NUORO – Uno stencil di 67.800 anni fa. La parola “stencil” significa mascherina: è lo strumento attraverso il quale si realizza una decorazione. Solitamente si tratta di un supporto di cartone speciale o di materiale plastico intagliato con una serie di finestre, di pieni e di vuoti, collegati tra loro da sottili “ponti” di separazione. È una tecnica moderna eppure, secondo il professor Adam Brumm, membro dell’Australian Research Centre for Human Evolution (ARCHE) della Griffith University, lo stencil esisteva almeno 67.800 anni fa. Come affermato dalla rivista “Finestre sull’arte”, con un articolo uscito lo scorso 23 gennaio, “un’impronta di mano di 67.800 anni, ritrovata in Indonesia, fa riscrive la storia dell’arte rupestre”. 
La scoperta, secondo i ricercatori, rafforza l’idea che la creatività non sia nata improvvisamente in Europa, ma fosse una caratteristica diffusa dei primi esseri umani. All’interno di una grotta, nel Sud-Est di Sulawesi, isola indonesiana ad est del Borneo, è stata rinvenuta una pittura rupestre molto antica, risalente al Pleistocene, ma non la prima scoperta nell’isola che ospita una delle culture artistiche più ricche e longeve al mondo. Nella grotta di Leang Tedongnge, nel 2017 vennero ritrovate delle pitture raffiguranti un cinghiale stilizzato, considerate allora le più antiche al mondo, risalenti a 45.000 anni fa.
Tornando alla scoperta di Adam Brumm e della sua equipe, si tratta di uno stencil con la forma di una mano. La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi guidato dalla Griffith University, dall’Agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e innovazione BRIN e dalla Southern Cross University, e afferma che la pittura rupestre supera di oltre 15.000 anni le precedenti scoperte nella stessa area. Addirittura, per ottenere una cronologia certa dello stencil, si è adottata una tecnica di datazione basata sugli isotopi dell’uranio, cioè sulle varianti di uranio con peso atomico diverso, depositatisi nel tempo sopra e sotto lo strato della pittura. Per misurare il decadimento dell’uranio nel tempo sono stati prelevati campioni di calcite di cinque millimetri di spessore dalle pareti delle grotte calcaree ed esaminati con un laser gli strati di roccia.
I ricercatori hanno esteso il campo d’indagine a tutti gli altri disegni presenti nella grotta. Si è pertanto scoperto che la località, la grotta di Liang Metanduno sull’isola di Muna, è stata utilizzata come “spazio artistico” per un periodo che va da 67.000 a 20.000 anni fa. Questa scoperta porta molto indietro nel tempo le prime testimonianze di arte rupestre, il cui primato fino a poco tempo fa era detenuto da alcune grotte europee come El Castillo in Spagna e Chauvet in Francia, dove sono state rinvenute raffigurazioni risalenti a non più di 30.000 o 40.000 anni fa. La scoperta è certamente eccezionale per il fatto che permette anche di ricostruire i movimenti che portarono le prime popolazioni ad occupare le regioni circostanti. Secondo l’archeologo Adhi, l’isola di Sulawesi fu quasi certamente uno dei “ponti” da cui le antiche popolazioni, durante l’era delle glaciazioni, transitarono verso la Nuova Guinea, l’Australia e la Tasmania.
Il professor Renaud Joannes-Boyau, co-leader dello studio e membro del Geoarchaeology and Archaeometry Research Group (GARG) della Southern Cross University, ha rimarcato più volte come la scoperta spieghi l’iter dell’antico viaggio dagli ambienti continentali dell’Asia verso il Sahul. La scoperta, pubblicata su Nature, con il titolo Rock art from at least 67,800 years ago in Sulawesi, fornisce inoltre nuovi elementi per capire con maggior contezza le prime dinamiche di insediamento umano in Oceania e le origini della cultura aborigena australiana. Lo stencil scoperto nella grotta di Liang Metanduno rappresenta una mano, una sorta di contorno che, secondo i ricercatori, è stato poi elaborato restringendo lo spessore delle dita in modo da creare l’impressione degli artigli. Forse la pittura “potrebbe simboleggiare l’ idea che esseri umani e animali fossero strettamente connessi”. 
Le impronte di color rosso cuoio esaminate dai ricercatori indonesiani e australiani sono state realizzate soffiando del pigmento sulle mani appoggiate alle pareti della caverna, e delineandone così il contorno. Secondo i ricercatori, la trasformazione delle dita in artigli è una creazione artistica di grande rilievo poiché indicherebbe un atto creativo deliberato, non una semplice impronta lasciata per caso, il che suggerirebbe, sempre secondo Adam Brumm, una capacità simbolica avanzata, già presente nelle popolazioni che abitavano l’area decine di migliaia di anni fa. Gli studiosi, comunque, non hanno ancora stabilito il significato simbolico della modifica, che rimane ad oggi oggetto di interpretazione e studio.
“Quest’arte – ha spiegato Brumm durante un’intervista alla BBC – potrebbe simboleggiare l’idea che esseri umani e animali fossero strettamente connessi, concetto che già appare nelle prime pitture di Sulawesi, con almeno un esempio di scena raffigurante figure interpretate come esseri metà umani e metà animali”. Come ha altresì dichiarato Maxime Aubert, archeologo e geochimico del Griffith Centre for Social and Cultural Research (GCSCR), “Dalla nuova fase di ricerca emerge ora con chiarezza che Sulawesi è stata la culla di una delle culture artistiche più ricche e durature al mondo, con origini risalenti ai primissimi periodi di occupazione umana dell’isola, almeno 67.800 anni fa. Queste scoperte sottolineano l’importanza archeologica delle numerose altre isole indonesiane tra Sulawesi e la Nuova Guinea occidentale”.
Secondo il professor Joannes-Boyau, la scoperta dell’arte rupestre indonesiana offre una ulteriore documentazione storica del luogo, “la più antica prova diretta della presenza di Homo sapiens lungo questo corridoio migratorio settentrionale che parte da Sulawesi per dirigersi verso Sahul”. “Questa scoperta sostiene fortemente l’ipotesi che gli antenati dei Primi Australiani fossero presenti a Sahul già 65.000 anni fa”, afferma il ricercatore Adhi Agus Oktaviana, e, probabilmente, “le persone che hanno realizzato queste pitture a Sulawesi facevano parte di una popolazione più ampia che successivamente si è diffusa nella regione fino a raggiungere l’Australia”.
Virginia Mariane

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