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Il gene preistorico dei Neanderthal che potenzia i muscoli

di | 2026-08-26T09:29:23+02:00 23-8-2026 0:25|Attualità, Sezione 6|0 Commenti

ROMA – Il 17 agosto è stato pubblicato uno studio internazionale sulla rivista scientifica Current Biology. Qual è la particolarità di questa ricerca? A quanto pare, una variante genetica ereditata dai Neanderthal tenderebbe ad aumentare la massa muscolare negli esseri umani dei giorni d’oggi. Ma come è possibile, verrebbe da chiedersi. La risposta è semplice: un segmento di DNA, che codifica il recettore dei Neanderthal, è giunto fino all’uomo moderno tramite la mescolanza genetica. Tale scoperta è emersa a seguito di un’analisi genetica di oltre un milione di persone adulte, che avevano messo a disposizione i propri dati raccolti in cinque biobanche, e di oltre 6 mila dati appartenenti a bambini.

Rappresentazione dell’uomo di Neanderthal

Più nello specifico, l’alterazione in questione è quella del recettore dell’ormone della crescita “GHR” (Growth Hormone Receptor), che influisce in modo diretto sulla fisionomia di chiunque la possieda. Questa variante, stando ai dati forniti, sarebbe entrata nel patrimonio genetico dell’Homo Sapiens circa 47.000 anni fa a causa dell’ibridazione tra le due specie. I portatori, da quanto emerge dallo studio reso noto dalla rivista scientifica della casa editrice Cell Press, non solo avrebbero una maggiore massa muscolare, ma anche caratteristiche craniofacciali e dentali simili a quelle dei Neanderthal.

Profilo dell’uomo di Neanderthal

Quelle dell’Asia meridionale e orientale sono le zone in cui il gene è più comune, raggiungendo percentuali pari al 24% della popolazione. In Europa, invece, la variante è estremamente rara. Gli europei che attualmente la posseggono sono appena lo 0,5%. E se ci si stesse chiedendo quali sono i tratti ereditati nelle popolazioni moderne, la risposta è molteplice: circa 285 grammi in più di peso e 270 grammi di differenza di massa muscolare, 3 millimetri di altezza media in più, radici dei denti più corte e mandibola con un ramo più corto. Quel che rende il tutto ancora più interessante è che gli effetti fisici non si notano facilmente nei bambini, ma emergono intorno agli 11 anni di età, esattamente in concomitanza con l’aumento dei livelli dell’ormone della crescita durante gli anni della pubertà.

Impatto della variante genetica dei Neanderthal nei portatori umani moderni

I Neanderthal sono considerati come la forma umana arcaica maggiormente conosciuta. Avevano corpi più robusti, cervelli più grandi rispetto a quelli degli esseri umani dei tempi attuali, sopracciglia molto prominenti, una protuberanza nella parte posteriore del cranio e, segno ancora più distintivo, una maggiore massa muscolare e radici dentali corte. Sebbene nessuna di queste caratteristiche sia esclusiva dei Neanderthal, gli individui più recenti di questa specie, rispetto a quelli più antichi, presentavano, tuttavia, forme più estreme di questi tratti.

Teschio di un uomo di Neanderthal (con corte radici dentali e prominente arcata sopraccigliare)

Quel che è certo è che “historia docet” ed è ormai assodato che i Neanderthal, anche se si sono evoluti per la maggior parte in isolamento dagli esseri umani d’oggigiorno, prima della loro estinzione si sono incrociati con l’Homo Sapiens. Niente di surreale, anzi. La prova di questa affermazione si trova nelle persone con radici non africane che, ancora oggi, hanno un materiale genetico composto da circa il 2% di DNA appartenente ai Neanderthal. Una singola variazione nella sequenza proteica ha alterato, infatti, il segnale cellulare della crescita nei portatori moderni. Tra l’altro, la conferma è arrivata dagli studi in laboratorio condotti dagli autori della recente ricerca. Le cellule coltivate in laboratorio con il recettore dei Neanderthal hanno mostrato, in modo evidente, un’attivazione molto più forte ai segnali di crescita (pari a circa il 40% in più). Un tempo tutto ciò poteva essere utile per sviluppare la forza necessaria per sopravvivere nei vari ambienti ostili dell’epoca, ma oggi? Sapere, quindi, che le prove di laboratorio e i dati sulla popolazione coincidono in modo così chiaro stupisce alquanto.

Il ricercatore Hugo Zeberg

Non a caso, come ha ammesso uno degli autori dello studio, Hugo Zeberg, “questa variante mostra come un singolo cambiamento amminoacidico, ereditato dai Neanderthal, possa influenzare ancora la biologia umana”. Ma cosa significa davvero tutto questo? È ovvio che non si sta parlando di un gene che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità per regalarci dei super muscoli. Anzi, l’allenamento, l’alimentazione e lo stile di vita restano elementi discriminanti fondamentali.

Scheletro e modello a grandezza naturale di un uomo di Neanderthal

Tuttavia, è a dir poco affascinante che una variante genetica, dopo così tanti secoli, possa ancora “far sentire il suo peso”, modificare la fisionomia dei volti e il funzionamento delle cellule muscolari. Come ha dichiarato il primo autore dello studio Philipp Kanis, ciò che più colpisce, infatti, è che “due tipi di prove, molto diverse tra loro, raccontino, comunque, la stessa storia”. Certo, i Neanderthal sono scomparsi, ma non si può negare, visti gli esiti dello studio, che una parte di loro continui a vivere, ancora oggi, in molti individui dei tempi moderni (e non solo nei libri di storia).

Alice Luceri

Nell’immagine di copertina, rappresentazione al computer dell’uomo di Neanderthal, con mandibola corta, suo segno distintivo, e un’imponente forza fisica

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