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Il Canone di Policleto risplende a Pompei

di | 2026-08-07T18:10:44+02:00 9-8-2026 0:10|Cultura, Sezione 3|0 Commenti

NAPOLI – Il Parco Archeologico di Pompei continua a sorprendere ponendosi ancora una volta al centro della scena culturale internazionale. Alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, del direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, è stata presentata la ricostruzione scientifica in bronzo del Doryphoros, noto come il Canone di Policleto, uno dei capolavori più iconici e celebrati della scultura greca antica per le sue proporzioni ideali.

L’iniziativa restituisce al pubblico il simbolo per eccellenza dell’armonia anatomica e della perfezione geometrica classica. L’opera è stata realizzata grazie a un sofisticato lavoro di ricerca che ha combinato rigore scientifico e altissima tradizione artigianale, partendo dalle storiche matrici della celebre Fonderia Artistica Chiurazzi di Napoli, un’operazione strategica condotta dal Parco Archeologico e dalla Procura della Repubblica.

Alla cerimonia di presentazione, il Ministro della Cultura ha sottolineato l’enorme valore filologico, artistico e culturale che riveste l’opera. “La ricostruzione rappresenta una sintesi fondamentale tra studio e innovazione”, ha detto Giuli, sottolineando l’importanza di mettere la tecnologia al servizio della cittadinanza per restituire alla fruizione pubblica un’opera d’arte straordinaria. Come evidenziato dalla direzione del Parco, la collocazione del Doriforo bronzeo trasforma la visita a Pompei in un’esperienza d’immersione filologica, dove l’innovazione tecnologica si mette al servizio della memoria storica.

“Oggi proponiamo una nuova ricostruzione di un’opera, forse la più famosa, più iconica, che molti avranno visto sui testi di scuola: il Canone di Policleto, che doveva essere un modello, uno standard. Abbiamo cercato di riproporlo – ha spiegato Zuchtriegel – sulla base di un secolo di studi, di ricerche e di scoperte dall’ultima e prima ricostruzione filologica, vuol dire aver messo insieme tutte le copie prendendo il meglio di ciascuna”.

Un progetto, dunque, che va oltre la tutela del passato: è la prova tangibile di come la valorizzazione dei beni culturali superi la mera conservazione, prendendo forma dall’incontro costante tra ricerca scientifica e alto artigianato.

Amalia Ammirati

 

 

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