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In bici Di Giovampaolo racconta l’Italia

di | 2025-11-30T01:19:09+01:00 30-11-2025 0:01|Personaggi, Sezione 1|0 Commenti

ROMA – Il giornalismo dell’inviato Rai Alfredo Di Giovampaolo è un po’ quello degli illuministi, per i quali esso era un dovere etico nei confronti del popolo e un po’ quello del romanziere che attraverso le storie degli umili racconta invece la grande storia, quella con la S maiuscola. A questo lui aggiunge – per dirla come si direbbe oggi – una skill in più: sa usare la tecnologia e quindi, da un format all’altro, i suoi lavori somigliano sempre più al prodotto di una redazione intera. Con la differenza che lui, la trasmissione, se la fa (quasi) interamente da solo.

Prima a piedi con “Cammina Italia” ha scandagliato territori impervi, soprattutto quelli interessati dal terremoto, dando voce a paesi dimenticati e in attesa di aiuti per gravi emergenze o, semplicemente, ha scoperto e fatto scoprire tradizioni, culture che si sono perse ma sono ancora vive e meritano di essere conosciute. Poi si è aggiunta “Pedala Italia”, che ha provato a raccontare come la bicicletta – considerata quasi esclusivamente un attrezzo sportivo – sia in realtà uno straordinario mezzo di trasporto, per muoversi in città, per viaggiare, per scoprire angoli meno conosciuti del paese, tutto all’insegna della sostenibilità.

Ora, sempre su Rainews24, ha avviato un nuovo progetto editoriale: “Sulla strada. Territori, persone e storie a due ruote”. In pratica, si tratta di una sintesi delle due precedenti rubriche (di cui ha preso il posto il sabato, alle 10:30 e la domenica alle 9:30). Di “Pedala Italia”, è rimasto il mezzo narrativo e il punto di osservazione originale per un reportage giornalistico: il sellino della bicicletta. “Sulla strada” parla, dunque, di cicloturismo, di mobilità urbana, di bike economy, della storia sociale della bicicletta, ma aggiunge – prendendolo da “Cammina Italia” – lo sguardo alle storie di vita dei nostri territori.

Attraversando città e paesi in bicicletta, con lentezza, è più facile scoprire e raccontare ciò che spesso rimane invisibile a chi segue i ritmi frenetici di questa società. Così, ormai da ottobre scorso, parte ogni settimana con una delle sue sette biciclette – acquistate da quando non ha più un’automobile – sale e scende dai treni per seguire nuovi itinerari, progetti, in cui l’ambiente si intreccia con la storia, l’arte, le tradizioni e nuovi modelli di vita. Incontra persone, associazioni, comitati e dà loro la possibilità di farsi conoscere, raccontarsi. Ad ogni stazione lo aspetta chi vuole dirgli qualcosa e lì parte il reportage giornalistico, che è anche la sua missione.

E così la puntata di Ravenna per l’ultima tappa del “Giro d’Italia d’Epoca” può diventare, per esempio, l’occasione per raccontare anche dell’imperatore Giustiniano e della moglie Teodora, raffigurati nei mosaici di San Vitale, o per visitare la tomba di Dante. Oppure a Gaiole in Chianti, oltre a parlare della Toscana, c’è l’occasione di occuparsi dell’Eroica, manifestazione che rievoca il ciclismo d’altri tempi, che diventa metafora di un ritrovato rapporto con la natura, le strade non asfaltate, i paesaggi, il buon cibo, ma anche l’indotto economico che comincia a muoversi intorno alla bicicletta e al cicloturismo. Più giù dello Stivale scopre la “Barocca” di Ragusa, un’altra corsa di bici d’epoca, che diventa il pretesto per pedalare attraverso i luoghi del commissario Montalbano di Andrea Camilleri, ma anche per parlare della “bike economy” della Sicilia sud orientale.

Insomma, l’osservazione del paese dalle due ruote si presta un po’ per tutto: come infarinatura di geografia e storia, indagine sociale, come vademecum e moderna guida turistica, modello di viaggio e di vita non solo per chi va in bicicletta, ma soprattutto per chi non ci va e potrebbe scegliere di farlo. Il mezzo ideale per fuggire dall’overtourism e dalle rotte troppo frequentate. Il giornalista, che vive a Roma ed ha rinunciato ormai da sei anni alla macchina, non solo parla di sostenibilità ma, soprattutto, la pratica. Lo fa nella vita e nelle trasferte di lavoro, sempre in treno e bici al seguito; non si limita a informare, rivelare particolari, fa anche parlare personaggi che sono sconosciuti, sì, ma hanno buoni motivi per non esserlo più; vuole dimostrare che una vita più “green”, sostenibile, è possibile. Dalle due ruote il discorso può arrivare a trattare di tutto.

Le immagini che ci offre Di Giovampaolo sono fresche, divertenti, vere e il bello è che le trasmissioni sono il risultato del grande lavoro non di una redazione ma di una persona che fa quasi tutto da sé. E quella persona è lui. Di Giovampaolo, infatti, è così ‘”smart” che, a parte i cameramen e i montatori che trova nelle regioni in cui si sposta, ha telecamere un po’ dappertutto: almeno una sul suo manubrio, una su quello dell’intervistato, una addirittura sulla schiena dell’operatore, che lo precede rigorosamente in bicicletta.

Praticamente, si è inventato un modo nuovo per realizzare un programma televisivo, l’unico in Italia, fatto pedalando. Al termine di ogni reportage taglia le interviste, seleziona le immagini e quando tutto è stato montato pubblicizza il prossimo servizio sui suoi canali social. La leggerezza e l’originalità di ogni servizio sono il risultato di un lavoro faticosissimo ma il bello è che non si vede.

L’inviato – probabilmente – più atletico di Saxa Rubra dove si reca al lavoro rigorosamente sulle due ruote, ha tutto ciò che gli serve nel suo zainetto da ciclista. Costi minimi per abbigliamento, ridotto come solo può essere quello di un ciclista, e anche attrezzatura “minimal”.

Tutto ciò che gli serve, infatti, lo ha nei muscoli allenati delle gambe e, naturalmente, nella testa.

Gloria Zarletti

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