MONTEROTONDO – Non tutti hanno avuto la fortuna e, soprattutto, l’intraprendenza per scoprire un sito archeologico come è successo a Vincenzo Fiocchi Nicolai. Sono passati quasi trent’anni dal momento in cui lo studioso, già allora noto archeologo, oltrepassò i cancelli di Villa Cecconi a Monterotondo e potè vedere sotto una casa esattamente ciò che si aspettava: delle catacombe cristiane. Prima che lui riuscisse in questa impresa, nel 1997, l’esistenza di questo cimitero e di una basilica ad esso annessa era riportata in molti documenti antichi tra i quali un calendario del V secolo che localizzava il sito dove erano custodite le spoglie del martire Restituto, genericamente ma neanche troppo, al XVI miglio della via Nomentana, in un “praedium” ricadente nella giurisdizione di Nomentum (Mentana).

Il professor Vincenzo Fiocchi Nicolai
Il santo, martirizzato sotto Diocleziano per essersi rifiutato di adorare gli dei pagani, avrebbe anche compiuto miracoli in questo luogo che nessuno, però, aveva mai cercato. Lo fece lui, il professore, e lo trovò. Sul posto, aveva riconosciuto la struttura catacombale simile a quelle di Sant’Alessandro al VII miglio della via Nomentana e di Santa Vittoria a Monteleone Sabino. L’argomento deve essere stato da sempre un chiodo fisso per lui, docente di Archeologia cristiana e medievale e, tra tante altre cose, direttore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana del Vaticano nonchè Accademico dei Lincei. Quel cimitero cristiano lo aveva notato più volte sui documenti, da quelli datati 1343 fino alla fine dell’800, così si può dire che la sua scoperta e gli studi conseguenti siano stati il filo rosso di tutta la sua vita, interamente dedicata da docente e da studioso, ai monumenti paleocristiani in rapporto con le trasformazioni delle città.
E così a Monterotondo, località cui corrispondeva quel miglio indicato dalle fonti, Fiocchi Nicolai riuscì senza fatica a localizzare la necropoli di cui anche Antonio Bosio, noto come il “Cristoforo Colombo della Roma sotterranea”, aveva parlato nel Rinascimento. Si presentava, però, un problema, sempre a proposito di quelle trasformazioni del territorio materia dei suoi studi perché il miglio XVI ricade precisamente su villa Cecconi, proprietà della famiglia del noto aviere cui è intitolata anche la via, all’altezza della chiesa dei Cappuccini. Si era ritrovato, dunque, davanti al grande cancello in uno di quei momenti determinanti per un archeologo cui non deve mancare una buona dose di “faccia tosta”. Senza questa “skill”, con le nuove costruzioni, le recinzioni e i mutati confini non porterebbe mai a buon fine la sua ricerca.
Lui, invece, si, questa dote ce l’aveva: si era quindi schiarito la voce e aveva suonato il campanello. Incredibilmente quell’unica volta, nel 1997, entrare era stato facile. “Suonai – racconta l’archeologo – e la figlia dell’architetto Fausto Cecconi mi fece entrare così potei vedere sei o sette gallerie in parte trasformate in cantine ma credo ci fosse molto di più”. Ecco come Vincenzo Fiocchi Nicolai, che ancora oggi si inerpica in territori impervi o si infila nelle cavità in cerca di tombe, si era trovato di fronte a qualcosa di incredibile riuscendo anche a strappare qualche scatto e brevi appunti. Dopo quella fugace visita, però, l’accesso a Villa Cecconi non gli era stato più permesso e non c’era stato verso di entrarci ancora, neanche con l’intercessione della Soprintendenza né dell’Amministrazione comunale. 
Di quella bellissima esperienza che ogni archeologo si augurerebbe, però, lo studioso aveva le foto che sono state poi pubblicate nel suo volume “I Cimiteri Paleocristiani del Lazio” (Edizioni Città del Vaticano, 2009). Dalle pagine 443 a 457, egli descrive la necropoli di San Restituto e la basilica sovrastante, anche se quest’ultima, documentata fino all’800, non esiste più essendo stata probabilmente abbattuta per fare spazio alla villa. L’emozione di quella scoperta, probabilmente, Vincenzo Fiocchi Nicolai l’ha raccontata ai suoi studenti, ai famigliari, ai colleghi. Ma domani (lunedì 19 gennaio), la potrà raccontare per la prima volta anche agli eretini che della necropoli nella loro città sanno e non sanno e forse è più probabile la seconda ipotesi.
Domani, infatti, tornerà a Monterotondo a parlare delle catacombe in una conferenza organizzata per lui presso il Liceo Scientifico “G.Peano” dove la sorte ha voluto che lavori suo nipote, il professor Alessandro Ranazzi, al quale si deve, quindi, l’unica iniziativa pubblica mai avvenuta, almeno sul luogo di questo ritrovamento. E’ stato lui a fare da tramite con la nuova dirigente Giovanna De Angelis la quale ha mostrato un vivo interesse per l’argomento nella sua visione della scuola anche come punto di raccordo con le energie del territorio. La conferenza, oltre che ai docenti e agli studenti, sarà aperta anche agli esterni e si prevede che saranno in molti a voler esserci per vedere da vicino come una leggenda può, a volte, diventare realtà.
Gloria Zarletti
Nell’immagine di copertina, l’ingresso di Villa Cecconi a Monterotondo

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