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“Il mondo nuovo” di Huxley si è concretizzato già oggi

di | 2026-05-14T19:16:05+02:00 17-5-2026 0:25|Cultura, Sezione 6|0 Commenti

ROMA – Quando uscì, nel 1932, fu classificato come un romanzo di fantascienza appartenente al genere della distopia. Oggi, però, possiamo dire che Aldous Huxley, quando concepì e scrisse “Il mondo nuovo” (“Brave new world”), pronunciò in realtà una profezia che oggi si è avverata. Lo sfondo del suo libro è una società dominata dalla tecnologia dove le persone non conoscono la storia, anzi, a dire il vero non conoscono niente. Per loro le varie epoche sono relegate e accatastate in un tempo generico i cui fatti sono considerati passati, “vecchi”.

Tutto, qui, viene programmato, a cominciare dalle nascite, selezionate e create in vitro, che non sono e non devono essere conseguenza e frutto di legami, sentimenti, emozioni. I quali, infatti, non esistono, sono considerati inutili, superati. Il sesso, al contrario, viene promosso ma solo per soddisfare le pulsioni, sin dalla tenera età. Non per procreare, però, perché anche su questo lo stato attua il sio controllo. Per evitare gravidanze, ai giovani vengono insegnate pratiche di contraccezione affinchè non diventino genitori e i figli siano figli della società. Una società, questa, in cui tutti sono felici, tutti vivono in un universo splendido dove la felicità è indotta, il dolore è scomparso perchè non è funzionale a mantenere l’ordine. Ma quella felicità non nasce dalla meraviglia di una visione, dall’emozione di un incontro, dall’ascolto e lo scambio di parole, dalla soddisfazione di un desiderio.

Non è così perché nessuno, in quella società, ha curiosità, velleità o necessità. Le persone hanno tutto, tutto è propinato nella stessa dose, anche la gioia, anche il sapere, che sono sufficienti così come sono. Nessuno vorrebbe cambiare la propria situazione, operazione che richiede coraggio. Va bene, quindi, lo status quo. Non è, quella descritta da Huxley una dittatura, ma un mondo dove nessuno vorrebbe fare più di ciò che gli è concesso nè vorrebbe uscire dagli schemi. Non è una dittatura perché è stato annullato tutto ciò che potrebbe indurre alla dissidenza e, al contrario, promosso quello che è tranquillizzante. Nella distopia di Huxley non si cresce e non si diventa unici grazie all’esperienza e alle vocazioni personali. Si è tutti uguali, standard, non ci si distacca dall’opinione comune perché per avere riflessione critica ci vuole coraggio e costa tanta fatica.

La schiavitù, invece, è più facile. Non richiede, infatti, decisioni nè responsabilità, non porta a fallimenti. Le persone “funzionano” secondo i programmi dello stato, sono serene e se non lo sono possono prendere il “soma”, una droga che allontana i pensieri, non fa sentire le angosce. Solo il protagonista del romanzo fuoriesce da questo schema perchè, non essendo stato educato (nè, quindi, assuefatto), in questa società, sente la mancanza di qualcosa che lo faccia sentire vivo. Reclama quindi la possibilità di soffrire, di sentire la fatica, reclama la poesia, il dramma, il pericolo, la bontà, il peccato: le cose umane che in quel mondo non esistono più. Nessuna repressione, nella società immaginata da Huxley, perché qui il potere è seduttivo, fa credere di essere saggi e ha annientato la voglia di sapere, di cercare la verità e la storia nei libri che per questo non vengono bruciati come in tutti regimi perché non ce ne è bisogno.

Aldous Huxley

Semplicemente, nessuno li cerca per leggerli, i libri. E quando c’è autocensura, non c’è bisogno che lo stato applichi la censura. Più che distopia, una profezia, quindi, quella di Huxley che nel 1932 ha raccontato, come fosse un incubo, quanto poi si è realizzato: comfort, sicurezza, illusione, dipendenza ma anche inconsapevolezza, stordimento. La tecnica raccontata da Huxley alla guida di quel mondo si è materializzata oggi nei social dai quali l’individuo è costantemente intrattenuto e trastullato, “drogato” dalla gratificazione dei like, dall’attesa di continue novità dal mondo virtuale in cui è spettatore della vita attraverso reel, video, storie, post. Ma non la vive veramente, quella vita. E’ abbagliato da una bellezza filtrata che non invecchia mai ma non è vera eppure la scimmiotta, rimane invischiato in discussioni sterili dentro “echo chamber” in cui i partecipanti non offrono nuovi punti di vista ma ne confermano tutti uno solo.

C’è poco da aggiungere alla nostra quotidianità perché diventi una copia di questa opera. Forse solo la forma letteraria distingue quella distopia dai tempi moderni. Tutto il resto corrisponde e fa onore ad Aldous Huxley, un intellettuale lungimirante e colto, umanista e pacifista citato anche, tra gli altri, da Franco Battiato, dal gruppo rock “The doors” e dagli “Iron Maiden” per le sue intuizioni e la sua sperimentazione psichedelica. Nel raccontare quel “Fantastico mondo nuovo” – titolo ironico ripreso da Shakespeare – da veggente qual era ha avvertito l’umanità su quanto sarebbe successo. Ma non è stato ascoltato.

Gloria Zarletti

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