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Inteligo Training Camp: come governare l’IA

di | 2026-07-09T18:28:52+02:00 12-7-2026 0:35|Attualità, Sezione 8|0 Commenti

RIETI – “Intelligenza Naturale. Artificiale. La doppia elica del pensiero” è il titolo della seconda edizione di Inteligo Training Camp, che si è svolta nel polo universitario di S. Lucia a Rieti, con 52 interventi di professionisti, tecnici, docenti, filosofi, influencer, social media manager, eurogeologi, esperti di cryptovalute, blockchain e bitcoin, trasmessi in diretta su rainews.it, tradotti in sei lingue (le videointerviste sono pubblicate nel sito di rainews). L’associazione di architetti all’Opera (AxO’) prosegue il Training Camp sull’Intelligenza Artificiale (che i cinesi chiamano “Intelligenza fatta dall’uomo”), per porre domande, creare relazioni, confronti e dibattiti su un tema complesso tanto che è già in programma l’edizione 2027.

L’intervento di Enrico Aprico

L’idea di partenza è stata la necessità di approfondire le potenzialità e l’applicazione dell’IA soprattutto alle aree interne. Dal primo “tool” dell’umanità, una pietra, con la quale l’uomo rompeva le ossa per succhiare il midollo, che ha consentito lo sviluppo del cervello, ai “tool” digitali di oggi, alla robotica, con l’applicazione in campo medico, finanziario, scientifico, disabilità, anche le più complesse, assistenza anziani, smart city, la creazione di gemelli digitali per simulare e gestire emergenze, i rapporti tra cittadini e Pubblica amministrazione, aiuto agli uffici tecnici dei piccoli comuni, in difficoltà per carenza di personale.

L’IA è in grado di fornire informazioni di ogni genere in poco tempo: sentenze (per gli avvocati), visure catastali, vulnerabilità edifici, stesure e gestione di bandi pubblici, presentare un progetto, conoscere quante persone disabili abitano in un edificio, leggere lastre, analisi cliniche, interventi chirurgici, riassumere in poche righe libri, conoscere lo stato di una foresta, non solo quantitativamente, ma qualitativamente, realizzare filmati, gestire investimenti. Il sistema è energivoro, è l’uomo che immette i dati, possono aumentare le disuguaglianze di genere ed economiche: verso i Paesi più poveri e quelli che, come l’Italia, non hanno investito nelle energie rinnovabili. La gestione, il costo, la velocità delle connessioni, la detenzione dei dati, può rappresentare un grande rischio geopolitico e militare da non sottovalutare.

Robot al lavoro

La guerra, iniziata con la clava, le lance e le frecce, proseguita con i fucili, i carri armati, i missili, l’atomica, oggi usa l’IA. I droni possono uccidere una persona solo con il riconoscimento facciale e quel che è peggio, senza provare emozioni: un algoritmo ci seppellirà, se non stiamo attenti. L’IA può avere conseguenze sulle democrazie, influenzare la comunicazione politica, l’informazione. Gli interessi privati (soprattutto i più ricchi) vanno coniugati con gli interessi dei cittadini, indirizzati verso il bene comune. Il cambiamento va capito, non combattuto, il progresso va governato, bisogna conoscerlo, fare formazione, soprattutto tra la popolazione, servono limiti e regole. Il cervello va sempre tenuto in attività “bisogna saper fare il pane per gestire un panificio” ha sottolineato Enrico Menduni presidente del comitato tecnico di Inteligo, massmediologo, docente all’Università Mercatorum.

Sulla Cina è intervenuto Enrico Aprico, docente di strategia e politica aziendale all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano e Luiss Business School: “La Cina è il laboratorio più avanzato, fa programmi quinquennali e tutto il Paese si muove in funzione di quei programmi. I loro robot sembrano umani e sono già di uso comune”. I nativi digitali sono i soggetti più a rischio: gli studenti chiedono all’IA di riassumere un libro in poche pagine, non approfondiscono la conoscenza, che invece è quella che ci consente di capire le differenze, apprezzare la qualità di una musica, di un film, la creatività, distinguere tra cognitivismo e connessionismo, restare umani.

Andrea Velardi, docente di filosofia dei processi cognitivi ed emotivi, università Niccolò Cusano, coordinatore del dottorato in sistemi emergenti e complessità sostiene che “l’ippocampo del cervello va sempre tenuto in esercizio per memorizzare e imparare, non possiamo affidarci solo alla tecnologia. L’IA è uno strumento nelle nostre mani, non è un agente, l’Europa deve muoversi, fare politiche di sviluppo sulla sicurezza nazionale e mercato del lavoro, i conflitti nascono dalla subalternità geopolitica. La città di Troia è caduta per colpa di Cassandra che l’aveva previsto, o di chi non ha ascoltato?”.

Daniele Camagna, finalista Campiello giovani 2024, Università Alma Mater di Bologna studente Digital Humanities and digital knowledge: “Dobbiamo restare mente, non diventare braccio, abbiamo il diritto alla disconnessione, non deleghiamo facoltà cognitive, non diventiamo dipendenti dalla tecnologia, che non ha capacità critica”. Robotica con Leonardo Piastrella e l’effetto specchio: gentili con le macchine per rimanere umani, le interviste al robot della Teotronica di Matteo Suzzi, artigiano digitale di Imola, maker e inventore di robots per intrattenimento, costruiti con taniche di plastica e materiale riciclato.

Ciliegina sulla torta in chiusura: don Andrea Ciucci, Cancelliere alla Pontificia Accademia della vita (ha collaborato con Papa Leone XIV alla stesura dell’enciclica “Magnifica Humanitas”), intervistato da Raffaele Barberio, direttore di Italia nel Futuro, esperto in comunicazione e relazioni istituzionali, autore di articoli e saggi. “La Chiesa guarda al futuro, alla vita delle persone e dei più deboli, ai legami sociali, alla giustizia. Ben venga la tecnologia, ma bisogna vedere come la costruiamo e come la usiamo, limitare i danni e dare una direzione. La tecnologia non è neutra, possiamo usarla bene o male e la responsabilità è sempre dell’utilizzatore finale: l’uomo. Il Papa cita la ricostruzione di Gerusalemme, fatta tutti insieme, non da un uomo solo al comando”.

Francesca Sammarco

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