PERUGIA – Nulla di nuovo sotto il sole. Se ritenevano di aver lanciato una nuova moda debbono arrendersi all’evidenza storica gli autori e di cultori di “Mia moglie”, il gruppo social, frequentatissimo, in cui i mariti pubblicavano, a go-go, foto intime delle mogli nude ed ignare. Profetico il poeta Salvatore Quasimodo: “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo…”. Non solo per le brutali prevaricazioni, la violenza cieca delle guerre, la ricerca spasmodica del proprio interesse personale senza alcun rispetto dell’altro, ma persino nella ricerca dei piaceri di sesso personali. L’uomo, in una forma di narcisismo spinto oltre ogni limite, che si gloria della bellezza della consorte e invece di godersela in coppia con la partner, vuole condividere il piacere con altri, imbocca una strada vecchia come il cucco. 
Settimo secolo avanti Cristo. In Lidia, regione dell’attuale Turchia, siede sul trono Candaule, della dinastia degli Eraclidi. Il sovrano risulta ricchissimo e temuto, ma soprattutto ha sposato una donna bellissima, di cui non è rimasto il nome (alcuni studiosi sostengono si chiamasse Nissia, sebbene non sia chiaro a quali fonti abbiano attinto). Il re – lo riporta Erodoto (424 aC-425 aC) nelle “Storie” – confida al capo delle sue guardie, Gige, che sua moglie, nell’intimità rifulge ancora più avvenente ed incantevole di quanto appaia alla vista di tutti i giorni. Per farla breve invita la sua guardia del corpo a nascondersi nella camera nuziale ed a godere nella visione di tanta venustà. Gige non vorrebbe partecipare quale terzo incomodo alla pantomima reale, ma l’insistenza del sovrano si fa tale e pressante che, per evitare ritorsioni (le teste coronate sono state sempre vendicative) finisce per acconsentire.
Si nasconde, dunque, mentre la regina ed il suo sposo si lasciano andare ai legittimi piaceri coniugali. Ma Nissia – le donne, aspetto notorio, ne sanno sempre una più del diavolo – si accorge di essere stata considerata un puro oggetto ed esposta all’onta ed al disonore e, infuriata, convoca il capo delle guardie. Il quale viene posto davanti ad un tragico “aut aut”: o la vendica uccidendo il re che l’ha esposta alla vergogna o a morire toccherà proprio a lui, a Gige. Tergiversa il militare che ha sempre obbedito con fedeltà al suo sovrano, ma poi si rassegna a trasformarsi in sicario e vendicatore. E al successivo incontro della coppia reale, di nuovo nascosto in camera da letto, dietro una tenda, il soldato sgozza con un coltellaccio il sovrano. Passo successivo: Nissia sposa Gige, che così sale al trono. Fine della dinastia Eraclidea ed inizio dell’epoca dei re Mermonadi. 
Non solo la letteratura (Theophile Gautieri e più di recente, Mario Vargas Llosa ne hanno scritto) ma persino nella pittura questa degenerazione sessuale viene descritta: splendido il quadro, risalente al 1859, di Jean Luis Jerome. Resta, inquietante, la vicenda i cui numeri si rivelano impressionanti: in sei anni di vita il gruppo “Mia moglie” ha mobilitato qualcosa come 32.358 utenti, che come l’antico re per nulla rispettoso della consorte, di nascosto della partner, mostravano le bellezze della compagna e come dei Gige (ma senza costrizione subita dal capo delle guardie reali di 2700 anni or sono) spiavano, da autentici voyeur, le immagini (foto e video).
“Meta” ha chiuso il gruppo, ma dicono le cronache che i nuovi Candaule ed i moderni guardoni (scopofili, in psicanalisi) pare siano sciamati in altri siti social. La procura di Roma, su segnalazione della polizia, ha aperto una indagine. Che, statene certi, non sarà sufficiente a frenare le abiezioni sessuali, così fortemente radicate (lo dicono i numeri) in certi soggetti umani. Chiudeva la sua poesia il poeta siciliano: “… gli uccelli neri, il vento, coprono i loro cuori”.
Elio Clero Bertoldi

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