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Il rilascio del salmone, rito antico e salvifico

di | 2026-07-23T16:40:05+02:00 26-7-2026 0:10|Sezione 3, Storie|0 Commenti

MILANO – Ogni maggio, sul canale che attraversa il cuore di Stoccolma, succede qualcosa di strano e bellissimo. Una classe di bambini si avvicina alla banchina davanti all’Opera, conta alla rovescia da dieci e poi urla quando migliaia di pesci scivolano giù per un tubo dritti nel fiume. Qualcuno manca l’imboccatura e finisce sul marciapiede, tra le risate e le grida. È il laxsläppet — il rilascio del salmone — ed è uno dei riti urbani più teneri che si possano immaginare: una città che restituisce qualcosa all’acqua che l’attraversa. Quest’anno è stato il cinquantatreesimo.

La città di Stoccolma ha liberato 10.000 havsöringar — trote di mare — solo a Strömkajen, e 150.000 in tutto il distretto metropolitano. Non è solo un gesto simbolico: è un programma di tutela ambientale concreto, pensato per ristabilire gli equilibri di un Mar Baltico messo a dura prova dalla pesca eccessiva. Ma è anche, inevitabilmente, qualcosa di più. È il momento in cui una capitale nordica moderna ricorda di avere un fiume, e che quel fiume è vivo.

Il salmone — o la trota di mare, che in svedese porta la stessa radice, lax — ha un posto speciale nell’immaginario nordico. Per secoli ha scandito le stagioni, nutrito le comunità, orientato l’economia dei villaggi sul fiume. In Svezia la tradizione della pesca del salmone è documentata almeno dal 1231, quando il re Valdemaro II registrò i diritti di pesca sul Mörrumsån, ancora oggi uno dei fiumi salmonati più famosi d’Europa. Il ritorno dei pesci in primavera aveva — e in qualche modo ha ancora — la stessa funzione che ha la prima neve o la prima rondine: segnala che il tempo ha girato, che un ciclo si è chiuso e un altro può cominciare.

Il laxsläppet è nato nel 1973 come programma municipale di gestione ittica, ma nel tempo si è trasformato in qualcosa di diverso: un appuntamento, un rito collettivo, un evento attorno a cui la città si raduna anche sotto la pioggia, come è successo quest’anno, quando la bella giornata di qualche giorno prima aveva già ceduto al grigio tipico di maggio a Stoccolma. Ci sono i pescatori che lo aspettano da mesi. Ci sono i bambini portati dagli insegnanti per vedere qualcosa che non si vede spesso: la natura che entra in città, improvvisa e un po’ fuori controllo. E c’è un senso diffuso che questo gesto — semplice, ripetuto ogni anno, quasi rituale — dica qualcosa di importante su come ci si vuole rapportare al mondo naturale. C’è anche una dimensione democratica che vale la pena sottolineare. Lo Strömmen — il canale dove le acque dolci del lago Mälaren incontrano quelle salate del Baltico — è uno dei pochi posti al mondo dove si può pescare con la canna nel centro di una capitale europea senza licenza e senza pagare nulla. La legge svedese lo garantisce a chiunque.

Le trote rilasciate a maggio rimarranno qualche giorno nel canale prima di cominciare il loro viaggio verso l’arcipelago: in quel tempo, chiunque può incontrarle. Un bambino con uno spinnero fatto in casa. Un turista di passaggio. Un pensionato con la canna piantata sulla banchina da ore. Lo stesso pesce per tutti. Come ogni rito che dura decenni, anche il laxsläppet porta con sé qualche tensione. Durante la cerimonia di quest’anno, qualcuno ha avvistato una foca grigia nelle vicinanze — un predatore che si sta spingendo sempre più verso il centro della città — e Oliver Karlöf, il consulente per la tutela dei pesci della città, ha commentato laconicamente che si spera vada via. È un dettaglio piccolo ma significativo: rimettere in circolo pesci in un ecosistema già complesso non è mai senza conseguenze, e i problemi ecologici del Baltico sono troppo grandi perché 150.000 trote possano risolverli da sole.

Il laxsläppet non è la soluzione: è un gesto, una direzione, una fedeltà a qualcosa che vale la pena mantenere. Forse è proprio per questo che funziona ancora, dopo cinquantatré anni. In un’epoca in cui la maggior parte dei riti collettivi si è spostata online, in cui la natura viene più spesso guardata da uno schermo che vissuta dal vivo, il rilascio rimane ostinatamente fisico, stagionale, impossibile da replicare in streaming. I pesci escono dal tubo una volta sola, a maggio, davanti a chi c’è. E i bambini che contano alla rovescia quel giorno porteranno con sé, forse per sempre, l’immagine di migliaia di pesci che scivolano nell’acqua verde dello Strömmen. E la sensazione, strana e precisa, che la città e il fiume si appartengano ancora.

Ivana Tuzi

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