NUORO – La leggenda di Kap Dwa, termine che in lingua malese significa, “due teste”, per secoli ha suscitato l’attenzione e la curiosità di molti. Purtroppo, come varie storie spesso assurde per essere ritenute vere, è da considerare “una bufala” o, per utilizzare una perifrasi dei nostri tempi, una “fake news” o realtà? Secondo la leggenda tramandata da secoli, Kap Dwa sarebbe stato catturato da marinai spagnoli nel 1673, mentre passeggiava tranquillamente in una spiaggia della Patagonia, regione geografica dell’America meridionale, che comprende l’estremità meridionale del continente. Alto circa 3,66 metri, con due teste ben poggiate sulle spalle per vedere meglio da ogni angolo dell’oceano, venne legato all’albero maestro della nave. Non gradendo la prigionia e lo stato di cattività cui sarebbe stato destinato si ribellò e, dopo una pesante colluttazione con gli uomini dell’equipaggio, venne trafitto al petto da un piccone. 
Secondo un’altra versione, il gigante fu rinvenuto già morto perché colpito da una lancia o da un arpione, e venne mummificato dai nativi del Paraguay per scopi religiosi. Il corpo mummificato di Kap Dwa fu utilizzato in Freak Show, i circhi dell’orrore, fino a quando il suo corpo iniziò ad essere conservato in una località nota come Birnbeck Pier in Inghilterra, dove restò per 45 anni. Nel 1959 Lord Thomas Howard acquistò i resti di Kap Dwa e, in seguito, il corpo trovò alloggio presso il negozio Bob’s Side Show di Baltimora dove il proprietario Robert Gerber lo conservò in una teca. Un uomo di nome George Bickle, inglese, secondo il racconto di Gerber, in un secondo momento rubò il corpo di Kap Dwa portandolo al Museo della città di Blackpool dove rimase a lungo. Solo successivamente, con modalità non note, il corpo mummificato di Kap Dwa arrivò a Baltimora, nel museo The Antique Man Ltd, dove, tra altri oggetti misteriosi, fa ancora bella mostra di sé.
Ma chi era veramente Kap Dwa? Era un essere nato e vissuto con l’aspetto che ora conserva per l’eternità, con un’altezza di oltre 3 metri e le sue due teste o si tratta solo di un’anomalia nella normale conformazione fisica di un essere umano? È accettabile l’idea che Kap Dwa sia stato uno degli ultimi discendenti di una razza di giganti? Tra le tante ipotesi effettuate qualcuno ha ritenuto plausibile che si tratti di un’opera di tassidermia. In questo caso, come nella storia di Frankenstein, romanzo gotico, horror e fantascientifico composto dalla scrittrice britannica Mary Shelley fra il 1816 e il 1817, il corpo di Kap Dwa sarebbe stato composto prendendo varie parti di diversi corpi umani e animali. C’è chi giura che si tratti di vera pelle umana, chi parla di una fusione tra resti animali e umani, chi ancora sostiene sia solo una scultura in cartapesta. 
Questo, per altri, però non sembra essere il caso di Kap Dwa. Chi ha esaminato il corpo, ha detto di non aver trovato alcun segno di sutura. Le due teste sembrano essere attaccate entrambe naturalmente al busto, e nessuna delle due è stata aggiunta con un intervento successivo. La mummia, dagli anni ‘30 ai ’60 fu esaminata innumerevoli volte. Sembrerebbe persino che uno studente della Johns Hopkins University abbia anche eseguito una risonanza magnetica che ne ha appurato l’autenticità. La scienza medica in effetti afferma la possibilità che una creatura nasca con due teste o con altri organi “doppi”. Inoltre, alcune testimonianze attestano nel tempo la presenza di esseri “strani”, alti più del dovuto o con una conformazione fisica fuori dal comune.
Alcuni marinai olandesi guidati dal capitano Sebalt de Weert, nel XVI secolo, certificarono sul diario di bordo di aver visto dei giganti oltre lo stretto di Magellano. Gli olandesi affermarono di aver visto avvicinarsi sette barche dall’aspetto strano, piene di giganti nudi. Questi giganti presumibilmente avevano i capelli lunghi e la pelle bruno-rossastra ed erano aggressivi nei confronti dell’equipaggio. Alcuni scritti conservati nella Biblioteca Vaticana raccontano di una razza di giganti che avrebbe abitato in Sud America che, secondo i missionari, vennero uccisi dagli Aztechi. I “Tehuelche”, o Patagones, giganti della Patagonia descritti nei primi resoconti europei, erano una razza di umani giganti che superava il doppio della normale altezza umana. Dai resoconti si evince avessero altezze da 12 a 15 piedi (da 3.7 a 4.6 m) o più. La prima menzione di queste persone venne dal viaggio del marinaio portoghese Ferdinando Magellano e del suo equipaggio, che affermò di averli visti mentre esploravano la costa del Sud America in rotta verso le isole Molucche nella loro circumnavigazione del mondo negli anni 1520. 
Peccato che, magari, queste descrizioni siano oggi interpretate come un classico caso di “esotizzazione” e di esagerazione tipica delle narrazioni coloniali. Sembra che, comunque, a parte le storie che contornano la leggenda del “mostro a due teste”, l’analisi del DNA di Kap Dwa non sia stata ancora condotta. Pertanto, finché questi test non verranno eseguiti, la mummia di Kap Dwa rimane completamente avvolta nel mistero.
Ma allora, perché la sua storia continua a circolare? Perché le persone vogliono credere nei misteri irrisolti, nelle cose meravigliose, nei giganti che sfidano la scienza, nell’irrazionale che continua ad avere un fascino irresistibile.
Virginia Mariane

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