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E Facebook diventa solo cortile di casa?

di | 2021-10-24T10:08:14+02:00 24-10-2021 6:30|Attualità, Cultura, Sezione 7|0 Commenti

PALERMO – Il 4 febbraio 2004 ebbe davvero un’intuizione geniale Mark Zuckerberg – allora ventenne al secondo anno di università ad Harvard – quando, con alcuni colleghi, progettò una piattaforma informatica che permetteva agli studenti della sua università di entrare in collegamento gli uni con gli altri. Nacque così Facebook, sino a qualche anno fa “re” incontrastato dei social media: nel giugno 2017 aveva infatti raggiunto mensilmente 2,23 miliardi di utenti, classificandosi a livello mondiale come primo servizio di rete sociale per numero complessivo di fruitori attivi.

Mark Zuckerberg, creatore di Facebook

Incalzato oggi da altri social come Instagram, Twitter e, soprattutto per i giovanissimi, Tik Tok, bisogna riconoscere a Zuckerberg e soci di avere intercettato con la creazione di Facebook – e di averci immensamente guadagnato – uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani: quello di relazione e di visibilità. Ormai Facebook, e in genere tutti i social, sono considerati una sorta di virtuale agorà postmoderna, sia polis/città che oikos/casa, aperti a ogni ora del giorno, senza confini spazio-temporali, senza (apparenti) distinzioni anagrafiche e sociali.

Ma comunichiamo davvero di più tramite Facebook? Secondo lo studioso statunitense Eli Pariser, che ha esposto le sue tesi nel libro “The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You” (La bolla di filtraggio: cosa Internet ti sta nascondendo), gli utenti di Internet – in particolare quelli dei social – vengono esposti molto marginalmente a punti di vista diversi dai propri e sono “isolati nella propria bolla” di informazioni.

Infatti, a loro insaputa, gli utenti rimangono chiusi nel loro mondo di idee, nella propria sterile “bolla di filtraggio”, così definita da Wikipedia: “Il risultato del sistema di personalizzazione dei risultati di ricerche su siti che registrano la storia del comportamento dell’utente. Questi siti sono in grado di utilizzare informazioni sull’utente (come posizione, click precedenti, ricerche passate) per scegliere selettivamente, tra tutte le risposte, quelle che vorrà vedere l’utente stesso. L’effetto è di escluderlo da informazioni che sono in contrasto con il suo punto di vista, isolandolo in tal modo nella sua bolla culturale o ideologica. Esempi importanti sono la ricerca personalizzata di Google e le notizie personalizzate di Facebook”.

Le intelligenze artificiali che gestiscono i principali social network propongono quindi all’utente solo quello che ritengono possa piacergli o interessarlo, escludendolo di fatto da ogni esposizione a idee nuove e distanti dalla sua percezione del mondo, quelle che potrebbero invece arricchirlo e favorire nuovi scambi. Eli Pariser evidenzia infatti che il potenziale difetto della ricerca filtrata è che “ci taglia da nuove idee, argomenti e informazioni importanti” e “crea l’impressione che i nostri stretti interessi siano tutto ciò che esiste”; realtà che è negativa sia per i singoli individui che per la società, nel suo insieme.

Il ricercatore avverte infatti che “algoritmi invisibili che modificano il web” potrebbero “limitare la nostra esposizione a nuove informazioni e restringere la nostra mentalità”; inoltre gli effetti negativi delle bolle di filtraggio ricadono anche nella società, in quanto sono capaci di “indebolire il discorso civico” e rendere le persone più vulnerabili a “manipolazioni e propaganda”.

Eli Pariser

Pariser conclude così: “Un mondo costruito su ciò che ci è familiare è un mondo dove non c’è nulla da imparare, poiché c’è un’invisibile auto-propaganda che ci indottrina con le nostre idee”.

Il fenomeno della “bolla di filtraggio” è simile a quello del “Paradosso della Rilevanza”: che capita spesso quando persone o intere organizzazioni cercano un’informazione che è inizialmente percepita come importante, ma che in realtà è inutile o solo parzialmente utile, e contribuisce però a scartare informazioni percepite come irrilevanti, invece realmente utili.

Il Paradosso della Rilevanza si verifica soprattutto perché la reale importanza di un particolare fatto o concetto risulta evidente solo dopo che esso è diventato noto. Prima, l’idea di tenere in considerazione un dato o un’informazione viene appunto viziata da un errore di percezione o di irrilevanza.

Compito fondamentale di tutti i formatori ed esperti della comunicazione (docenti e giornalisti in primo luogo) è quello allora di segnalare agli utenti meno consapevoli l’esistenza di queste pericolose trappole comunicative. È bene sapere che nella Rete non è tutto oro quello che luccica: a volte una chiacchierata dal vivo può essere più feconda di uno pseudo-dibattito su Facebook e/o di cento Mi piace.

Maria D’Asaro

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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