TIVOLI (Roma) – Sarebbe stato un bel rompicapo per Darwin, quello di due mosche una delle quali è la mutazione dell’altra, ossia quella originaria, la quale però non si è mai estinta. Incredibilmente, le due convivono insieme nella stessa area geografica. Il caso capita a Bagni di Tivoli, dove in alcuni laghetti di acqua sulfurea due studenti di scienze naturali, Edoardo Pulvirenti e Francesco Cervoni, non solo hanno confermato che lì vive Paracoenia beckeri citata dalle fonti in situ fino agli anni ‘50, dove peraltro mai nessuno era andato a cercarla, ma anche che qui la bella mosca convive con esemplari della specie da cui si è formata nel corso degli ultimi 115mila anni. La sua antenata, infatti, è Paracoenia fumosa, diffusa in tutto il mondo e per questo ben nota.

Gli autori della soperta
Alla faccia della teoria della sopravvivenza del più forte la giovane beckeri, risultata dall’adeguamento della fumosa all’ambiente reso difficile dallo zolfo, vola, scivola sull’acqua sulfurea, si nutre e si accoppia mentre la sua ava fa lo stesso ma, rigorosamente, in isolamento riproduttivo. Per gli individui delle due diverse specie, insomma, non c’è verso di accoppiarsi e fare figli. In questo modo la beckeri protegge la sua natura particolarissima ed è un unicum: vive solo alle Acque Albule di Bagni di Tivoli.
La notizia è stata già pubblicata sulla prestigiosissima rivista scientifica internazionale Annals of the Entomological Society of America. Il caso di Paracoenia beckeri, diventato poi argomento di elaborato triennale da parte del giovane ricercatore Edoardo Pulvirenti, risulta scientificamente molto interessante poiché potenzialmente utile per approfondire il processo evolutivo noto come speciazione simpatrica. Questo fenomeno è infatti ancora oggetto di ricerche da parte dei biologi evoluzionisti. Quella delle Acque Albule, con il suo habitat caratterizzato dai gas delle acque sulfuree alle quali la mosca ha adattato il suo modo di vivere, è una peculiarità che non ha uguali.

Edoardo Pulvirenti
Bisogna ricordare che Pulvirenti è un giovane entomologo – ha conseguito da poco la laurea triennale – noto per essere da sempre un fine osservatore degli insetti e che ha già all’attivo, tra l’altro, la scoperta di una nuova specie cui ha dato il nome del paleobotanico e suo professore del liceo oltre che correlatore della tesi di laurea triennale all’università Sapienza Marco Giardini, suo mentore, e guida nelle ricerche sul campo dei giovani scienziati. Anche stavolta sono andati insieme a catturare con il retino le mosche da portare in laboratorio per le analisi del caso.
Alla catalogazione del nuovo insetto si è arrivati dopo un lungo lavoro e la collaborazione di più università italiane (Sapienza, Roma 3 e Tuscia di Viterbo) e il Museo di Storia Naturale di Jelenia Góra in Polonia, dove lavorano gli specialisti di fama internazionale che figurano tra gli autori del lavoro, come Daniele Canestrelli, Tadeusz Zatwarnicki, Andrea di Giulio, Maurizio Mei, Elisa Serafini e, soprattutto, il professore di Pulvirenti Pierfilippo Cerretti, senza il quale questa ricerca non si sarebbe potuta svolgere.

Paracoenia fumosa
Ancora una volta la Piana delle Acque Albule rivela il suo eccezionale valore naturalistico, che conserva malgrado si tratti di un’area molto compromessa dalla cementificazione, dall’industrializzazione e dall’inquinamento. La comparsa sulla scena e la sopravvivenza di questa mosca, unica al mondo, hanno un qualcosa di miracoloso, o forse è un grido d’allarme della natura stessa che sta alle istituzioni e alla politica interpretare e trasformare in strategie per proteggere l’ambiente e la vita, anche quella di tutti noi.
Gloria Zarletti
Nell’immagine di copertina, le larve delle mosche preistoriche scoperte a Tivoli

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