PALERMO – “Smartphone: se ne conosci i rischi, lo eviti”. Bisognerebbe far partire immediatamente una massiccia campagna informativa per rendere consapevoli i responsabili della formazione dei minori, i genitori innanzitutto, dell’impatto devastante dell’uso smodato degli smartphone sulla psiche dei ragazzi.
Qualche settimana fa, questa verità ce l’ha ricordata la giornalista Alessia Mari con un servizio del telegiornale scientifico Leonardo: un uso eccessivo dello smartphone, oltre a provocare nei più giovani fenomeni di ansia, disturbi del sonno e vere e proprie patologie da dipendenza, ne comprometterebbe anche alcune importanti funzioni cognitive.
Il come e il perché lo ha spiegato lo psico-analista Massimo Recalcati, intervistato da Alessia Mari: “Cliccare le notifiche sui social, scrollare lo schermo alla ricerca di video, chattare e digitare continuamente qualcosa, centinaia e centinaia di volte al giorno: gli smartphone provocano ansia e dipendenza. Ma oggi, specialmente nei più giovani, il loro utilizzo incessante sta cambiando anche la formazione dei processi cognitivi: infatti i dispositivi disturbano l’attenzione profonda e le sovra-stimolazioni impediscono lo sviluppo di un pensiero critico. Tutto sugli schermi scorre in superficie, senza vette né profondità”.

In classe a chi prestare attenzione
Certamente, il cellulare non è il primo oggetto psico-tecnico: il primo fu la televisione. “Vedevamo già allora, da psico-analisti, come il vero genitore in una casa rischiasse di essere proprio la televisione, cioè l’oggetto più ascoltato – continua Massimo Recalcati -. Non le parole di un padre, non le parole di una madre, ma quelle appunto di un oggetto psico-tecnico. Adesso gli oggetti psico-tecnici si sono moltiplicati. Lo smartphone resta quello fondamentale e centrale, ma anche l’IA depista, contribuisce a deviare l’attenzione. L’attenzione invece, quando si studia, esige non uno scorrimento orizzontale (vale a dire lo scrolling che caratterizza la conoscenza attraverso questi strumenti), ma la verticalità della concentrazione e dell’approfondimento”.
Viene poi sottolineato che, in alcuni casi, gli smartphone impediscono gli incontri nella vita reale, amplificando la dimensione solo virtuale dell’appuntamento, creando quella che Recalcati definisce “la camera di sicurezza della vita virtuale, rispetto alla difficoltà, all’imprevedibilità, all’ingovernabilità che può caratterizzare invece un incontro reale”.

Massimo Recalcati
La giornalista Alessia Mari sottolinea poi ancora che la fuga dal contatto reale porta molti giovani a “confidarsi” con i chatbot conversazionali, software progettati per simulare con l’IA conversazioni che, sempre più spesso, sostituiscono pericolosamente anche psicologi e terapisti. Inoltre, l’uso dello smartphone tende a scalzare anche i maestri: infatti le sovra-stimolazioni indotte dal dispositivo impediscono di stabilire una gerarchia nei contenuti e minano il riconoscimento dell’autorevolezza degli insegnanti stessi, compromettendo il processo educativo.
“Il primo problema dell’insegnante oggi è: come posso catturare l’attenzione dei ragazzi? – evidenzia infine lo psico-analista – Come posso rendere la mia parola più interessante di quello che loro possono vedere facendo scorrere le immagini sul cellulare? I docenti devono riguadagnare l’attenzione… bisogna con fatica ricostruire l’autorevolezza dai piedi, dal basso. Come? Con la forza delle proprie parole, con la forza del proprio entusiasmo, con la forza del proprio desiderio…”.
È questa oggi la battaglia impari degli insegnanti, quasi novelli Davide, contro il potente gigante della tecnologia e dell’IA, nuovo Golia.
Non è per niente facile per i docenti sostenere il confronto, bisogna onestamente riconoscerlo. Ma è una lotta che è indispensabile ingaggiare per mantenere vive, nei giovanissimi, capacità cognitive e attitudini alla socialità. E, non ultimo, il senso dell’umano.
Maria D’Asaro

Tema ben trattato da parte di chi la scuola la conosce bene! Ottimo lavoro! Un abbraccio