//La cucina italiana patrimonio dell’Unesco

La cucina italiana patrimonio dell’Unesco

di | 2025-11-15T12:58:44+01:00 16-11-2025 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

La cucina italiana si avvia a diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità: la candidatura ha infatti ha ottenuto il primo via libera tecnico dell’Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), un riconoscimento che conferma quanto il modello alimentare italiano, fondato su qualità, identità territoriale e saperi artigianali, rappresenti un valore universale da tutelare e tramandare.

Un primo passo sicuramente importante, che pone una base solida per ottenere l’investitura ufficiale, ma l’esito positivo della valutazione tecnica segna già un traguardo storico: la decisione finale sarà comunque presa dal Comitato intergovernativo che si riunirà dall’8 al 13 dicembre a Nuova Delhi, in India. Il sì non è scontato ma, senza eccedere in ottimismo, è evidente che una decisione favorevole appare abbastanza probabile.

La cucina italiana non è solo un insieme di ricette o di pietanze, ma un vero e proprio sistema culturale che racconta la biodiversità del Paese, il legame tra persone e territorio e l’arte di trasformare la materia prima in eccellenza. Finora solo la pizza napoletana, dunque solo un pezzo (comunque certamente significativo e identitario) del patrimonio culinario italiano, ha raggiunto lo status di patrimonio culturale globale nel 2017.

Il percorso è iniziato nel 2020 quando diverse associazioni di settore e istituzioni culturali hanno proposto di inserire la cucina italiana nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. A curare il dossier della candidatura è stato Pier Luigi Petrillo, professore alla Luiss Guido Carli di Roma, che mostra una certa cautela: “La valutazione tecnica positiva dice che il dossier è ben fatto, però questo primo sì non deve creare illusioni perché il Comitato intergovernativo ha la possibilità di rivedere completamente la decisione”.

Tra i pareri favorevoli pubblicati contestualmente dall’Unesco ci sono anche quelli relativi al canto yodel della Svizzera, al genere musicale cubano Son, agli origami giapponesi, al vino passito cipriota e alla tradizione religiosa legata alla passione di Cristo in Messico.

L’Italia può vantare molti orgogli nazionali nella lista del patrimonio materiale e immateriale dell’Unesco. Tra gli altri, le Case delle fate in Sardegna, il canto lirico, la Via Appia e anche il Trasporto della macchina di Santa Rosa che si tiene ogni anno il 3 settembre a Viterbo per onorare la patrona della città. A differenza della pizza napoletana, già riconosciuta nel 2017, la candidatura riguarda l’intero modello culturale della cucina italiana: un insieme di pratiche, rituali e conoscenze che si tramandano di generazione in generazione.

“Il parere positivo dell’Unesco è un riconoscimento molto importante – sottolinea Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti -. Il sì avrebbe una forte valenza sia economica che sociale, perché dimostra il valore universale della cucina italiana che non è soltanto un insieme di ricette o tradizioni gastronomiche, ma un forte elemento identitario della nostra cultura e della nostra comunità, riconosciuto e amato in tutto il mondo. È un patrimonio che unisce eccellenza, convivialità e ospitalità, e che rappresenta un pilastro fondamentale per il nostro turismo e per la promozione internazionale del Paese”.

La nostra cultura alimentare si basa soprattutto sulla tutela e sulla valorizzazione delle produzioni DOP, IGP e biologiche, che rappresentano uno dei volti più autentici dell’intero sistema agricolo italiano. Le certificazioni di origine e di qualità garantiscono al consumatore trasparenza, tracciabilità e caratteristiche sensoriali uniche, rafforzando l’identità dei territori e il valore del made in Italy. Con particolare riferimento all’olio extravergine di oliva, autentico baluardo della dieta mediterranea.  

 

Inutile aggiungere che ci sono resistenze e contrarietà diffuse, in particolare dalla Francia e in generale dal mondo latino che pure possono vantare valori culinari di assoluto livello, ma in Italia si mangia bene dappertutto: ogni regione, ogni borgo, ogni contrada vanta tradizioni gastronomiche di eccellenza che insieme costituiscono, appunto, un patrimonio mondiale che vale sicuramente la pena far conoscere e tutelare. Aspettiamo dunque con trepidazione e un pizzico di timore la riunione in India, ma con la certezza che la candidatura è forte e sicuramente meritata.

Buona domenica.

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