ROMA – Pro Natura, la più antica organizzazione svizzera per la protezione dell’ambiente, ha proclamato il riccio come l’animale dell’anno 2026. Il riccio europeo (Erinaceus europaeus) è sempre più minacciato. L’impatto dell’uomo, la distruzione degli habitat rurali, la costruzione di strade e l’urbanizzazione stanno portando ad un forte declino del riccio europeo. Maggiori parchi fioriti, inseriti all’interno di centri abitati, sarebbero la migliore soluzione per tutelare i ripari dei ricci, garantendo così una costante disponibilità d’insetti, fonti di nutrimento e protezione da tosaerba, decespugliatori e autovetture, che potrebbero intralciare il loro cammino tra il fogliame o mentre attraversano una strada di un centro urbano.

Erinaceus europaeus
Lo stato di conservazione dell’Erinaceus europaeus è passato da “Least Concern” (minore preoccupazione) a “Near Threatened” (quasi minacciato). Insomma, la sua popolazione, in Europa, è in netto calo. Si stima che nell’ultimo decennio i numeri del riccio di casa nostra si siano ridotti, a seconda dei Paesi in cui si trova, tra il 16% e il 33%. Ecco il motivo per cui il riccio europeo è stato classificato come un animale “potenzialmente in pericolo” nella Lista Rossa delle specie a rischio, secondo i criteri dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura); classificazione del 2022 per la Svizzera e del 2024 per l’Unione Europea.

Riccio nel sottobosco
Il riccio è un animale insettivoro. Ha un udito finissimo, un olfatto molto sviluppato e quando mangia emette forti rumori dati dalla masticazione degli esoscheletri tritati dai dentini. Si ciba di lombrichi, vermetti, coleotteri, bruchi di farfalla, uova di uccelli e lumache. Non disdegna neppure le carcasse. Una piccola curiosità sulla sua alimentazione? Non è in grado di digerire il cibo vegetale e se dovesse annusare un frutto è perché, molto probabilmente, è la “casa” di qualche ospite.

Un banchetto a base di lombrichi
Le zone pianeggianti e collinari sono le preferite dai ricci, ma è comune incontrarli anche sul livello del mare o, viceversa, a più di 2000 metri di altitudine. Principalmente frequentano spazi aperti e ricchi di vegetazione. Infatti, amano vivere nelle zone cespugliate e nel sottobosco, ma spesso li si può incontrare in mezzo ad un orto o, addirittura, in qualche giardino cittadino.

Un riccio tra i fiori di campo
E sebbene i ricci siano piccoli animali, d’altro canto sono abili viaggiatori e di notte percorrono tragitti di diversi chilometri, soprattutto nel periodo degli accoppiamenti da aprile a fine agosto, momento in cui il maschio riesce a camminare per oltre 5 km in una sola notte alla ricerca di una femmina con cui accoppiarsi. Poi, dopo una gravidanza di circa 40 giorni, da cui nascono dai due ai nove cuccioli e di cui si occuperà solamente la mamma, a circa sei settimane di vita i piccoli inizieranno a perlustrare i loro primi sentieri autonomamente, andando alla scoperta del mondo.

Mamma riccio con i suoi cuccioli
Tuttavia, i ricci europei sono in pericolo a causa della graduale scomparsa dei loro habitat naturali e le loro temerarie passeggiate, quando si avventurano dai boschi fino ai centri abitati, spesso li espongono a grandi pericoli come il traffico stradale. Per questa ragione, Pro Natura monitora, in tutta la Svizzera, più di 750 riserve naturali in cui sono presenti questi piccoli mammiferi ed è attiva a livello internazionale con la rete “Amici della Terra” (Friends of the Earth International). Tra l’altro, a marzo 2026, l’organizzazione lancerà un progetto a livello nazionale, in Svizzera, chiamato Bonjour Nature, con l’obiettivo di promuovere vari giardini naturali per avere sempre più aree verdi e sicure all’interno dei centri abitati. Ricci in pericolo che attraversano la strada

Ricci in pericolo mentre attraversano la strada
Il riccio ha necessità di riposare di giorno e ha bisogno di rifugi asciutti in cui svernare. Gli basterebbero dei semplici rami, un mucchio di foglie o un po’ di legna impilata. Come riparo di fortuna andrebbero bene anche le casette per ricci vendute nei negozi specializzati per la cura degli animali. Qualche angolo “selvaggio” nei giardini delle case potrebbe aiutare questi piccoli animali, come tutelerebbero la loro sicurezza pure la rimozione di possibili trappole, reti o plastiche abbandonate. L’ideale sarebbe evitare di usare, nel proprio giardino, pesticidi e prodotti chimici, preferendo, invece, la creazione di aiuole di fiori che porterebbero all’arrivo di insetti e quindi dei ricci.

Casetta per un Erinaceus europaeus in un giardino privato
“I problemi ambientali non hanno confini – sostiene Pro Natura -. La distruzione della biodiversità e i mutamenti climatici riguardano l’intero pianeta”. Ecco perché questa organizzazione difende con determinazione la natura, i paesaggi e l’ambiente, soprattutto quando questi sono minacciati o rischiano di venire distrutti. E la possibilità di entrare e uscire liberamente da un bosco, un giardino comunale o uno privato non dovrebbe più avere differenze per l’Erinaceus europaeus.

Erinaceus europaeus addormentato tra le foglie di un giardino privato
Forse sempre più persone dovrebbero conoscere Pro Natura o, comunque, dovrebbero ispirarsi alle sue azioni, imparando a promuovere una forte connessione tra esseri umani e ogni creatura vivente al mondo. Basta poco per aiutare un riccio: un animaletto grande più o meno 30cm, con circa 6000 aculei e che in inverno, quando entra in letargo, non supera i 500g di peso.
Giusto poche accortezze e il suo futuro, fin troppo fragile e incerto, potrebbe cambiare radicalmente grazie alle scelte adottate da ciascuno di noi, se solo si iniziasse a tutelare, con più attenzione e consapevolezza, l’animale dell’anno 2026.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, un riccio tra i fiori di un giardino

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