NUORO – Giorgio è un cane meticcio di piccola taglia. Ha dodici anni ed è stato adottato anni fa dal canile di Mirandola. È un vispo cagnetto bianco con delle macchiette scure sul piccolo muso e due occhi curiosi che indagano e investigano il mondo. È uno spirito libero, ma ama profondamente la famiglia che lo ha adottato scegliendolo tra tanti altri. È diventato un componente del nucleo familiare sin dal suo primo ingresso in casa e ama stare con i proprietari. Dorme con loro, mangia con loro, è come un figlio. Con la morte del padrone è venuto meno il suo punto di riferimento, il suo faro, il suo amico più stretto. La perdita per lui è stata un trauma. 
Chi afferma che i cani non si affezionino o non provino sentimenti mente spudoratamente. I cani sentono il lutto e riescono a percepire il nostro stato d’animo, grazie alla loro straordinaria empatia, leggendo nel nostro cuore più di quanto molti umani abbiano mai fatto e facendo del loro meglio per rincuorarci. Ma anche loro soffrono per una perdita importante e risentono della mancanza di chi non c’è più, perché esiste un’intima relazione tra gli animali e la morte. I cani sono animali sociali, per loro il “noi” vale più dell’io. Chi vive a stretto contatto con un animale domestico sa che questi ha una ricca vita emotiva, conosce l’amicizia, forma legami affettivi, conosce il dolore e soprattutto prova amore.
I cani, perciò, soffrono la perdita di un compagno, sia esso un animale o l’umano con cui erano soliti condividere il loro tempo, e quando chi si ama ci lascia, il cane che sopravvive ha comportamenti emotivi di stress e dolore. La padrona di Giorgio racconta che, dopo la perdita del marito, il cagnolino lo cercava ovunque, avvilito, in casa. Era triste, camminava mestamente con la coda tra le zampe, con le orecchiette ripiegate all’indietro, mogio, mostrando poco interesse per qualsiasi cosa, anche giocare. Un giorno voleva uscire a tutti i costi, lei gli ha aperto l’uscio e ha iniziato a trotterellare per le vie del piccolo paese di Scortichino, nel Ferrarese. Era ottobre 2025. Non vedendolo rincasare ha avuto paura di perdere anche lui, così ha iniziato a chiedere ai vicini se l’avessero visto e le hanno riferito che era al bar. 
Da allora, ogni mattina, alle 7.30, Giorgio percorre lo stesso tratto di strada, entra nel bar del paese che si affaccia sulla piazza, si accuccia sotto il tavolo dove sedeva sempre il suo proprietario Carlo e rimane lì in silenzio, forse in religiosa attesa. In poco tempo è diventato la mascotte del locale ed è amato da tutti gli avventori del bar che lo coccolano e gli donano quel calore che non potrà mai più ricevere dal padrone ormai defunto. Ma lui, come uno scudiero fedele al suo cavaliere, ogni giorno, alla stessa ora, si presenta puntuale come un orologio a rivivere il rituale del caffè che condivideva col suo amato Carlo.
Giorgio, quando la mattina arriva al bar, aspetta che qualcuno gli apra la porta. Poi si avvicina al tavolo del suo padrone e si siede accanto alla sedia vuota. Inizialmente il suo umore era triste, laconico, adesso, quando ogni mattina va al bar, è felice di ricevere la sua dose quotidiana di coccole dalla proprietaria e dai clienti. Dopo una ventina di minuti circa, scodinzolando, va via contento. Molti ricordano Giorgio al fianco del suo proprietario mentre sorseggia un caffè fumante, legge un quotidiano sportivo o scambia due chiacchiere con gli amici.
Il primo periodo, quando il cane arrivava al bar era solo, perché non trovava più la persona che aveva scelto di amarlo incondizionatamente, ora, invece, ha trovato una nuova famiglia. Per la gente che frequenta il bar è un amico. Qualcuno asserisce che gli manchi solo la parola e per alcuni anziani, quando quel musetto peloso arriva al bar la giornata cambia, si illumina, diventa più solare. Tutti gli vogliono bene e se non si presenta se ne sente la mancanza. Dalla morte del suo padrone Carlo Giorgio continua a ripetere il percorso verso il bar con la stessa ostinazione, come se quella routine fosse l’unica ancora che gli è rimasta. Il suo incedere con passo tranquillo, senza disturbare nessuno, è diventato un rito silenzioso che commuove l’intero paese. 
Quando Carlo e la moglie lo hanno adottato tanti anni fa, Giorgio si è ambientato in fretta, costruendo con la famiglia un legame forte, fatto di passeggiate, cure, carezze e momenti condivisi. Giorgio è stato al mare, in gita, in vacanza, e le fotografie conservate con amorevole cura dalla moglie di Carlo lo ritraggono sempre vicino al suo proprietario. Giorgio è un amore di cagnolino, affettuoso, socievole, capace di legarsi profondamente alle persone. Cerca ancora Carlo in casa, annusando nella sua stanza, prima di uscire per il suo rituale quotidiano, e la comunità di Scortichino, notando il suo comportamento, lo ha adottato come mascotte del bar.
Tutti i clienti lo accolgono ogni mattina con affetto e gli offrono coccole e qualche spuntino, in particolare la mortadella che anche Carlo era solito condividere con lui. Per il timore che qualcuno possa portarlo via, investirlo o fargli del male, la famiglia di adozione e gli abitanti di Scortichino si assicurano che Giorgio non corra pericoli, accompagnandolo spesso in parte del suo tragitto o osservando, vigili, il suo percorso da brevi distanze. Nessuno interviene sul suo rito, come se tutti sentissero che quella passeggiata quotidiana senza guinzaglio rappresenta per Giorgio un modo per non spezzare il filo che lo lega al suo padrone, per passare ancora del tempo accanto alla persona estinta. Giorgio è una grande dimostrazione di amore e fedeltà, un vero e proprio commovente esempio dell’amore incondizionato e della memoria affettiva degli animali.

Hachiko
La storia di Giorgio ricorda quella del celebre Hachiko che aspettava il padrone alla stazione. La padrona, in un primo momento, vedendo che anche lui soffriva sentiva una doppia sofferenza, per la perdita del marito e per il piccolo cane, poi ha capito che è proprio il modo di fare di Giorgio che l’aiuta a superare il lutto, perché il dolore è condiviso. Si fanno tanta compagnia, senza di lui non potrebbe vivere.
Adottando un cane, non salvi una vita, ne salvi due: la sua e soprattutto la tua.
Virginia Mariane

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