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“La casa nella prateria” non invecchia mai

di | 2026-07-17T20:20:26+02:00 19-7-2026 0:30|Sezione 7, Spettacolo|0 Commenti

ROMA – Netflix ha arricchito il suo catalogo con otto episodi di una “nuova” serie TV dai connotati nostalgici, commoventi e, a tratti, dolceamari: “La casa nella prateria”, ideata dalla showrunner Rebecca Sonnenshine. Ma cosa ha reso questo racconto a sfondo sociale, sorprendentemente attuale, così tanto meritevole da venire già considerato la “sorpresa Netflix dell’estate 2026”, al punto da essersi aggiudicato, in pochi giorni, il secondo posto nella classifica dei contenuti più guardati sul portale multimediale? Innanzitutto, la nuova serie Netflix sta facendo riscoprire vecchie sfumature del genere western. Ma si tratta di un vero remake dell’omonima serie TV degli anni ‘70?

Michael Landon, attore e regista della serie degli anni ‘70

In realtà, il cast è nuovo e nuovo è pure l’approccio narrativo, che ha riportato al centro dell’attenzione la serie televisiva di Michael Landon, girata dal ‘74 all’83 e che, per anni, ha appassionato tanti telespettatori. Tuttavia, una cosa è rimasta inalterata: entrambi i prodotti televisivi hanno preso spunto da “La piccola casa nella prateria”, il romanzo autobiografico di Laura Ingalls Wilder, un libro di narrativa per ragazzi, scritto nel 1935, e parte della collana “Little House”.

La scrittrice Laura Ingalls Wilder

La scrittrice volle precisare la ragione che la spinse a scrivere i suoi libri: “preservare le storie della sua infanzia per i ragazzi di oggi, per aiutarli a comprendere quanto sia cambiata l’America durante il corso della sua vita” e questo obiettivo è stato portato avanti anche da chi si è occupato della produzione della serie TV. Non a caso, la regista Rebecca Sonnenshine ha dichiarato che il suo intento non è mai stato quello di riproporre la serie di Landon, ma quello di raccontare, di nuovo, la stessa storia, mettendo però al centro le sfumature più autentiche della vita dei pionieri, tra fatica quotidiana, rapporto con la natura e la costante necessità di sapersi reinventare.

Forse, più che di remake, si dovrebbe parlare di un nuovo adattamento, molto più fedele, ai romanzi originari (rispetto alla serie di 50 anni fa). Infatti, guardando “La casa nella prateria” del 2026 ci si immerge in un vero e proprio racconto di scoperta, rischio e sopravvivenza, sostegno reciproco e condivisione. Insomma, si viene catapultati in una realtà storica in cui il sacrificio e la speranza per un futuro migliore sono sempre stati messi al primo posto. Inoltre, per rendere tutto più realistico, “La casa nella prateria”, offerta da Netflix, ha cercato di riproporre gli antichi paesaggi della frontiera americana girando le riprese nelle praterie del Canada. Anche i costumi e le scenografie sono stati realizzati con molta più attenzione rispetto a quelli della serie precedente, cercando di rendere la ricostruzione storica il più fedele possibile alla realtà del tempo.

Costumi e scenografie de “La casa nella prateria” (2026)

Nella nuova serie TV i protagonisti non sono gli Ingalls, non sono i vicini nativi americani di lingua Sioux (gli Osage), non è neppure la vita nella frontiera o il rapporto simbiotico con i propri animali. È il cambiamento e la consapevolezza di dover guardare, sempre e comunque, avanti. Spesso, ripartendo da zero, intraprendendo un nuovo viaggio con una valigia piena di speranza nel poter trovare, un giorno, un posto in cui fermarsi, senza tranelli, senza accordi con il governo e senza prezzi impossibili da sostenere per acquistare il proprio lotto di terra.

La famiglia Ingalls e il fedele Jack

Ma perché “La casa nella prateria”, riportata in vita da Netflix, è una storia che non è mai invecchiata? Certo, sono cambiati gli interpreti, è cambiata la modalità narrativa proposta in televisione, ma non è mutata la necessità di raccontare la storia di persone comuni alle prese con il proprio destino. In fin dei conti, questa prima stagione, che ha già gettato le basi per un nuovo seguito della saga (che sicuramente avrà come cornice la celebre Walnut Grove, sulle rive del Plum Creek), lascia un insegnamento chiaro: la forza di una famiglia si nasconde nella sua capacità di restare unita, anche quando ogni cosa attorno a lei cambia.

Charles Ingalls e la costruzione della nuova casa a Indipendence

Se, in pochi giorni, la serie si è già aggiudicata il secondo posto nella classifica della piattaforma streaming, un motivo c’è. La nuova versione del racconto degli Ingalls, tra il freddo della notte e i lupi da cui difendersi nelle Grandi Pianure, offre uno sguardo più contemporaneo su tutto ciò che è stato, un tempo, il motore che ha tenuto ben salda la forza vitale degli abitanti delle praterie americane del periodo delle grandi espansioni e colonizzazioni verso ovest.

La corsa degli Ingalls verso la conquista del West

C’è tanto da scoprire sotto il cielo sconfinato della vasta prateria americana. Questa nuova serie non è solamente un tuffo nel passato, ma un viaggio di speranza, dei personaggi e dei telespettatori, che vivono le difficoltà degli Ingalls come “fin troppo” vicine. Se la famiglia Ingalls ha lasciato le foreste del Wisconsin per le ampie praterie del Kansas, dove ha avuto inizio la sua nuova vita, precisamente a Indipendence, quel che poi verrà resterà, sempre, appeso a un filo, pure per chi conosce a memoria la trama dei libri e la storia proposta dalla serie degli anni ’70. Non resta che mettersi comodi sul divano, accendere la TV e tuffarsi in quest’avventura.

Gli Ingalls uniti in un abbraccio che profuma di speranza

Dopotutto, il bello di una serie TV (come questa) non è anche quello di far rammentare, a chiunque la stia guardando, quanto sia importante l’unione di una famiglia? E Charles Ingalls, sua moglie Caroline e le figlie Laura e Mary lo sottolineeranno in ogni frase pronunciata, in ogni azione compiuta e in ogni loro desiderio espresso. Soprattutto, in modo commovente, però, in ogni lungo abbraccio che ha tenuto unita la famiglia contro ogni avversità, a dispetto di tutto. A prescindere dal fatto che quella chiamata casa potesse avere le fondamenta costruite in mezzo ai Grandi Boschi di Pepin, a Indipendence o a Walnut Grove.

Alice Luceri

Nell’immagine di copertina, la famiglia Ingalls, in mezzo alle praterie americane, in compagnia del fedele amico a quattro zampe Jack (scena tratta da “La casa nella prateria”, serie Netflix 2026)

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