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Fio Maravilha, il calcio e la samba più famosa

di | 2026-01-02T15:22:00+01:00 4-1-2026 0:05|Sezione 2, Storie|0 Commenti

VITERBO – È una storia incredibile, e forse nemmeno lui avrebbe mai potuto immaginare un destino simile. Non quello dei Palloni d’Oro o delle coppe alzate al cielo, ma un’eredità ancora più curiosa e universale: far cantare, ballare e sorridere intere generazioni, in ogni angolo del mondo. Non c’è Capodanno né Carnevale in cui il suo nome non venga intonato con allegria. Eppure, per molti, resta ancora un perfetto sconosciuto. Quasi nessuno conosce davvero la vicenda di João Batista de Sales, per tutti semplicemente Fio.

Fio non ha vinto trofei prestigiosi, non ha segnato valanghe di gol e non è mai stato un fuoriclasse celebrato come Pelé, Maradona, Messi o Cristiano Ronaldo. Eppure gli è bastata una sola azione, un lampo di pura poesia calcistica, per entrare nell’immaginario collettivo brasiliano e diventare, per sempre, Fio Maravilha. Nato il 19 gennaio 1950 a Conselheiro Pena, cresciuto in un Brasile pieno di contraddizioni e di sfide quotidiane, in quelle periferie carioca dove il pallone è un compagno inseparabile e la strada si trasforma nello stadio dei sogni. Il soprannome arriva presto, ispirato al suo fisico magro e slanciato. Nessuno, però, poteva immaginare che quel “filo” sarebbe diventato leggenda.

La data che cambia tutto è il 15 gennaio 1972. Torneo Internazionale di Rio de Janeiro, Flamengo contro Benfica. Il Maracanã è gremito. La partita è bloccata sullo 0-0 e dagli spalti si alza un coro sempre più insistente: vogliono Fio in campo. Il pubblico lo ama per il suo talento, ma anche per la sua gentilezza e per quel sorriso sincero che non lo abbandona mai. L’allenatore Zagallo ascolta la voce della gente e lo manda in campo. Al 33’ del secondo tempo accade la sorpresa più bella. Fio riceve palla sulla trequarti, salta un avversario con un dribbling secco, ne manda fuori tempo un altro con due finte di corpo, poi vede il portiere uscire e lo supera con un pallonetto morbido, preciso, quasi irreale. La palla finisce in rete. Il Maracanã esplode. È “un gol da angelo”, scriveranno.

Un gesto tecnico straordinario, un frammento di calcio che diventa arte, poesia, leggenda. Quell’azione ispira Jorge Ben Jor, che le dedica una canzone destinata a entrare nella storia: “Fio Maravilha”, vincitrice del Festival Internazionale della Canzone del 1972, interpretata da Maria Alcina. Da quel momento, “Maravilha” non è più solo un soprannome: diventa sinonimo di improvvisazione, fantasia, romanticismo per quel calcio che non c’è più. Il successo planetario per Fio arriverà più tardi, quando un frammento del brano verrà inserito nel celebre medley Disco Samba. Sì, proprio quello dei trenini di fine anno: “Pe pe pe pe pe pe… Fio Maravilha nós gostamos de você; Fio Maravilha faz mais um pra gente ver”.

Probabilmente lo starete leggendo cantando. E chissà quante volte avrete ballato quella musica, senza sapere che dietro quelle note c’è la storia di un calciatore vero, semplice, irripetibile. La leggenda di Fio passa anche da una controversia legale con Jorge Ben Jor: il calciatore rivendica i diritti sul proprio nome, costringendo l’artista a modificare il titolo in “Filho Maravilha”. La disputa si chiude con una riconciliazione, ma intanto l’effetto culturale è già compiuto.

Fio Maravilha oggi

Fio è diventato un’icona pop, anche per chi non ha mai guardato una partita di calcio. Così, la prossima volta che durante una festa vi ritroverete a cantare e ballare quell’intramontabile Disco Samba, fermatevi un istante a pensare a lui. A Fio Maravilha: campione silenzioso di modestia e simpatia.

Paolo Paglialunga

Nell’immagine di copertina, Fio Maravilha esulta dopo il gol che lo fa entrare nella storia del calcio brasiliano

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