//Il Natale più bello sia nel nostro cuore

Il Natale più bello sia nel nostro cuore

di | 2025-12-21T01:21:00+01:00 21-12-2025 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

Storie di vita. Ma perché dobbiamo aspettare il tempo del Natale per sentirci più buoni, più aperti, più disponibili, più pronti ad essere vicini agli altri, soprattutto a chi ha bisogno.

Storie di passioni. Perché in tutto ciò che facciamo ogni giorno (anche nelle banali incombenze quotidiane) c’è bisogno di un carburante potente: il cuore che, oltre a pompare sangue, genera emozioni e sentimenti; induce una forza che spinge a migliorare e a migliorarsi. E’ il potente motore della nostra esistenza quando ad essa proviamo a dare un senso pieno.

Storie di cambiamenti. In un romanzo letto recentemente, il protagonista è un professore di matematica che avrebbe voluto intraprendere la carriera di ricercatore e che, invece, per portare subito uno stipendio a casa va ad insegnare in un liceo. La sua vita è fatta di numeri, di leggi, di rigide schematizzazioni: mentre pesca, passa il tempo calcolando il moto delle onde o studiando il movimenti dei pesci. Questo signore burbero con gli studenti, senza amici, immerso nella solitudine di un’isola che d’inverno è poco più di una landa desolata, racconta che sono le rotture, le discontinuità, le imperfezioni a generare potenti e nuove verità: tutte le grandi invenzioni derivano da una diversità rispetto alla regola. Ecco perché esse diventano l’autentico carburante per provare ad immaginare un mondo diverso e possibilmente migliore. Magari all’inizio sarà complicato accettarle, duro da sopportare, ma se si ha la forza e la voglia di resistere, alla lunga si uscirà diversi. E migliori.

Il tempo del Natale è tutto questo e molto altro. La bontà, la solidarietà, l’accettazione non possono e non devono essere prerogativa solo di questi giorni. Perché i bisogni, le sofferenze, le malattie non vanno mai in ferie o in vacanza: ci sono sempre, ad agosto come a dicembre, come a maggio. Eppure, nel vorticoso tourbillon di giorni in cui si pensa ai regali o ai cenoni, deve rimanere aperto uno spazio di riflessione che non può essere prerogativa solo dei credenti. Quando, oltre duemila anni fa, arrivò sulla terra un rivoluzionario che rivoltò come un calzino le convizioni dell’epoca, non si rivolse soltanto a chi volle seguirlo ma parlò a tutti: a quelli che c’erano allora e a quelli che sarebbero venuti dopo. Una frattura dirompente che cambiò davvero il mondo.

In un tempo in cui le guerre erano all’ordine del giorno ed erano considerate come l’unico metodo di confronto con gli altri, un giovanotto (figlio di un umile artigiano e di una donna del popolo) disse che, invece di prendere le armi, al nemico o all’avversario bisognava offrire l’altra guancia. Oddio, non è che dopo due millenni le cose siano cambiate di molto, ma resta la realtà di una discontinuità concreta. Ed egli stesso che non aveva alcuna autorità reale cacciò dal tempio i (presunti) intellettuali e quelli che si percuotevano il petto con la massima contrizione, salvo tornare a commettere ogni tipo di porcheria non appena mettevano piede fuori da quel luogo sacro.

Ecco, se il Natale qualcosa deve portarci, ci doni la forza per essere forti, per comprendere e assecondare i cambiamenti, per accettarli e farli nostri. Ci tempri di fronte alle difficoltà, che non mancano e non mancheranno mai. E’ questo l’augurio più sincero e più vero che possiamo farci. E soprattutto che tutto ciò avvenga ogni giorno dell’anno.

Buona domenica e Buon Natale.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi