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Antoni Gaudì, il senso della grande e vera Bellezza

di | 2020-11-27T13:23:09+01:00 29-11-2020 6:45|Arte, Sezione10|0 Commenti

NAPOLI – Chi era Antoni Gaudì? Cosa ha rappresentato per il mondo dell’architettura, per Barcellona, per il Cristianesimo, per il mondo intero? Un genio, assolutamente e indiscutibilmente un genio. Uno che ha saputo, da subito, lavorare, progettare non per qualcosa ma per Qualcuno. La sua arte è sempre stata un tramite, uno strumento per testimoniare al mondo la vera Bellezza, Ciò per cui vale la pena vivere. Un testimone della grandiosità dell’Essere, un uomo, un grande architetto. Le sue innumerevoli opere da Park Guell alla Sagrada Familia, da casa Vicens a Casa Batllò continuano ad attrarre turisti estasiati da capolavori che sembrano tratti dal mondo fantasy.

In una cerimonia dalla liturgia splendida ed in uno spazio unico, il Papa nel lontano 2010 consacrò il tempio della Sagrada Familia “a maggiore onore e gloria della Sacra Famiglia, un incalcolabile sforzo dell’intelligenza umana”. Benedetto XVI aveva spiegato che apprezzava il grande artista perché “ha saputo mostrare al mondo il volto di Dio spiegando che Dio è la vera misura dell’uomo”. E aveva ricordato una frase dello stesso Gaudì: “Una chiesa è l’unica cosa degna di rappresentare il sentire di un popolo, poiché la religione è la cosa più elevata nell’ uomo”. Consacrando la Sagrada Familia aveva poi aggiunto: “Dio è Dio di pace e non di violenza, di libertà e non di costrizione, di concordia e non di discordia”.

Nella sua omelia il Papa ricordò “l’anima e l’artefice di questo progetto: Antoni Gaudì, architetto geniale e cristiano coerente, la cui fiaccola della fede arse fino al termine della sua vita, vissuta con dignità e austerità assoluta”. Gaudí, con la sua opera, ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva, nel tornare all’origine che è Dio. Lui stesso, aprendo in questo modo il suo spirito a Dio, è stato capace di creare in questa città uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la verità e la bellezza stessa”.

Gaudì, disse il Papa nella sua omelia, “realizzò ciò che oggi è uno dei compiti più importanti: superare la scissione tra coscienza umana e coscienza cristiana, tra esistenza in questo mondo temporale e apertura alla vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come Bellezza”. Perché “la bellezza è la grande necessità dell’uomo; è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza. La bellezza è anche rivelatrice di Dio perché, come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo”.

Lo scultore Sotoo, collaboratore di Gaudí nella realizzazione della Sagrada Familia di Barcellona, racconta il rapporto con l’arte, l’esperienza della sua conversione, soprattutto la sua amicizia con Gaudí, punto di riferimento per il lavoro, ma in particolare per la sua conversione: “Ho compreso che non dovevo guardare Gaudí, ma guardare là dove lui guardava”.

Viene considerato la colonna portante del modernismo catalano, eppure limitare una tale personalità ad un movimento risulta quantomeno riduttivo: Gaudí ne condivide tematiche e ideologie, ma le sue opere sono uniche nel loro genere e non riconducibili ad altre simili. Il presupposto su cui si fonda la poetica dell’architetto è quello di dare alla luce opere che abbiano le loro radici, solide come fondamenta, nelle forme naturali e nel creato divino. Nulla più del giudizio che Gaudí diede di sé stesso può esplicare al meglio questo concetto: “Io non ho fantasia, ho immaginazione”. Dunque le sue opere non sono concetti ideali scaturiti dalla mente, ma si ispirano all’esistente e alla natura, che amava con profondo fervore.

I materiali vengono modellati dando l’impressione di non dover sottostare a leggi fisiche, assumendo forme morbide, sinuose e dinamiche, come fossero sagomate direttamente dalle mani dell’architetto. Per questo motivo Le Corbusier lo definirà “plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro” poiché “la linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio”, diceva Gaudí. E si dimostrò perfettamente in grado di dare a tutto una forma divina.

Innocenzo Calzone

Giornalista pubblicista dal 2020, Architetto e insegnante di Arte e Immagine alla Scuola Secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Appassionato di Arte, partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. Svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi e il Banco Alimentare.

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