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Tornano le cartolerie (nonostante il digitale)

di | 2025-10-26T00:50:45+02:00 26-10-2025 0:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

VITERBO – Sembrava che le cartolerie fossero destinate a diventare un ricordo, soppiantate da e-book, calendari digitali e note sullo smartphone. E invece, a sorpresa, stanno vivendo una seconda giovinezza. Non è un vezzo nostalgico di pochi appassionati, ma una vera tendenza culturale: agende cartacee, libri stampati, dischi in vinile, pellicole fotografiche stanno conquistando nuove generazioni cresciute con lo smartphone in mano. Dietro questo fenomeno c’è il desiderio di rallentare. In un mondo in cui viviamo costantemente connessi, circondati da notifiche e contenuti mordi e fuggi, gli oggetti analogici offrono un’esperienza diversa: tangibile, concreta, sensoriale. Sfogliare un libro, scrivere su carta, ascoltare il fruscio di un vinile sono gesti che invitano alla calma e alla presenza.

Non a caso, il mercato dei vinili cresce stabilmente da anni, le vendite di agende cartacee non accennano a calare e le librerie indipendenti tornano a essere luoghi di incontro e scoperta. Le cartolerie, un tempo considerate negozi di prossimità “da cancelleria scolastica”, sono diventate spazi creativi. Oggi offrono taccuini rilegati artigianalmente, carte pregiate, penne stilografiche, nastri decorativi e strumenti per chi ama il “fai da te”. Non vendono solo oggetti, ma esperienze: entrare in una cartoleria ben curata significa immergersi in un mondo di colori e texture, che stimolano la creatività e il piacere estetico. È il trionfo del “bel gesto”: la scelta di scrivere una lettera a mano o segnare gli appuntamenti su un’agenda diventa un atto personale e curato, in contrasto con la velocità impersonale del digitale.

Non si tratta di un rifiuto della tecnologia: nessuno nega la praticità dei calendari online, degli audiolibri o degli appunti salvati al volo sul telefono. Piuttosto, è il segnale di una cultura ibrida: utilizziamo gli strumenti digitali per comodità, ma riscopriamo quelli analogici per il piacere che regalano. Scrivere a mano aiuta la memoria e stimola aree del cervello diverse rispetto alla digitazione; leggere su carta riduce l’affaticamento visivo; ascoltare un vinile, con la sua ritualità, crea un legame più intimo con la musica. Questa ricerca di autenticità è anche una reazione al sovraccarico sensoriale. Viviamo in un’epoca di immagini infinite, notifiche costanti e aggiornamenti in tempo reale. L’analogico diventa una forma di resistenza dolce, una via per rallentare e riconnettersi al presente.

Non è un caso che le foto istantanee e le macchine fotografiche usa e getta siano tornate di moda: l’imperfezione, il tempo di attesa, il limite di scatti restituiscono valore a ciò che immortalano. Le nuove generazioni, nate nel pieno della rivoluzione digitale, sembrano particolarmente attratte da questo approccio “slow”. Molti ragazzi usano diari cartacei, comprano dischi e frequentano mercatini di libri usati. È un fenomeno globale: secondo alcune analisi di mercato, il settore stationery (prodotti da cartoleria) è in crescita costante, così come quello dei vinili, che ha superato in alcuni paesi le vendite dei CD. Non si tratta solo di collezionismo, ma di una forma di esperienza culturale.

Camminare tra scaffali pieni di quaderni rilegati, scegliere una penna con cui scrivere, ascoltare il fruscio di pagine nuove: tutto questo ha un impatto emotivo che nessuna app può replicare. Le cartolerie stanno tornando a essere luoghi speciali, dove l’atto dell’acquisto diventa un momento di ispirazione. Non sorprende che alcuni di questi negozi siano diventati destinazioni turistiche, soprattutto in città storiche, attirando appassionati e creativi. Il ritorno dell’analogico ci ricorda che la tecnologia non ha sostituito del tutto il piacere del contatto fisico con gli oggetti.

Non è una battaglia tra carta e schermo, ma un nuovo equilibrio. Forse non salveremo il pianeta scrivendo una lista di cose da fare su un’agenda di carta, ma rallentare il ritmo e scegliere strumenti che ci fanno stare bene è un gesto di cura verso noi stessi. In fondo, certe emozioni non hanno bisogno di wi-fi per funzionare.

Alessia Latini

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