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Il Cristo Redentore che protegge la Sardegna

di | 2026-08-27T18:31:42+02:00 30-8-2026 0:05|Sezione 2, Storie|0 Commenti

VITERBO – Era il 29 agosto del 1901 quando, in occasione della celebrazione del Giubileo, veniva eretta una struttura in lega di ottone ad alta resistenza, raffigurante Gesù Cristo, divenuta poi uno dei simboli della Sardegna: è la statua del Redentore. Su una delle cime più elevate del Monte Ortobene, nella zona chiamata “Monte ‘e Bidda”, vicino a Nuoro, questa maestosa opera dello scultore Vincenzo Jerace, guarda tutto il paesaggio da un’altezza di 925 metri sul livello del mare. Da quella occasione, Papa Leone XIII decise che in tutte le regioni italiane venissero innalzati monumenti dedicati a Cristo Redentore.

Possente, maestosa nei suoi circa 5 metri di altezza, dal peso di circa 2 tonnellate, è meta dei visitatori provenienti dalla Sardegna e da ogni parte del mondo. Alla statua del Redentore è legata una storia suggestiva e particolare che trova le sue origini sin dalla sua realizzazione: fusa a Napoli, arriva via mare in Sardegna, successivamente suddivisa in varie parti, trasportate con carri trainati da buoi sulla montagna e poi assemblate all’arrivo. L’opera esposta ai forti venti, ma anche ai grandi sbalzi di temperatura sulla vetta della montagna nel corso degli anni, è stata ristrutturata nel 2013, in occasione della celebrazione del 113esimo anno dalla installazione, in cima al Monte Ortobene.

Un trattamento conservativo delle parti in ferro, ma anche la impermeabilizzazione del sistema di deflusso delle acque piovane all’interno della possente struttura ed altri lavori di manutenzione che hanno riportato al suo splendore questa statua. Ma non è solo questo che caratterizza questa magnifica opera: sul palmo della mano del Cristo benedicente, rivolta verso la città di Nuoro, per volontà dell’artista c’è scritto: “A Luisa Jerace, morta mentre il suo Vincenzo la scolpiva”. Una dedica dello scultore in onore della moglie scomparsa durante la realizzazione. Si tramanda, infatti da quel giorno, che la donna sia morta nel guardarla, perché impressionata dalla mole della statua. Inoltre, dietro il piede destro del Redentore è impresso il volto di un bambino, a rappresentare l’umanità che al cospetto di Dio è proprio come un bambino.

Ma non è solo questo che racconta la storia di questa struttura, perché a dispetto del freddo della sua composizione, questa statua così colossale rappresenta una sofferta lotta artistica dell’artista, soprattutto nel realizzare il volto di Gesù. Non era certo facile esprimere con l’argilla, la natura divina ed umana del Redentore. La statua era completa, ma il volto era la sua ossessione, un vero e proprio enigma: numerosi tentativi non avevano portato ad un risultato. Jerace non riusciva a tramutare quello che vedevano gli occhi della mente, in un volto bronzeo, tanto da rinunciare ed arrendersi. Il lavoro incessante, la delusione e la stanchezza lo avevano sopraffatto, tanto che decide di abbandonare il progetto. Ma non doveva certo finire così e nel giorno in cui la Chiesa celebrava l’Ascensione di Gesù al cielo, lo scultore si sente spinto da una forza irrefrenabile, va nel suo studio e riprende in mano la situazione.

Attraverso la grande scala di legno intorno alla statua, arriva in cima e con un pesante martello di quercia, in preda alla disperazione, si scaglia violentemente per mezz’ora sull’argilla, sospeso tra cielo e terra. Una lotta furibonda tra l’essere umano e la materia per realizzare il volto del Cristo e poter poi ritrovare la serenità. Ma nel volgere lo sguardo in alto, Jerace si accorge di quello che è accaduto: il volto del Nazareno era stato compiuto. Da anni pellegrini e visitatori volgono lo sguardo a quel volto così espressivo, ignari di cosa ha rappresentato per l’artista.

La divinità del Redentore, dunque, aveva assunto la forma umana, dopo anni di tentativi. Da quel momento, lo scultore non tocca più l’argilla. L’opera era compiuta, la lotta interiore era finita. In molti in Sardegna sostengono che le preghiere sono state ascoltate, l’opera incarna Redentore e redenzione, un simbolo, una realtà, nelle quali fede e tradizione si intrecciano indissolubilmente. Ogni anno, il 29 agosto, in questo luogo così suggestivo viene celebrata una messa solenne che, in definitiva, conclude la Festa del Redentore, con la sfilata in abiti tradizionali, canti e balli caratteristici a cui prendono parte i paesi della Sardegna.

Laura Ciulli

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