata e lutto elaborato da tempo dai milioni di appassionati ormai rassegnati alla pochezza dell’italica pelota. Non è questa la sede per analisi (che si sono sprecate in questi mesi) e soluzioni (ugualmente abbondanti e spesso soltanto roboanti e retoriche) perché le idee per essere attuate hanno bisogno di camminare sulle gambe di persone competenti e capaci di concretizzarle. E il panorama dei pretendenti alla carica di presidente della Federcalcio (cioè il dirigente che dovrà farsi carico di riforme che sappiano davvero incidere) non induce sinceramente all’ottimismo. Si vedrà.
L’evento dunque non suscita particolare entusiasmo, anche se gli ascolti delle prime partite trasmesse in tv confermano che l’attenzione verso l’evento resta ancora alto. Tanto per essere ancora più chiari, chi scrive è un appassionato calciofilo da sempre, ma finora non ha visto nemmeno un minuto in diretta accontentandosi di qualche servizio nei tg o di leggere da qualche parte risultati e marcatori. Forse un po’ di interesse scatterà quando in campo ci andranno le nazionali più forti o quando si giocheranno i match più importanti. Forse.
La Rai aveva acquisito i diritti a trasmettere alcune gare (35 partite in tv e 56 in radio, per le restanti 69 in esclusiva su DAZN sono previsti gli highlights) e per l’occasione ha cercato, anche in assenza degli Azzurri, di fare le cose in grande per rendere appetibili e godibili gli incontri. Trasformare, insomma, la bruciante assenza in un grande racconto sportivo: una sfida importante che i primissimi riscontri inducono a ritenere non banale.
Sul fronte delle telecronache il gruppo sarà composto da Alberto Rimedio, Stefano Bizzotto, Luca De Capitani, Tiziana Alla (che sarà la prima donna a commentare incontri in diretta), Dario Di Gennaro, Giuseppe Galati e Gianluigi Zamponi. I commenti tecnici saranno affidati a Lele Adani, Andrea Stramaccioni, German Denis e Stefano Sorrentino. Negli studi pre e post-partita la Rai punta sulla novità del ritorno in Italia di Paulo Roberto Falcao che ritroverà 3 campioni del mondo 1982: Marco Tardelli, Ciccio Graziani e Fulvio Collovati. L’analisi tattica sarà curata dda Alessio Dionisi (ex tecnico di Sassuolo, Palermo ed Empoli), affiancato da Sabino Nela, Bruno Giordano e Domenico Marocchino.

Paulo Roberto Falcao
Rai Radio 1 (che ha ridisegnato il palinsesto attorno al torneo, con quartier generale a Dallas e una squadra guidata dal caporedattore Nico Forletta) racconterà 56 partite in diretta, dai gironi alla finale, con Giuseppe Bisantis incaricato sia della gara inaugurale sia dell’ultimo atto. Gli altri radiocronisti Rai, inviati oltre Atlantico, sono Daniele Fortuna, Diego Carmignani e Manuel Codignoni. “Tutto il Mondiale minuto per minuto“, in onda sempre da Dallas, sarà condotto da Guido Ardone. E poi ancora rubriche, sia in radio che in tv, che occuperanno molto spesso etere e schermi.
Uno sforzo imponente sia dal punto di vista organizzativo che economico. Ne valeva la pena? Certo i bilanci si fanno alla fine, ma qualche considerazione già è possibile soprattutto su certe scelte che appaiono onestamente molto opinabili. Nessuno si sogna di mettere in dubbio la competenza tecnica degli opinionisti e delle “seconde voci” durante le cronache, ma chiunque venga chiamato deve possedere una qualità indiscussa: deve farsi capire e deve saper coinvolgere. Insomma, deve saper comunicare, nell’accezione più ampia del termine. Provate un po’ voi, per esempio, a comprendere ciò che dicono Adani o Stramaccioni: il primo logorroico e inutilmente saccente (soprattutto sul calcio sudamericano), il secondo triste e addolorato come accade quando il gatto di casa è in agonia da giorni. Cartellino rosso per entrambi e per chi continua a sceglierli.
Ma la vera perla è “Notti Mondiali”, in seconda serata su Rai 1, con orario e durata variabili dopo le partite in diretta, per un totale di 34 puntate; il programma è condotto da Alessandro Antinelli, mentre in studio a Roma la padrona di casa è la scongelata Paola Ferrari affiancata da Simona Rolandi, Tardelli e Falcao. Ecco, l’impressione è che un paio d’ore prima di andare in onda la signora Ferrari venga tolta dal suo stato di ibernazione per tornarvi non appena si spengono le telecamere in modo da conservarsi intonsa per gli appuntamenti seguenti. Che necessità c’era e che meriti particolari ha accumulato la giornalista in questione per meritare cotanta attenzione? Era proprio necessario ricorrere a lei per la conduzione? Non c’erano altre risorse interne, tra le centinaia di giornalisti a disposizione, da utilizzare con risultati analoghi se non migliori (e non ci vuole molto)?
Il problema non è l’età o l’aspetto, come la Ferrari ha lamentato tirando fuori il solito cliché delle donne criticate in quanto tali, ma proprio di capacità di incidere e suscitare emozioni (o quanto meno interesse). Problematica che investe il collega Antinelli che, col suo fascino da bel tenebroso, sprizza presunzione e arroganza da ogni poro e che propina un vasto campionario di ovvietà e banalità, spacciate per perle di saggezza (calcistica e non solo). Per entrambi empatia pari a meno di zero.

L’entusiasmo dei tifosi canadesi
Scelte decisamente discutibili per un impegno imponente che costa un sacco di milioni e che chissà quali ritorni produrrà. Probabilmente alla fine i conti economici saranno pure in attivo (almeno questo è l’auspicio dei contribuenti), ma sul piano dell’immagine la Rai esce fortemente ridimensionata perché ancora una volta dimostra mancanza di volontà nel rinnovarsi e nel muoversi al passo con i tempi per la qualità dell’offerta. Vengono riproposti modelli che (forse) avrebbero funzionato con gli azzurri impegnati direttamente, ma senza l’Italia il grande sforzo appare più una vetrina fine a se stessa che un reale contributo informativo.

Il Messico festeggia dopo aver segnato
Che tristezza l’altra sera sapere in campo Canada e Bosnia Erzegovina… Avremmo potuto e dovuto esserci noi al posto degli slavi e sarebbe stata tutt’altra musica: entusiasmo, passione, tifo, partecipazione. E invece la partita (che comunque è stata vista da 4 milioni di telespettatori) è stata seguita da quella massa di irriducibili che al calcio non sanno proprio rinunciare. Nonostante da altre discipline (tennis, automobilismo, motociclismo, pallavolo maschile e femminile, tanto per fare solo qualche esempio) arrivino ben altre soddisfazioni per gli amanti dello Sport. Quello sì con la maiuscola.
Buona domenica.
Nell’immagine di copertina, la cerimonia di inaugurazione dei Mondiali di calcio

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