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Il tango come danza che sa fondere musica e poesia

di | 2026-02-06T19:40:56+01:00 8-2-2026 0:20|Sezione 5, Storie|0 Commenti

MILANO – Il tango è una danza ricca di dettagli e tradizioni, ma è anche condivisione, è un dialogo tra due persone più forte delle parole, è poesia e musica. Le sue origini risalgono alla fine del XIX secolo e ai primi anni del 1900, quando circa 2 milioni di italiani migrarono in Argentina, a Buenos Aires. Nasce come un ballo caratterizzato da una musica triste e malinconica, espressione della vita degli immigrati che, costretti a lasciare le proprie terre, portano con sé le proprie tradizioni, canti e balli.

Il tango in un primo tempo si contraddistingue come espressione di una cultura popolare nata dall’incontro delle diverse comunità di emigranti nella regione del Rio della Plata. Solo successivamente esso diviene una forma artistica, che comprende il tango come musica, il tango come danza e il tango come poesia con testi e canzoni caratterizzate dalla vita nei sobborghi di Buenos Aires, Rosario e Montevideo. La musica e la danza sono il frutto di un incontro tra la cultura popolare europea e quella locale, influenzata dall’etnia africana e dai suoi ritmi musicali.

I più grandi gruppi etnici tra fine ’800 e inizi ‘900 si affollavano nei sobborghi cittadini, dagli afroamericani agli immigrati italiani, spagnoli, polacchi, ungheresi. Gli immigranti europei e quelli provenienti dall’interno del paese si ritrovarono a convivere nelle orillas della città, i quartieri poveri periferici e sentirono il bisogno di incontrarsi e svagarsi dopo una giornata di duro lavoro. Sembra che proprio in quei bassifondi dove si ritrovavano sia nato il tango e poiché gli immigrati erano per lo più uomini frequentemente la danza era ballata tra uomini che spesso si allenavano in vista di accedere a dei locali dove c’erano anche delle vere ballerine con cui cimentarsi.

Nei conventillos, i grandi edifici popolari, le diverse storie, lingue e ritmi musicali si fusero dando vita a un nuovo stile musicale. Tra i principali influenti si trovano l’Habanera cubana, la Payada dei gauchos e il Candombé africano. Questo miscuglio musicale prese il nome di Milonga, un ritmo sincopato che simboleggia proprio l’incontro di culture diverse. Nel tempo, la Milonga si trasformò in qualcosa di più morbido e lineare, evolvendosi nel Tango Argentino che si sviluppò nella comunità popolare. La musica aveva dentro sé la malinconia dei valzer viennesi, l’energia delle mazurke, la struttura delle polke. E su queste note, il corpo si muoveva in modo nuovo.

I movimenti danzati del tango sono molto particolari: il corte, una pausa improvvisa e teatrale, e la quebrada, una rottura del passo che sembrava una piega nel tempo a cui si aggiungono altri dettagli e tradizioni del tango. Il famoso abbraccio è una parte fondamentale della danza perché attraverso questo contatto i ballerini in questo modo comunicano tra loro. Il leader guida i movimenti e il partner li interpreta, dando vita a una coreografia unica ogni volta, non importa che si tratti di un uomo e una donna o di due persone dello stesso sesso, importante è che una delle due assuma il ruolo di leader e conduca la danza mentre l’altra si abbandona al partner.

C’è poi una curiosità molto interessante che riguarda il “cabeceo”, il gesto della testa utilizzato nelle milonghe per invitare qualcuno a ballare. Invece di avvicinarsi direttamente a una persona, si usa uno sguardo e un piccolo cenno del capo: un modo discreto e rispettoso per iniziare un ballo. Il tango utilizza per le sue esecuzioni uno strumento, il bandoneón, uno strumento musicale diatonico simile alla fisarmonica o all’organetto che regala al tango il suo suono inconfondibile. Il suo suono malinconico e profondo racconta le emozioni intense che la danza vuole trasmettere e la danza, come la musica, diventa una lingua di resistenza, seduzione e sopravvivenza.

È proprio nell’intenso dialogo tra Africa, Europa e Sud America ha preso forma il tango nella cultura dell’abbraccio, del ritmo e della memoria. Un ponte tra mondi lontani, un ballo che non dimentica mai da dove è venuto.

Margherita Bonfilio

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