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“La casa dell’attesa” e l’impegno in Angola di Fabio Geda

di | 2025-11-06T20:24:47+01:00 9-11-2025 0:20|Attualità, Sezione 5|0 Commenti

NUORO – “La casa dell’attesa” è un breve te sto, suddiviso in 5 capitoli, stampato per conto della Gius Laterza & Figli Spa nel marzo del 2025. L’autore, Fabio Geda, si cimenta in un nuovo e intenso reportage narrativo incentrato attorno ad una costruzione bassa e lunga edificata a fianco all’ospedale rurale di Chiulo: la casa dell’attesa, appunto.

Ci troviamo in Africa, precisamente in Angola, sugli altopiani al confine con la Namibia. Geda racconta i colori, i profumi, la speranza e la sofferenza di una terra e di un intero popolo. Nel piccolo centro di Chiulo, “una manciata di edifici in mezzo alla vastità rurale, poche case, poche persone, molta terra, un mercato, una scuola, qualche attività commerciale, la missione, l’ospedale, distese sconfinate di vegetazione buona per gli elefanti, se 27 anni di guerra civile non li avessero decimati o costretti alla fuga nella vicina Namibia”, le donne della provincia vanno a vivere in comunità prima del parto per proteggere sé stesse e i loro figli dagli imprevisti dell’ultimo mese di gravidanza.

Geda, con una penna fluida e un linguaggio semplice e immediato, racconta il lavoro di un gruppo di medici italiani e le storie di donne e uomini angolani il cui destino è stato trasformato dall’incontro con quei medici e con l’organizzazione cui appartengono. L’autore parla di Medici con l’Africa Cuamm, una tra le maggiori organizzazioni non governative sanitarie italiane che lotta quotidianamente per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Gli obiettivi che spingono l’associazione ad agire sono essenzialmente due: migliorare lo stato di salute in Africa e promuovere un atteggiamento positivo e solidale nei confronti dell’Africa stessa. Geda sottolinea che la salute non si può ritenere un bene di consumo, ma un diritto umano universale, per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio, inoltre vuole contribuire a far crescere nelle istituzioni e nell’opinione pubblica interesse, speranza e impegno per il futuro del continente africano.

Medici con l’Africa Cuamm è un’associazione attiva in nove paesi sub-sahariani dove sono presenti ospedali e dove si assistono le donne nell’ultimo mese di gravidanza, spesso ragazze e donne sperdute che non potrebbero essere soccorse, se non fosse messo a loro disposizione un luogo adeguato, in caso di urgenza. Il libro si legge con facilità e, alla fine, l’immagine dell’attesa acquista un sapore universale perché, come afferma lo stesso autore, “questo nostro pianeta assomiglia a una gigantesca casa dell’attesa (in portoghese: casa de espera) dove a dare alla luce il futuro, o anche solo la giornata, fatichiamo tutti. Ma tutti continuiamo a sperare”.

Fabio Geda e Laura Villosio di Medici con l’Africa Cuamm

“La casa dell’attesa” è un libro sulla caparbietà e sulla perseveranza, dove “la cura, la speranza e le relazioni a Chiulo salvano vite ogni giorno, dove non c’è niente ma potresti trovare tutto ciò che stai cercando”. Fabio Geda, ascoltando in Italia gli operatori di Medici con l’Africa Cuamm, ha deciso di far conoscere al mondo un ambiente speciale, ubicato nella lontanissima regione del Cunene, nel sud-ovest del Paese, negli altopiani al confine con la Namibia. Dopo essere stato con il Cuamm in Angola due volte, entrambe nel 2024: la prima per un sopralluogo, la seconda per un mese e mezzo, Geda ha raccolto le storie di svariate persone, medici, ostetriche, specializzandi, ragazzi della capitale Luanda. Il tutto, tessuto come una grande tela è diventato la sua “casa dell’attesa”.

