//Gurro, angolo di Scozia nel cuore delle Alpi

Gurro, angolo di Scozia nel cuore delle Alpi

di | 2025-11-08T13:14:24+01:00 9-11-2025 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

L’Italia è un paese meraviglioso e la meraviglia deriva da scoperte più che sorprendenti e, per certi versi, anche affascinanti. Benvenuti a Gurro, un angolo di Scozia nel cuore del Piemonte. Proprio così e non si può che rimanere stupefatti di fronte ad un notizia che lascia davvero a bocca aperta. In un paesino (in provincia di Verbano-Cusio-Ossola) di qualche centinaio di abitanti nella Valle Cannobina, a pochi chilometri dal Parco nazionale della Val Grande e dal Lago Maggiore, è radicata da secoli una presenza gaelica che si manifesta nelle tradizioni, nella lingua, nei cognomi degli abitanti, nel modo di vestire… Una storia che vale la pena conoscere.

Si racconta che, dopo la battaglia di Pavia del 1525 combattuta tra l’esercito francese guidato dal re Francesco I e l’armata imperiale di Carlo V, alcuni mercenari scozzesi al servizio del sovrano parigino, avevano deciso di rientrare in patria visto che le sorti della guerra pendevano decisamente dalla parte dei tedeschi. L’obiettivo era di valicare le Alpi e poi di dirigersi verso nord utilizzando il territorio francese. Ma, a causa dell’inclemenza di un inverno particolarmente rigido, dovettero interrompere il viaggio di ritorno e fermarsi in una delle vallate piemontesi per attendere lì l’arrivo della primavera.

Il fatto è che, passati alcuni mesi, quei soldati si erano abituati alla nuova dimora: chissà, forse avevano anche intrapreso qualche… relazione sentimentale. Come che sia, decisero di non fare più ritorno in patria con una scelta motivata essenzialmente dalle condizioni di vita simili a quelle presenti nelle Highlands: le caratteristiche geomorfologiche delle montagne di Gurro ricordano infatti quelle delle regioni nel nord della Scozia.

Le testimonianze a favore della fondazione scozzese del paese si fondano sul costume tipico delle donne (composto lavorando 14 metri di stoffa, la cui sottoveste è in tessuto scozzese); sulle vie strette e sulle antiche case costruite con uno stile che non si riscontrerebbe in nessun altro villaggio della valle; sui muri esterni di molti edifici, costituiti da una struttura in legno a graticcio, formata da un rettangolo intersecato da una croce di Sant’Andrea (lo stesso simbolo che compare sulla bandiera scozzese).

E ancora sulla presenza nel dialetto locale di oltre 800 parole di origine gaelica (come attestato da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Zurigo) che si riscontra anche in alcuni cognomi che deriverebbero direttamente da quelli dei soldati di allora: “Donaldi” sarebbe la versione piemontese di “MacDonald”, “Gibi” da “Gibb”, e “Pattriti” da “Fitzpatrick”. È un dettaglio che incuriosisce linguisti e antropologi, ma soprattutto rafforza negli abitanti la convinzione che la loro storia sia autentica. Col tempo, dunque, i soldati si integrarono con la popolazione locale, ma conservarono parte del loro idioma, delle loro abitudini e persino del modo di costruire le abitazioni.

Ma i principali storici locali definiscono questa teoria come “fantasiosa”, non essendo fondata su nessuna fonte storica o riscontro linguistico; al contrario sembrerebbe essere nata negli anni ’50 dalle idee di un amministratore locale, per fini di promozione turistica. L’antropologo scozzese Robert Gayre (pare non molto affidabile come studioso) comunque portò avanti una ricerca storica per confermare l’origine scozzese della popolazione di Gurro. Nel 1973 decise di emettere un atto di adozione che consentì agli abitanti di godere dei diritti riservati agli appartenenti ai clan scozzesi, tra cui il kilt e lo sporran (la tipica borsa portata alla cintura) “ufficiali”.

Una tipica casa a graticcio

A questo punto, stabilire una verità certa appare superfluo: ciò che conta davvero è che gli autoctoni rivendicano con orgoglio le loro origini scozzesi e portano avanti usi, costumi e tradizioni che hanno attinenze concrete con la “presunta” madrepatria tanto che il piccolo borgo viene definito come “la piccola Scozia del Piemonte”. D’accordo, la vicenda è sicuramente affascinante e per certi versi romantica sebbene possa risultare improbabile, se non addirittura frutto di una leggenda, ma Gurro ha un’evidente anima antica e un’identità che affondano le radici nei secoli.

E per celebrare la “scozzesità” di Gurro, ogni anno si organizza in luglio un grande evento in concomitanza con la festa della Madonna del Carmelo. Uomini e donne sfilano in abiti tradizionali, indossando il tartan, il kilt e la sporran. Le vie del borgo si riempiono del suono delle cornamuse, mentre i bambini sventolano bandiere con la croce di Sant’Andrea. È un momento di comunità e di orgoglio identitario, ma anche un’attrazione per i turisti che ogni anno arrivano incuriositi da questa singolare unione tra Piemonte e Scozia.

Le montagne, la nebbia, i torrenti e i versanti brulli sicuramente ricordano i paesaggi gaelici, ma ad ulteriore testimonianza il Museo etnografico di Gurro e della Valle Cannobina (inaugurato nel 1977 per volontà di don Cirillo Bergamaschi e di don Guido Giugni) raccoglie testimonianze della vita di questa valle. Nel Museo della civiltà contadina, sono esposti strumenti di lavoro, oggetti di arredo, dipinti, nonché i costumi tipici dei paesi della valle: è una tappa obbligata per chi vuole capire come leggenda e storia si siano fuse fino a diventare identità completa.

E dunque, benvenuti davvero a Gurro: una comunità scozzese trapiantata nel cuore delle Alpi italiane.

Buona domenica.

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