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Franz Jägerstätter, il contadino che disse no a Hitler

di | 2021-08-07T11:51:49+02:00 8-8-2021 6:25|Personaggi, Sezione 6|2 Comments

PALERMO – Nella chiesetta della cittadina austriaca di Sankt Radegund, il 9 agosto verrà ricordato Franz Jägerstätter, giustiziato dal regime nazista nel 1943 per il suo rifiuto di combattere nell’esercito hitleriano, in nome della sua adesione ai principi evangelici. Per questo, il 26 ottobre 2007, Franz è stato dichiarato beato dalla Chiesa cattolica.

Chi era Franz Jägerstätter? Era un contadino austriaco, sposato con Franziska Schwaninger, padre di tre figlie: Rosalia, Maria e Aloisia. Lo studio dei testi sacri e la frequentazione della chiesa cattolica lo convinsero che la sua fede fosse incompatibile con il nazionalsocialismo. Dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania nazista, il 12 marzo 1938, Jägerstätter rifiutò l’incarico di sindaco e il 10 aprile, quando ci fu il plebiscito sull’annessione, nel suo paese fu l’unico a votare “no”. Manifestò poi la sua opposizione al nazionalsocialismo non partecipando alla vita politica del paese e rifiutando le facilitazioni offerte dal partito nazista. Chiamato alle armi già nel 1940, su richiesta del suo Comune venne dichiarato “insostituibile” e poté così tornare alla famiglia e al lavoro agricolo.

Ma dopo il suo ripetuto rifiuto a un’ulteriore chiamata alle armi – nonostante persino il vescovo di Linz avesse cercato di dissuaderlo – nel marzo del 1943 venne trasferito nella prigione militare di Linz e poi a Berlino-Tegel. Il 6 luglio, il Tribunale di Guerra del Reich di Berlino-Charlottenburg lo condannò a morte per sovversione, ricusando la sua disponibilità a prestare servizio alternativo nei reparti di sanità. Venne ghigliottinato il 9 agosto 1943 a Brandeburgo sulla Havel. Alla fine della guerra, l’urna con le sue ceneri fu portata a Sankt Radegund e tumulata il 9 agosto 1946 nel piccolo cimitero accanto alla chiesa parrocchiale.

Franz e Franziska il giorno del loro matrimonio

La scelta eroica di Franz forse non sarebbe stata possibile senza il sostegno coraggioso della moglie Franziska. La loro vicenda ce l’hanno raccontata Giampiero Girardi e Lucia Togni in Una storia d’amore, di fede e di coraggio. Franziska e Franz Jägerstätter di fronte al nazismo (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2013): corredato da suggestive foto d’epoca, il libro, oltre a un’approfondita e puntuale ricostruzione dei fatti e del contesto storico, riporta le 139 lettere che si sono scambiati i due dal tempo del fidanzamento a qualche ora prima dell’uccisione di Franz.

Perché quella tra Franz e Franziska è stata una storia d’amore, di fede e di coraggio? Innanzitutto perché i due si amavano profondamente, di un amore completo, tenero e delicato insieme: “Non avrei mai immaginato che essere sposati potesse essere così bello”, diceva Franz a sua moglie. E lei, durante l’addestramento militare, gli inviava le strofe di una canzoncina allora in voga: “da tempo il tuo cuore è mio. E penso sempre piena di desiderio che la nostra felicità potrebbe essere anche più grande”. Oltre a tenerlo aggiornato sulla crescita delle loro tre bimbette e sulla situazione della fattoria che con grande fatica reggeva quasi da sola, gli dedicava pensieri lieti ed espressioni affettuose, piuttosto audaci per la mentalità del tempo.

La loro è stata poi una storia di fede perché i due sposi erano convinti che la vita vada vissuta alla luce del Vangelo; e al Dio cristiano si affidarono con fiducia semplice e tenace. Il 6 dicembre 1940 Franz scrive alla moglie: “Mettiamo serenamente tutti i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni nelle mani di Dio. Egli guiderà il nostro destino nel modo migliore. Ne sono certo: il futuro non mi fa paura.” E il 20 febbraio 1941 Franziska fa eco al marito: “Mi dispiace davvero che tu non sia qui con noi, ma bisogna sempre mettersi nelle mani di Dio, in ogni momento della vita. Mi consola molto sapere che tu preghi volentieri e così forse sopporti tutto con pazienza in questi tempi difficili”.

Infine, quella tra Franz e Franziska è stata una storia di grande coraggio. Quando nel 1943 Franz viene richiamato alle armi, egli è convinto di tradire la sua fede combattendo nell’esercito hitleriano: si rifiuta quindi di farlo, dichiarandosi comunque disposto a prestare servizio in infermeria. Come si evince chiaramente dallo scambio epistolare tra gli sposi nel periodo della carcerazione precedente all’esecuzione capitale, i due si si sostengono con grande forza.

In particolare, come sottolineato dai curatori del volume, Franziska “mai cede alla tentazione di un ricatto emotivo, mai mette il suo amore in opposizione alla scelta del marito. Solo si preoccupa che lui sia sereno, sia forte, gli invia parole di consolazione e di condivisione che le saranno costate non poca fatica”. E Franz, nelle lettere davvero toccanti della carcerazione, le scrive: “Sarebbe davvero una gioia poter trascorrere i pochi giorni di vita nell’abbraccio di una famiglia felice. Ma se il buon Dio ha deciso diversamente per noi, allora va bene così”. E ancora: “Carissima moglie, finchè io non sono infelice, tu non devi avere il cuore colmo di tristezza”.

Alla fine del conflitto mondiale, ci vollero molti anni perché a Franziska fosse riconosciuto lo status di vedova di guerra, mentre la Chiesa cattolica riconobbe il martirio di Franz solo nel 2007.

Nell’oggi caratterizzato dall’estrema ‘liquidità’ dei legami, dalla precarietà dei valori individuali e comunitari, dalla scarsa propensione ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni, la vicenda di Franz e Franziska sembra lontana anni luce. Che la loro testimonianza sia di sprone per una vita più consapevole, più coerente ed autentica.

Maria D’Asaro

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

2 Commenti

  1. Giorgio Giorgi 8 agosto 2021 at 15:36 - Reply

    La vita è morte di Franz è narrata in un bel film del 2019 del regista Terence Malick visibile su Sky. Molto interessante.

  2. Adriana Saieva 9 agosto 2021 at 1:12 - Reply

    Coraggio immenso vissuto con semplicità disarmante. Grazie sempre Maria D’Asaro per la tua narrazione efficace e coinvolgente

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