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E il pastore Efisio dice “no” alle multinazionali

di | 2025-10-30T19:03:59+01:00 2-11-2025 0:05|Sezione 2, Spettacolo|0 Commenti

VITERBO – Un anziano pastore sardo contro un colosso immobiliare milanese che costruisce complessi di lusso. È la storia di Efisio Mulas raccontata nel film “La vita va così”, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 23 ottobre e diretto da Riccardo Milani. Una commedia ispirata alla vicenda di Ovidio Marras che però non è riuscito a vedersi sul grande schermo poiché è morto a 86 anni nel 2024 (nel film interpretato dall’allevatore ottantaquattrenne Giuseppe Ignazio Loi, di Terralba) che è riuscito ad impedire l’edificazione di un resort di lusso sulla spiaggia di Tuerredda, rifiutando di vendere il suo terreno.

Efisio Mulas, interpretato da Giuseppe Ignazio Loi

Le sue convinzioni, l’attaccamento ed il rispetto del territorio, della sua casa ereditata di generazione in generazione che si scontrano con l’esigenza dei compaesani di un lavoro sicuro che vogliono, invece, accettare le proposte di spietati speculatori edilizi che non lo rispettano, causando gravi danni ambientali e paesaggistici. Il conflitto di un singolo contro le esigenze degli altri, come succede nella vita di ogni giorno, ma che non rappresenta comunque la storia della Sardegna che ha ancora molto da scrivere, magari abbattendo isolamento e barriere per progettare nuove prospettive, per dare posto quindi a nuove energie ed a nuove risorse.

Del resto, come ribadito nella Laudate Deum di Papa Francesco, nonostante i “progressi tecnologici compiuti, non ci rendiamo conto che allo stesso tempo siamo diventati altamente pericolosi, capaci di mettere a repentaglio la vita di molti esseri e la nostra stessa sopravvivenza”.

Sa vida andada aicci (cioè, la vita va così) nella lotta contro avidi avvocati milanesi che cercano di abbindolare il pastore sardo che porta le sue mucche a pascolare sulla spiaggia alla soglia del nuovo Millennio, nel Sulcis, sud Sardegna, tra un mare splendido e la sua casa dove hanno vissuto i suoi avi, contro il presidente di un grande gruppo immobiliare, interpretato da Diego Abatantuono, che inizia a costruire un resort, ma a cui manca un pezzo di terra, dove sorge proprio la casa del pastore.

Tra offerte da capogiro, l’intervento di Mariano, un capo cantiere siciliano (il convincente Aldo Baglio), c’è Francesca, la figlia di Efisio Mulas, interpretata da Virginia Raffaele, che si trova tra la morsa della forte appartenenza al territorio e la velata possibilità di un miglioramento delle condizioni dello stesso. La difesa delle radici, di una terra e di un mare incontaminato da parte di un pastore che prepara pomodori secchi accanto al suo fidato cagnolino Ventu che non cede alle lusinghe economiche in nome del dio denaro e della possibilità di un lavoro che migliori la situazione economica dei suoi compaesani, ma anche lo scontro tra la tutela dell’ambiente e l’insidioso salto allo sviluppo economico.

Geppi Cucciari

Il presidente milanese sollecita l’intervento persino del vescovo in un’escalation di situazioni, risate ma anche occasioni per riflettere sui veri valori della vita. Tutto va a finire nelle mani del giudice, interpretato dall’attrice macomerese Geppi Cucciari, con cuore e mente ben ancorati nella sua isola, con tanto di bottone sardo come spilla nel cappotto e lo chef Cracco che appare in un cameo. “Ho detto di no”, risponde Efisio Mulas: è il no espresso per esprimere i propri diritti, le personali convinzioni e l’identità.

Laura Ciulli

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