ROMA – Il Grand Egyptian Museum (GEM), destinato a diventare il museo egizio più grande al mondo, verrà inaugurato il 1 novembre, mentre l’apertura al pubblico avverrà tre giorni dopo. Dal 2023 è possibile visitarne una parte, ma turisti e visitatori del Cairo sono in trepidante attesa per l’apertura integrale. Ormai manca sempre meno per accedere al “portale verso il passato” che consentirà di conoscere, in tutto il suo splendore, l’intero corredo aureo della tomba di Tutankhamon, il Faraone bambino.
Non sempre le cose vanno come si spera L’apertura era inizialmente prevista per il 3 luglio, ma ora non ci sono più dubbi. A confermarlo è stato il primo ministro dell’Egitto, Mostafa Madbouly: “L’inaugurazione è stata fissata definitivamente per il 1 novembre”. Data approvata dal presidente Abdel Fattah El-Sisi. Il GEM, con una superficie di ben 500.000 mq, ospiterà tra le sue mura più di 100.000 reperti archeologici (dalla preistoria all’epoca romana) e permetterà a chiunque vorrà estasiarsi dalla maestosità delle Piramidi di Giza di rimanerne meravigliato, risultando distante poco meno di due chilometri da una delle sette meraviglie del mondo antico.

Vista sulle Piramidi di Giza
L’inizio dei lavori e gli anni della pre-apertura Il Grand Egyptian Museum è stato progettato da un team di architetti guidati da uno studio con sede a Dublino e Berlino, che nel lontano 2003 vinse un concorso internazionale, indetto l’anno precedente dal governo egiziano. I lavori, avviati nel 2006, hanno visto la collaborazione di un gruppo di costruzioni franco-belga e, nel tempo, sono stati supportati dal governo irlandese e giapponese.

Architrave del tempio del faraone Sahura
Grazie all’iniziale fase di pre-apertura, dal 2023 si possono ammirare la Sala Grande e la Piazza dell’Obelisco sospeso. È stata realizzata anche una sezione del museo interamente pensata per i bambini, ideale per un’esperienza coinvolgente, capace di avvicinare i più piccoli alle meraviglie dell’antico Egitto, ricca di laboratori interattivi, installazioni di realtà virtuale e reperti riprodotti in scala da poter toccare e recuperare, in prima persona, con scavi archeologici simulati. Se l’area del giardino, i negozi e i ristoranti erano liberamente accessibili, i primi curiosi del museo hanno potuto visitare gli iniziali ambienti aperti al pubblico solamente grazie a visite guidate di gruppo, limitate a poche sale espositive.

La statua della Regina Hatshepsut
Dall’apertura parziale alla collezione di oltre 100.000 reperti archeologici Il GEM, conosciuto anche come Museo di Giza o Grande Museo Egizio del Cairo, dall’ottobre 2024 ha dato vita ad un’apertura parziale di dodici sale e gallerie. Il Grand Egyptian Museum, oggi simbolo del futuro della conservazione del glorioso passato d’Egitto, sta diventando la nuova casa di innumerevoli reperti e migliaia di manufatti provenienti dal Museo Egizio del Cairo e da altri musei e siti archeologici dislocati in tutto l’Egitto.
La collezione vanta l’esposizione delle statue colossali di Tolomeo II e Arsinoe II, presenti nell’atrio del museo, e 54 statue dei Faraoni, disposte nella galleria principale e sulla scalinata di sei piani. Contribuiscono a mozzare il fiato l’obelisco del Faraone Marenptah e la sfinge con il volto di Ramses II, ma anche il colonnato e l’architrave del tempio del Faraone Sahura, sovrano appartenente alla V dinastia dell’Antico Regno Egizio.

Piazza dell’Obelisco sospeso
Merita di essere menzionata anche la statua della Regina Hatshepsut, inginocchiata mentre offre due vasi sacri al dio Amun-Ra, realizzata in granito proveniente dalle cave di Assuan. Ma è la statua colossale del Faraone Ramses II, realizzata 3200 anni fa, alta ben 12 metri e con un peso di 83 tonnellate, a lasciare senza parole chi cammina ai suoi piedi. Spostata dalla piazza del Cairo, ora è posizionata nella Sala Grande del GEM.
Resta il fiato sospeso per lo spettacolo che offriranno le due gallerie interamente dedicate al tesoro di Tutankhamon. Il 20 ottobre, al Cairo, chiuderà la sala del Faraone bambino del Museo Egizio di Piazza Tahrir e 7.000 mq del GEM saranno a completa disposizione per esporre, per la prima volta tutti insieme, più di 5.500 reperti del corredo aureo della tomba del Re Tut. Ed è proprio l’esperto di storia e antichità egizia, la guida turistica Sherif, ad aver ammesso che “la sala più bella del GEM sarà la Sala di Tutankhamon”, ma non sarà da meno neppure la barca solare di Cheope, un’imbarcazione rituale di legno, risalente al 2500 a.C. e ritenuta fondamentale per trasportare il faraone nell’aldilà.

Il cantiere del GEM a due passi dalle Piramidi
Aspettative e speranze del popolo egiziano L’Egitto considera il Grand Egyptian Museum un’occasione per valorizzare la cultura e la storia del Paese: un’opportunità offerta grazie al supporto di esperienze immersive, tecnologiche e innovative, che porteranno ad avere i riflettori puntati addosso da tutto il mondo, facendo conoscere la storia e la cultura egiziana da più vicino. Ma come può essere accolto serenamente, senza un velo di titubanza, un museo che ne ha spogliati altri per poter diventare il museo egizio più grande e completo del mondo? Il sentirsi legati ad un posto, ad un museo che parla della propria storia (come quello di piazza Tahrir) e sapere che ne sta venendo privato dell’identità e dei simboli che hanno scritto la storia dell’Egitto, segna nel profondo.
Un museo, nel tempo, diventa un punto di riferimento, un libro dove poter andare a leggere la storia della propria terra, dopo tutto. “Il vecchio museo continuerà comunque a rimanere in piedi, ben saldo. Resteranno custoditi lì reperti e tesori bellissimi”, confessa un po’ amareggiato Sherif, che conclude con una frase a sorpresa: “Old is gold. Il nuovo GEM è… faraonico come struttura, ma gli manca l’anima”.
Le novità spaventano sempre. È giusto dare tempo al tempo. Anche il GEM o, forse, soprattutto il GEM, date le premesse promettenti, riuscirà ad affascinare gli occhi di chi si vorrà ammaliare da così tanta bellezza come quella scolpita nella pietra granitica egizia.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, le statue dei faraoni nel Grand Egyptian Museum al Cairo

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