Alcuni incontri hanno segnato per sempre la sua vita, come quello con Felismina, un’infermiera dedita al lavoro, notte e giorno, che quotidianamente ospita nella sua piccola casa i parenti dei pazienti o quello straordinario con Agostinho Neto, medico, poeta e padre della patria. Nel libro è percepibile la doppia faccia del rapporto madre-figlio. Da una parte la dolce attesa delle partorienti nella “Casa de espera”, e più in là, separate solo da un muro, nell’ospedale, l’attesa angosciosa delle mamme terrorizzate dalla paura che il loro bambino non sopravviva alla malnutrizione. L’immagine della vita e della morte che convivono a distanza di venti metri è straziante. A Chiulo colpisce che le madri aspettino anche due o tre mesi prima di dare un nome al figlio per essere sicure che sopravviva. “Ecco ancora il concetto di attesa”.

Se nel mondo molti distruggono, silenziosamente alcuni costruiscono. Medici e volontari in Angola fanno questo, inoltre insegnano ad altre persone a diventare competenti e nel frattempo salvano vite. “La casa dell’attesa” è un racconto vibrante e ricco di emozione e Geda, da semplice spettatore, a Chiulo si è ritrovato parte di un popolo e con il suo libro ne vuole far conoscere la storia. In Angola, l’esigenza di costruire una casa dell’attesa è nata dalla necessità di riunire le partorienti affinché attendessero insieme il lieto evento, facendosi compagnia e prendendosi cura una dell’altra, come in un villaggio. È una semplice strategia, ma necessaria per contrastare la mortalità infantile perinatale. In portoghese si dice “Casa de espera”, e il concetto di attesa si mischia in italiano a quello di speranza.

Per Fabio Geda attesa e speranza potevano diventare un filtro per raccontare molto altro, per parlare del tempo, del modo in cui siamo soliti fare le cose. Come lui stesso dice, “la Casa dell’attesa è nata 12 anni dopo l’arrivo del Cuamm nel Cunene. All’inizio c’erano 12 donne, quando c’è stato lui erano 70. Sono stati necessari anni per creare relazioni, fiducia reciproca. Quella piccola grande intuizione ha ridotto del 55% la mortalità perinatale. Vuol dire che un bambino su due moriva e oggi non muore più. A Chiulo avvengono 2mila parti all’anno. È un risultato straordinario in termini di vite salvate in una profonda provincia dell’Africa subsahariana”.

“Espera” è attesa ma per lo scrittore è soprattutto “un modo nuovo di stare accanto alle persone, con l’attenzione di incontrarsi sulla soglia, al confine, in un punto in cui ci si rispetta e ci si definisce a vicenda. È una modalità di fare cooperazione, è accettare che i risultati di quello che fai non li vedrai tu, l’importante è stare accanto alla gente e aiutarla a crescere e a camminare con le proprie gambe”. Simone Weil diceva: “Ogni volta che facciamo le cose con cura distruggiamo il male che è in noi”. Ecco, secondo Geda è più importante oggi fare meno e fare meglio.

“La casa dell’attesa” è un libro per tutti, o almeno per coloro che vogliono conoscere una realtà differente dalla nostra fatta di dolore, ma anche di speranza grazie a chi, con impegno, testardaggine e coraggio, lavora per rendere il mondo un posto migliore. Il reportage insegna a scoprire che l’attesa può essere vista secondo più angolazioni: lo stare fermi, il vivere il presente senza distogliere lo sguardo dal passato, aspettare e sperare. L’Angola ha molto da dire a un mondo lontano, e la voce di Geda, il lavoro del Cuamm aiuta a conoscere un po’ di più questo paese e questa popolazione, tra memorie di guerra, paesaggi mozzafiato e sogni da coltivare.

Fabio Geda è parte di Chiulo e della sua popolazione perché, l’esperienza vissuta e condivisa con operatori e pazienti, come lui stesso ha scritto, avrà un impatto nella sua vita. “L’idea del prendersi cura, non vuol dire curare. Non credo nel valore strettamente terapeutico del libro, ma credo che i libri possano prendersi cura del mondo, avendo cura delle storie che racconto. Non posso salvare vite con il mio lavoro, ma posso prendermi cura di quelle vite”.

Virginia Mariane

Amante del buon cibo, di un libro, della storia, dell’archeologia, dei viaggi e della musica

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