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Golfo Persico, è tornata la guerra per l’acqua

di | 2026-03-15T01:47:20+01:00 15-3-2026 0:35|Attualità, Sezione 8|0 Commenti

PERUGIA – È in corso, nel Golfo Persico, una guerra nel quadro del conflitto armato più vasto e noto, fatto di missili, droni, raid aerei, affondamento di navi. La chiamano “guerra dell’acqua”. Gli israeliani e gli USA hanno distrutto un impianto di desalinizzazione in Iran, i Pasdaran hanno replicato polverizzando una identica struttura nel Bahrein. Ed in questo conflitto pare che altre simili centrali (nell’area se ne contano 400) siano state (o lo siano) nel mirino dei due eserciti contrapposti. Si tratta di strutture importanti in paesi in cui di petrolio ce ne è in abbondanza, ma l’acqua scarseggia. Per cui i desalinizzatori risultano indispensabili. Così eccoli trasformati in obiettivi di guerra.

Una novità? Assolutamente no. Basta fare una visita al Louvre per scoprire, che due millenni e mezzo fa (per la precisione nel 2.460 aC, in Mesopotamia (il territorio tra il Tigri e l’Eufrate), si scatenò una sanguinosa contesa per l’acqua tra le città di Umma e di Lagash. Fu quest’ultima a prevalere, sotto la guida del proprio re, Eannatum, il quale per celebrare la vittoria fece erigere una stele (detta “degli avvoltoi”) ora ospitata appunto nel museo parigino, nella quale si vedono, tra l’altro, i cadaveri dei nemici con gli avvoltoi che volano sopra le vittime, oltre al re trionfante e le truppe in ordine schierate con scudi e lance.

Al tempo stesso il sovrano vincitore fece scavare larghi canali deviando le acque del Tigri verso i propri territori, rendendoli fertili e ubertosi e lasciando in siccità le terre dei vinti. Attraverso i millenni tanti sono stati i conflitti per il controllo delle acque in Asia (il Mekong e l’Indo), nelle Americhe (le contese per il Rio de La Plata al Sud e quelle per il Rio Grande ed il Colorado al Nord), in Africa (in particolare tra la dozzina di paesi attraversati dal Nilo), nella stessa Europa (per il Dnepr tra Ucraìna e Russia). Gli esperti sostengono che confronti armati o fortissime tensioni (le definiscono “Water Wars”) assommano, in tutto il globo, a più di trecento. Togliere l’acqua al nemico rappresenta un obiettivo strategico importante, vitale. Già oggi e nel futuro, probabilmente, ancora di più.

Elio Clero Bertoldi

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